Coronavirus: nessuna necessità di allungare anno scolastico, insegnanti sanno come garantire qualità. Lettera

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inviata da Giovanni Panunzio – Gentile d.ssa Ascani, insegno in un istituto secondario di II grado. Ho sentito il suo intervento alla trasmissione radiofonica Rai “Zapping” del 5 marzo scorso.

La risposta che ha dato al conduttore Giancarlo Loquenzi sulla ventilata
rimodulazione del calendario scolastico italiano mi trova d’accordo: mi
riferisco al fatto che troppe interruzioni lunghe disabituerebbero allo
studio e alla concentrazione. La scansione delle nostre lezioni e delle
nostre vacanze va bene così.

Aggiungo, e mi permetto di farle notare, un’ulteriore criticità: il
clima. Se è vero che in Europa i vari calendari sono diversi dal nostro
– sia perché gli altri Stati celebrano altre festività (a parte Natale e
Pasqua), sia perché le temperature permettono alcune differenziazioni –
in Italia già a maggio, specialmente nel meridione e nelle isole,
comincia a farsi sentire il caldo umido e afoso che caratterizza lo
Stivale per la peninsularità e la collocazione più a sud: situazioni che
trasformano le aule scolastiche in vere e proprie saune. Forse coloro
che non “frequentano” giornalmente gli ambienti scolastici non
considerano ciò, non lo percepiscono. Per non parlare del mese di
settembre che, a volte, è cocente alla stregua dei mesi precedenti.
Infatti, come saprà, un tempo le lezioni iniziavano a ottobre dovunque;
a meno che ora il Governo non voglia dotare di condizionatori d’aria, o
meglio inverter, tutte le classi di tutte le scuole. Dal punto di vista
economico la vedo in salita.

Colgo l’occasione per riflettere un attimo con lei sui programmi e sui
200 giorni effettivi di lezione. A tal proposito, la media europea è al
di sotto dei 190 giorni, come riporta ad esempio “Il Sole 24 Ore”

Riguardo i contenuti, invece, è dal 2012 (se ricordo bene) che i
programmi non esistono più, a seguito dell’introduzione delle
“Indicazioni nazionali”.

Probabilmente molti colleghi non ne sono ancora
coscienti. Docenti e famiglie, quindi, non devono avere alcun motivo di
preoccupazione se cause di forza maggiore motivate aumentano le
settimane di stop: la programmazione può essere rimodulata in qualsiasi
momento, in base alle esigenze della collettività scolastica e,
naturalmente, a discrezione degli insegnanti: onde avvantaggiare la
qualità dell’istruzione, non la quantità.

Da parte mia attiverò ogni iniziativa a distanza adeguata per mantenere il contatto con le studentesse e gli studenti, e non far pensare loro che sono stati dimenticati.

Con cordialità

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