Coronavirus, Miozzo (CTS): “Il lockdown a novembre non è come a marzo, vi spiego perché”

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”Ci prepariamo a un’intensificazione delle misure visto l’aumento dei contagi e dei ricoveri anche se non abbiamo avuto il tempo di valutare l’impatto degli ultimi provvedimenti, che si misura in 2-3 settimane”. Così, al Fatto Quotidiano, Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico.

“Il Cts non chiede e non decide l lockdown – precisa -. Deve dare valutazioni tecniche collegate a indici epidemiologici e allo stress sul sistema ospedaliero e territoriale. La valutazione spetta al governo, riguarda anche l’economia, la sicurezza, la mobilità, l’accesso ai servizi essenziali. In ogni caso, serve una gestione centralizzata, mentre le Regioni agiscono con parametri diversi”.

”Il lockdown come a marzo-aprile è la soluzione più semplice – spiega Miozzo –. Paralizzi il Paese e puoi sperare che in 3-4 settimane la catena di trasmissione si interrompa o si attenui. Ma quando l’abbiamo fatto si andava verso l’estate: ora siamo a novembre, arriveremmo in condizioni meno stressanti a dicembre ma all’inizio della stagione influenzale, con la popolazione chiusa in casa, magari per poi  affrontare il periodo natalizio come l’estate nella logica del ‘liberi tutti’ che coinciderebbe con il desiderio di ritorno alla normalità e
gli stessi errori. Tutti sulle piste da sci e a febbraio saremmo nella stessa condizione”.

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