Coronavirus, gite scolastiche all’estero. Alcuni Presidi cauti: con un raffreddore non si parte

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Non si arrestano i dubbi riguardanti le gite scolastiche per l’emergenza sanitaria da coronavirus. Su Leggo il parere di alcuni dirigenti scolastici.

In questi giorni gli istituti scolastici si ritrovano a decidere se far partire o meno i ragazzi per i viaggi di istruzione all’estero. Più che il contagio, i presidi temono i problemi che si potrebbero incontrare presso gli aeroporti internazionali.

A far propendere per lo stop delle gite scolastiche sono anche gli eventuali disagi che potrebbero nascere per i costi sostenuti dalle famiglie degli studenti, specialmente se si tratta di viaggi all’estero.

Se pensiamo poi allo stage all’estero in cui vengono coinvolti i ragazzi dei licei linguistici e degli istituti tecnici per il turismo i costi sono molto più alti: gli studenti partono per due o tre settimane e la spesa va dai mille ai 1300 euro. Non si tratta di allarmismi legati al contagio ma di rischi legati alle penali per i viaggi annullati. I dirigenti scolastici stanno monitorando la situazione giorno per giorno, per capire come muoversi” così ha spiegato Agostino Miele, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi di Milano.

Con un raffreddore non si parte. Non blocchiamo le gite ma non possiamo neanche rischiare che qualcuno abbia la febbre all’estero. Quindi chi sta male resta a casa. Per questo abbiamo attivato una assicurazione sui viaggi di istruzione che vada a coprire le spese di partenze annullate dai singoli studenti” ha affermato a chiare lettere Tiziana Sallusti dirigente di un istituto scolastico di Roma.

Per il momento non ci sono linee precise riguardo i viaggi di istruzione, ma il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Angelo Borrelli ha riferito recentemente che si valuteranno le misure adeguate con il ministero della salute.

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