Coronavirus, On. De Lorenzo: la scuola e i docenti al tempo della pandemia

Ufficio stampa On.le De Lorenzo –  Italia, interno aula, un martedì mattina di marzo del 2020: regna un silenzio inedito scandito da un tempo senza orologio né campanelle che segnano la fine della lezione di italiano e l’inizio dell’ora di matematica.

Per tutti, docenti e studenti, è cominciata una storica “lezione di vita” che ha stravolto le nostre abitudini costringendoci a cambiarle per fronteggiare un nemico sconosciuto e invisibile, che ha distrutto la dimensione sociale dello stare insieme spezzando ogni legame umano, ogni contatto fisico che può potenzialmente rivelarsi vettore del Covid19.
Nel Paese delle donne e degli uomini come Enea che portò in salvo sulle spalle Anchise il vecchio padre malato e paralizzato, che protesse il figlio Ascanio terrorizzato dalle fiamme dell’incendio di Troia, come Virgilio che guidò Dante verso la salvezza attraversando “la selva oscura”, come Margherità Hack che ha scoperto le stelle, “stella” ella stessa, insignita di Nobel, senza mai sentirsi prima della classe, in questo Paese di nani seduti sulle spalle di questi giganti e di migliaia di altri che hanno costruito la cultura e la bellezza italiana la cui storia  i docenti trasferiscono ogni giorno nelle aule di scuola, si è interrotto il “miracolo” dell’insegnamento che solo l’incontro fisico, empatico tra il maestro, promotore della costruzione collettiva della conoscenza, e l’allievo può realizzare. Lo affermava bene Socrate nel Simposio: insegnare non è donare e apprendere non si riduce alla ricezione passiva di contenuti.
Ai tempi del coronavirus le lezioni sono interrotte per garantire il prioritario costituzionale diritto alla salute dei cittadini in forza di vincolanti prescrizioni governative che hanno disposto la sospensione delle attività didattiche. Lo dice chiaramente il Ministero dell’Istruzione in una Faq pubblicata sul sito “La sospensione delle attività didattiche comporta l’interruzione delle sole lezioni. Pertanto, le scuole rimarranno aperte e i servizi erogati dagli uffici di segreteria continueranno ad essere prestati. Il Dirigente Scolastico e il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) sono tenuti a garantire il servizio ed eventuali assenze devono essere giustificate”.
Ne consegue che l’attività didattica on line, non contrattualizzata né disciplinata se non nei casi di didattica domiciliare per gli alunni affetti da patologie, attraverso un iter complesso che coinvolge anche gli organi collegiali, non rientra nell’attività didattica ordinaria ed è svolta su base volontaria dai docenti le cui lezioni sono sospese, anzi interrotte, per disposizione governativa.
In questa fase di grave emergenza sanitaria per il nostro Paese che fa i conti con un bollettino quotidiano di contagi e decessi, affrontata dal Governo presieduto da Giuseppe Conte con interventi di portata straordinaria volti a contrastare la diffusione del contagio e a dare ossigeno ad un tessuto sociale ed economico stretto nella morsa del virus, il mio plauso va ai docenti italiani che non hanno mai interrotto i contatti con gli studenti e le loro famiglie, utilizzando ogni strumento tecnologico disponibile per stare accanto ai loro allievi, smarriti ed increduli di fronte ad una guerra in cui ciascuno è chiamato a fare la sua parte. Con profondo senso di responsabilità e grande professionalità tengono strette le trame della relazione affettiva attraverso gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione per prendersi cura dell’altro, per affrontare e superare insieme la paura, l’incertezza, l’isolamento sociale procurato da un virus in molti casi letale.
Prendersi cura delle emozioni dei giovani, interpretarle attraverso il filtro dell’esperienza e della razionalità rappresentano la più importante lezione di vita che i docenti italiani possano offrire ai loro studenti affinché non restino intrappolati in una situazione di panico. La possibilità di condividere il vissuto dell’altro, mettendo a sistema un’esperienza unica nella storia repubblicana, alimenta quella tensione affettiva  emotiva e autentica, capace di creare emozioni che si trasformano in significati, nozioni e conoscenza.
Tacciano ora più che mai i dibattiti infiniti sulla flipped classroom sulle soft skill, sulle inverted classroom, moltiplicati chiassosamente da burocrati senz’anima che guidano in direzioni fantasiose l’offerta formativa della scuola suggerendo metodologie didattiche, strategie educative e, persino, strumenti di valutazione esclusivamente computer based  in barba al libertà di insegnamento garantita dall’art. 33 della Costituzione che il D.lgs 165/2001 non ha cancellato (e come avrebbe potuto senza violare la gerarchia delle fonti).
La didattica a distanza svolta su base volontaria si avvarrà di strumenti di supporto messi a disposizione della scuola, ma attiene alla funzione docente la scelta delle azioni didattiche e nessun obbligo di firma né di registrazione delle presenze degli alunni nel periodo di interruzione delle lezioni può essere richiesto nel mondo virtuale. Il peso insostenibile della burocrazia logorante non opprima anche in questi giorni così difficili per il nostro Paese l’attività dei docenti che, attenendosi esclusivamente ad un obbligo etico, hanno deciso di restare al fianco dei loro alunni sperimentando l’unico surrogato di alleanza fra società, scuola e famiglia possibile ai tempi della pandemia.
Uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, nell’illustrare l’articolo 34 della Costituzione dedicato alla scuola e all’istruzione, sosteneva che per mantenere la democrazia “la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale”.
 E’ a scuola, intesa come luogo fisico di incontro di persone, che si impara a convivere con gli altri  e a confrontarsi con idee diverse; è la scuola il luogo in cui la politica riassume il suo valore originario di mediazione dei conflitti, il luogo in cui l’inclusione “accade” in modo naturale. Ed è l’aula, intesa come spazio fisico riempito di cattedre sbilenche e banchi rotti il luogo in cui, l’uno accanto all’altro, gli studenti sperimentano la socialità , la convivenza civile.
E’ solo nello spazio fisico delimitato dalle mura scrostate dell’aula, ma rese straordinariamente magiche dai cartelloni  degli alunni, che la democrazia si realizza perché è solo in questo luogo che il diritto allo studio è garantito ad ogni cittadino, senza distinzione alcuna, e la scuola diventa veramente “aperta a tutti” (Art. 34 Cost.) e non lascia a casa nessuno, nemmeno l’alunno senza pc o senza device.
In un momento così difficile per il Paese restiamo uniti  nei valori della Costituzione, ognuno faccia la sua parte rispettando le direttive sanitarie del governo a cominciare dall’autoisolamento. Presto  la “scopa” di manzoniana memoria  ci abbandonerà e torneremo a vivere più consapevoli dei nostri limiti, ma forti della nostra Umanità.

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