Coronavirus, nella fase 2 una giornata in aula e quattro con didattica a distanza. Lettera


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inviata da Cav. Prof. Pellegrino De Rosa – Appare chiaro che, nella cosiddetta “fase-B”, ovvero, in assenza di vaccino e di una immunità di gregge consolidata, non si potrà ritornare nelle aule con le stesse modalità con cui si è svolta l’attività didattica fino a prima dell’epidemia.

E ciò non solo perché non si potrebbe garantire le distanze di sicurezza di almeno un metro, ma anche perché, in base ai miei calcoli empirici, in un’aula di ampiezza media e con 25 studenti, in 5 ore i presenti respirerebbero la stessa aria almeno 20 volte.

In tali condizioni, il rischio di infezione, sia per gli studenti sia per docenti e ata, sarebbe davvero troppo elevato.

Tra l’altro, l’Istituzione scolastica, come “datore di lavoro”, ha anche l’obbligo di mettere i propri dipendenti in completa sicurezza.

Per tali motivi, una possibile soluzione, per ogni sezione di cinque classi, potrebbe essere la seguente:

a) Si divide la classe, supponiamo di 25 perone, in 5 gruppi da 5;
b) Si sistema ogni singolo gruppo in una delle cinque aule del corso;
c) Ogni gruppo segue, contemporaneamente agli altri, un docente diverso;
d) A fine ora, i docenti, secondo l’orario di quella giornata, passano in una delle altre aule.
e) Supponendo che il corso di studio preveda 10 materie, si alterneranno insegnamenti diversi ogni 2 settimane.

In questo modo, ogni settimana, la classe farà una sola giornata di lezione in aula e le altre 4 tramite DAD.

Si manterrà un minimo di contatto sociale, si potranno effettuare le attività laboratoriali, e il resto si farà a casa, con la modalità flipped classroom.
Tutto ciò, ovviamente, nell’attesa che si passi presto alla “fase-C”, nella quale, grazie ai vaccini, si potrà finalmente avere la ripresa completa.

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