Coronavirus, proroga a migliaia di supplenti non è “interesse generale”? Lettera


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inviata da Martina Dorato – Esimio Dottor Bruschi, come potrà intuire dall’orario in cui mi trovo a scrivere questo post, stasera non riesco proprio ad appoggiare la testa sul cuscino e a riposare.

Sto ripensando alla risposta che ha dato ad un mio collega che, facendo riferimento all’articolo 121 del decreto del 17 marzo, chiedeva se questo potesse avere valore retroattivo. Lei ha risposto che non è possibile.
Approfittando della “mancanza di sonno” mi sono cimentata in una piccola ricerca.
“In campo sanzionatorio una legge non può essere retroattiva. Quando una legge comporta conseguenze sanzionatorie vige il principio dell’irretroattività: non si possono considerare reati comportamenti che nel momento in cui avvenivano erano perfettamente leciti in quanto non vietati da alcuna norma.  Ad esempio, per restare nell’ambito dell’emergenza covid, non può essere punita una persona che il 5 marzo usciva dai confini della sua città per andare a prendere un caffè nella città vicina.
Tuttavia, al di fuori del campo sanzionatorio, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali NON ESCLUDE radicalmente la possibilità della retroattività quando sussistano esigenze di ordine pubblico o addirittura “motivi imperativi di interesse generale” (sarà mica il caso di migliaia di supplenti che a partire dal 5 marzo hanno assistito al “rientro in servizio” dei titolari che, non dovendo andare a scuola fisicamente, non avevano più bisogno di produrre certificati medici?!).
Il principio secondo cui una legge non dispone  che per l’avvenire, essendo privo di rango costituzionale, PUÒ ESSERE DISCREZIONALMENTE DEROGATO dal legislatore ordinario. Pertanto il legislatore può ritenere opportuno estendere gli effetti di una legge anche al passato (ad es. aumenti di stipendio con decorrenza retrodatata), addirittura, sono retroattive le leggi più favorevoli al reo (art. 2 c.p.).
“Il principio di irretroattività è per il legislatore statale meramente direttivo ed AMMETTE DEROGHE, sia pure in presenza di adeguate ragioni giustificatrici.” (che nel caso del decreto del 17 marzo sembrano non mancare data la gravissima situazione in cui ci troviamo).
Alla luce di ciò, mi permetto di esprimere un parere personale: la possibilità di dare valore retroattivo all’articolo 121 del decreto del 17 marzo 2020 va ricercata nella ratio legis (Decreto “CURA ITALIA”) che ha portato alla stesura del decreto stesso nonché nella occasio legis ossia nella ragione storica, contingente che ne ha determinato la necessità.
Attendo fiduciosa una sua risposta che, sono certa, arriverà.
Con stima,
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