Coronavirus, Preside Centemero: scuola punto di riferimento per studenti, docenti riacquistano prestigio sociale

di Ilenia Culurgioni

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Elena Centemero, Dirigente scolastica dell’Istituto d’istruzione superiore “Ezio Vanoni” di Vimercate, ci racconta in un’intervista la nuova scuola nell’emergenza sanitaria.

“Con la nuova ordinanza regionale le attività didattiche in Lombardia sono sospese fino al 15 di aprile. In particolare il punto 7 dell’ordinanza n. 515 del 22 marzo 2020 afferma che ‘Per quanto concerne le amministrazioni dell’istruzione e della ricerca, si considerano servizi essenziali e di pubblica utilità le attività delle istituzioni universitarie finalizzate allo studio scientifico-sanitario di soluzioni per il superamento dell’emergenza epidemiologica, nonché i servizi connessi alla formazione a distanza delle scuole e delle Università’ – spiega Centemero -. Così come è rilevante della stessa ordinanza il punto 1 in cui si ordina: ‘La sospensione dell’attività amministrativa in presenza presso le rispettive sedi e uffici decentrati delle amministrazioni pubbliche, nonché dei soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità per i quali sia assolutamente necessaria e imprescindibile la presenza fisica nella sede di lavoro’. In questo caso, possiamo, come già stiamo facendo dalla scorsa settimana, svolgere le attività con il lavoro agile. Nel momento in cui vi è una necessità quindi si torna a scuola: la scuola sostanzialmente è aperta. Al momento l’urgenza maggiore è rendere sistematica l’attività didattica a distanza”.

Ora è quindi importante mettere gli studenti nella condizione di poter raggiungere il giusto livello di conoscenze e competenze

Esatto, anche se siamo stati invitati a ridefinire gli obiettivi minimi e gli obiettivi di questo anno scolastico sia in termini di conoscenze che di competenze. Il Ministero chiede poi una riprogrammazione. Al termine dell’attività didattica farò compilare una relazione che tiene conto di tutta la riprogrammazione che viene fatta in questo periodo. Ciò che è interessante è la grande responsabilità dei docenti. Ho degli insegnanti che si sono attivati, nella maggior parte dei casi, tantissimo con la didattica a distanza.

Cosa sta emergendo tra i ragazzi da questa nuova attività a distanza?

I ragazzi sono presenti e stanno sviluppando un attaccamento forte verso la scuola. La scuola è diventata un punto di riferimento essenziale per le famiglie e per gli studenti. E’ come se i docenti stessero riacquistando quel prestigio sociale che avevano perso. Siamo diventati veramente dei punti di riferimento per i ragazzi. Non vedono l’ora di fare lezione, entrare nella piattaforma, relazionarsi fra di loro e con i docenti. Questo è un aspetto molto positivo. Ci sono sicuramente delle difficoltà e non dobbiamo nasconderci.

Quali sono le principali difficoltà?

Le difficoltà maggiori sono legate alla connettività, alla disponibilità di device. Ci sono delle famiglie per esempio in cui si è in quattro e si ha un solo computer. Oggettivamente ci sono delle criticità, ma ciò che mi sta colpendo è che i ragazzi hanno capito l’importanza della scuola e quindi si attivano, lavorano. Una docente mi racconta che i ragazzi chiedono di lasciare attiva la classe virtuale perché vogliono parlare tra di loro. I ragazzi vogliono vederci e hanno bisogno della nostra presenza.

I ragazzi cercano quindi nella scuola un appoggio?

La scuola sta riacquistando quello che è stato nel tempo: essere un punto di riferimento forte per la società. Noi in questo momento abbiamo un’importanza particolare: formiamo a 360° i ragazzi, non solo in termini di competenze ma anche dal punto di vista umano. Tra l’altro io ho lasciato attivo lo sportello d’ascolto della psicologa, è accessibile online. I ragazzi via Skype ogni giovedì fino alla fine dell’anno scolastico possono avere un supporto e come loro anche le famiglie e i docenti.

E’ cambiato secondo Lei il rapporto scuola-famiglia?

Sta nascendo una fiducia nuova, un rapporto nuovo tra scuola e famiglia: questo ci aiuterà tantissimo per quest’anno scolastico ma anche in futuro.

La didattica a distanza proseguirà in futuro?

E’ una didattica completamente diversa, molto positiva, che non dobbiamo abbandonare. Ovviamente è importante la presenza, ma quello che abbiamo imparato dobbiamo tesaurizzarlo perché stanno emergendo delle tipologie di attività e di valutazione nuove, che stanno facendo emergere i talenti dei ragazzi. Emergono certo anche quelli che non vogliono lavorare, ma sono pochissimi.

Come si sta svolgendo l’attività a distanza?

Ho voluto che si rispettasse l’orario scolastico. Mi sono consultata con la psicologa della scuola e un’altra: mi hanno detto che la scuola deve essere normalità. Bisogna mantenere la normalità in una situazione di anormalità. E’ importante per i ragazzi che ci sia una ritualità. Ho deciso perciò che si rispettasse l’orario scolastico. I ragazzi non stanno 6 ore a fare lezione. L’ora di 60 minuti è composta da una parte di lezione vera e propria e poi si conta il tempo che i docenti e i ragazzi devono avere per connettersi e disconnettersi e per il riposo della vista. Le lezioni durano da 40 a 45 minuti, il quarto d’ora serve a connettersi e disconnettersi e a svolgere la parte burocratica. Non tutte le ore sono in streaming, in media sono tre/quattro ore, che io chiamo spazi. Per esempio nella prima ora di lezione, che non c’è streaming, i docenti mettono dei materiali, degli esercizi, dei compiti che i ragazzi devono fare autonomamente o delle attività come parti di film, poi nella lezione online vengono ripresi. Le attività sono sincrone e asincrone, ho preparato una circolare per dare delle indicazioni precise.
Ma comunque la cosa fondamentale che emerge dalla didattica a distanza è, come ho detto, la centralità della scuola. Mi viene in mente il verso di Ungaretti: “Non sono mai stato così tanto attaccato alla vita”. Ecco, vedo l’attaccamento degli studenti alla scuola, a ciò che dà normalità alla loro vita in questo momento, che dà un ritmo. La scuola in questa situazione è in prima linea come i medici e gli infermieri. I medici e gli infermieri sono straordinari, ma anche la scuola ha un ruolo importantissimo ora: sta tenendo insieme i ragazzi di questo Paese, sta aiutando le famiglie. Non può che uscirne un bene da tutto questo.

Sugli Esami di Stato si attendono delle indicazioni dal Ministero. Cosa dice ai suoi studenti?

Io dico loro che gli Esami ci saranno. La forma la vedremo a seconda del diffondersi dell’epidemia. La commissione dovrebbe essere tutta interna perché ogni scuola ha lavorato nelle proprie possibilità. Se ci saranno prove scritte, devono essere scelte dalla commissione, devono essere interne.

Fondamentale è quindi capire se si riuscirà a tornare a scuola a maggio

Io non credo. Mi auguro si torni a maggio, ma poi penso: ce li vediamo i ragazzi che vengono a scuola tutti insieme sui pullman?

Si è pensato agli Esami in modalità telematica o a un loro rinvio a settembre?

Rinviare gli esami a settembre significa presupporre che durante l’estate ci sia una normale attività didattica. Io credo che quest’anno debba essere concluso così: fare gli esami anche a fine giugno/luglio, però abbastanza difficilmente si tornerà a scuola. Penso ai miei 200 studenti nei corridoi, non ci può essere la distanza di sicurezza di un metro l’uno dall’altro. Se la situazione a maggio sarà molto meglio, si potranno fare gli esami, se no semplicemente avere un colloquio serio può essere una soluzione.

State svolgendo delle attività differenziate con gli studenti dell’ultimo anno?

No, stiamo facendo una normale attività didattica, con attenzione verso i ragazzi di V. All’interno delle tipologie di verifica abbiamo inserito un project work e l’elaborato di Pcto. Otre a questo faremo delle prove di livello sulle materie fondamentali, quindi per italiano, matematica, inglese e materie di indirizzo. Le prove le avevamo già ipotizzate per maggio e le faremo infatti intorno al 15 maggio per certificare le competenze degli studenti sulle materie fondamentali. Il messaggio che voglio passi ai ragazzi è che l’esame ci sarà e sarà serio, anche se fossero delle prove a livello locale, cioè scelte dalle commissioni e lo stesso sarà per ciò che riguarda il colloquio. E poi penso che questa situazione che stiamo vivendo sia già una grande prova di maturità e responsabilità per gli studenti.
Sugli esami online penso che ci sia una grande disuguaglianza in tutti i territori tra centro e periferia soprattutto: non tutti hanno gli strumenti. Su questo si dovrà lavorare e migliorare. Io utilizzerò i fondi assegnati alla scuola per la formazione, per far fare ai docenti appunto della formazione sull’uso della piattaforma online che ho implementato.

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