Coronavirus, la scuola non è luogo di contagio: docenti e studenti si contagiano come il resto della popolazione. Studio

Stampa

Uno studio pubblicato su Nature mostra quelli che sono i luoghi in cui si diffonde maggiormente il coronavirus. La scuola non viene elencata fra quelli a più alto rischio, anzi docenti e studenti si contagerebbero quanto il resto della popolazione.

Lo studio prende in considerazione aree molto diverse fra loro, dall’Australia agli Stati Uniti, a partire dalle settimane in cui è stata riaperta la scuola e da nessun Paese sarebbero giunti segnali negativi.

Viene citata anche l’Italia (65.000 scuole), e viene evidenziato che le precauzioni adottate hanno funzionato, i focolai estesi sono stati rari, i contagi tra docenti e ragazzi non sarebbero risultati essere molto diversi da quelli della popolazione generale.

Viene poi riportato il caso dell’Università dell’Illinois di Urbana-Campaign. Qui dalla riapertura studenti, docenti e tutto il personale si sottopongono periodicamente a un test rapido salivare (circa 2-3 volte alla settimana).

Sottolineiamo che il risultato dello studio sopra citato, per il caso specifico dell’Italia, è sostanzialmente sulla stessa linea del biologo dell’Università di Philadelphia, Enrico Bucci. “Se le scuole fossero luogo di contagio dovremmo osservare nella fascia di età scolare una curva epidemiologica diversa rospetto alle altre“, ha affermato il biologo durante una diretta di Orizzonte Scuola tv. “Dentro la scuola si vede un estratto di quello succede nel resto della società – ha aggiunto -. Da quando sono state aperte le scuole a quando sono state chiuse le curve epidemiologiche non sono cambiate”.

Stampa

L’Eco Digitale di Eurosofia, il 14 dicembre segui la Tavola rotonda:“Didattica a distanza e classe capovolta – Ambienti di apprendimento innovativi”