Coronavirus non ferma cyber-bullismo: insufficienze e conseguenze per famiglie anche con didattica a distanza

di Giuseppe Sferrazzo

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In questi giorni ci stiamo riscoprendo tutti molto più deboli e fragili di quanto avessimo potuto immaginare. Eppure, nonostante le nostre vite private, le attività professionali e i nostri ritmi, sono letteralmente sconvolte dall’emergenza COVID-19 e stiamo scoprendo la Rete Internet come una straordinaria risorsa, c’è chi ancora la usa per il suo potenziale negativo.

Il cyber-bullismo, fenomeno già noto e tristissimo, così come la violenza sul web non si fermano.

Proprio qualche settimana fa, quelle stesse piattaforme digitali che stanno permettendo, con grande impegno da parte di tutti, docenti e studenti, lo svolgimento delle attività didattiche, sono diventate scenario di violenza e campo fertile per gli “haters” (coloro che seminano odio e discordia tramite i canali digitali).

In alcuni Istituti della provincia di Milano, proprio attraverso le piattaforme online, alcuni studenti hanno insultato e riempito di volgarità le chat; ovviamente le attività sono state sospese e secondo procedura sono state avvisate le Autorità competenti.

Così come, in tutta Italia, si moltiplicano le segnalazioni di oscenità e incitamento all’odio, che hanno luogo nelle chat e nei gruppi WhatApp creati dagli studenti per scopi didattici.

Cosa cambia da un punto di vista giuridico per i casi di cyberbullismo in questo momento di emergenza

Purtroppo, quello che molti non sanno, soprattutto famiglie e giovani haters, è che in questa fase di “didattica a distanza”, per i reati di cyberbullismo non cambia assolutamente niente. La legge 71/2017che ha chiarito e formalizzato tutta una serie di “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” e che lo ha definito istituzionalmente per la prima volta come una forma di prepotenza virtuale attuata attraverso l’uso di internet e delle tecnologie digitali, continua ad essere assolutamente valida anche in questi giorni.

Infatti da un punto di vista giuridico le piattaforme usate per le videochiamate o videoconferenze sono equiparati a “luoghi frequentati e aperti al pubblico”; vale quindi la stessa giurisprudenza già definita in ambito canali Social. In più, quello che è necessario ricordare è che, in questi luoghi virtuali che hanno lo stesso valore dei luoghi “pubblici”, i docenti continuano ad essere “pubblici ufficiali”; la distanza in questo caso non cambia le norme! E’ chiaro che le offese e le oscenità online, rivolte contro gli insegnanti, determinano una conseguente denuncia con la possibilità di una grave accusa per il reato di oltraggio a Pubblico ufficiale.

Non meno gravi, ovviamente, sono tutti gli atteggiamenti ingiuriosi e violenti rivolti verso i compagni di “aule virtuali” oppure i frequentatori di Social network, che possiamo raccogliere sotto la denominazione molto ampia di cyber-stalking. Anche se l’odio non si rivolge a dei “pubblici ufficiali” ma ad altri adolescenti, il reato non è meno grave… anzi le stesse famiglie ne vengono coinvolte.

Conseguenze per le famiglie

Per gli atteggiamenti di cyber-bullismo, che possono avere un forte impatto sociale, anche le famiglie e i genitori sono coinvolti nel contrasto e nella prevenzione e, chiaramente, anche nelle conseguenze giuridico-amministrative.
Se i ragazzi sono minorenni, dai 14 anni sono sentiti dalle Autorità competenti e chiamati a rispondere in sede penale dei fatti commessi. Da un punto di vista della responsabilità civile si fa riferimento alla cosiddetta “culpa in educando”, sancita dall’articolo 2048 del Codice di Procedura Civile, che sposta sui genitori la responsabilità di rispondere civilmente per i danni “causati” dagli atteggiamenti dei ragazzi. Nella culpa in educando rientra, secondo alcune recenti sentenze del 2018 e del 2019 di vari Tribunali per i Minorenni, anche la carenza educativa che si manifesta come “mancata educazione all’uso corretto ed etico delle tecnologie”. Quindi le famiglie hanno un ruolo determinante per contrastare questo odioso fenomeno, soprattutto in questa fase storica ben precisa, nella quale siamo confinati a casa, è possibile dedicare del tempo “di qualità” alle relazioni con i propri ragazzi.

Le sanzioni disciplinari per gli atti di cyberbullismo

Ricordiamo che ogni Istituto scolastico sul territorio nazionale, di ogni ordine e grado, si è dotato in questi ultimi anni, durante i quali la sensibilità anche da un punto di vista normativo è aumentata, di un regolamento interno per la gestione dei casi di cyber-bullismo e cyber-stalking che riguardano l’ambito scolastico.

Le sanzioni per gli studenti possono essere svariate e anche molto importanti: insufficienze in condotta, sospensioni e bocciature, fino all’espulsione nei casi più gravi.

E per arrivare a questo non ha importanza che gli atteggiamenti violenti siano prodotti sui canali interni di una piattaforma, in realtà anche le offese su un qualsiasi Social rivolte a un insegnante, seppur fuori dall’orario scolastico, possono avere delle conseguenze sul curriculum del giovane, come stabilito nel 2018 da una sentenza del TAR di Napoli.

Conclusioni

Per il mondo della Scuola è fondamentale non abbassare la guardia, proprio in questo momento particolare. E’ vero che l’emergenza Coronavirus ha messo in evidenza anche altri problemi e la didattica è la priorità.

Nonostante tutto è importantissimo non abbassare la guardia proprio relativamente alle attività di informazione, sensibilizzazione e formazione di tutti gli attori protagonisti del “sistema- Scuola”.

E’ fondamentale non trascurare le linee direttive della legge 71/2017 per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo e, nonostante le criticità che la nuova didattica a distanza sta riscontrando e affrontando, sarebbe opportuno prevedere prima della fine dell’anno scolastico, delle attività formative e informative rivolte ai giovani studenti.
Questo perché, anche in un momento “caratterizzato” dalla didattica a distanza il sistema scolastico deve prevedere azioni preventive ed educative e non solo sanzionatorie, sullo scottante tema del cyber-bullismo.

Il rischio è che, tale odiosa pratica, possa uscire rafforzata dal lungo periodo di isolamento sociale che stiamo affrontando tutti; per molti giovani potrebbe essere caratterizzato da un rafforzamento e da una reiterazione dei comportamenti disfunzionali, aggressivi e offensivi.

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