Coronavirus, la scuola è in prova in questo periodo. Lettera

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di Paola Mara De Maestri – Stiamo vivendo un momento storico di grande impatto a livello globale, che sicuramente lascerà un solco indelebile nelle nostre esistenze.

Un fenomeno “invisibile” che serpeggia nell’aria e si manifesta improvviso, violento ed invalidante quanto una guerra.

La nostra salute è messa seriamente a repentaglio, l’economia sta subendo un’ importante caduta, tutto è fermo.

La nostra frenetica vita ha subito un drastico rallentamento.

Tutte le manifestazioni sportive e le iniziative culturali che comportano una presenza fisica sono spente, non si può dire però che con un po’ di buona volontà non si riesca ad accedere allo sport e alla cultura dalle nostre case, con tutte le possibilità che ci vengono fornite dall’informatica.

Si può anche leggere un libro, ascoltare la musica, vedere qualche documentario interessante, giocare con i propri figli.

Dobbiamo approfittare di questo periodo di apparente immobilità per ricostruire un tessuto familiare più coeso, mettere in atto una serie di riflessioni sui dibattiti che hanno animato gli ultimi decenni, come i nostri irrefrenabili comportamenti egoistici nei confronti del prossimo e dell’ambiente.

Proprio in questa situazione drammatica abbiamo visto molte persone, tra cui tanti ragazzi, non avere a cuore il bene comune, dimostrando scarso senso civico considerando poco le norme stabilite per contenere la diffusione del Coronavirus.

La scuola, come comunità educante, oggi più che mai è chiamata ad assolvere ai suoi irrinunciabili compiti in sinergia con le famiglie. In questo frangente l’importanza della collaborazione con i genitori, nel rispetto dei ruoli, è fondamentale.

Data la situazione molto delicata l’unica modalità di comunicazione tra scuola e famiglie è l’approccio informatico.

La scuola vive in perenne movimento, non ci sono più orari o giorni di festa, nel momento del “tutto fermo” è molto attiva.

Non c’è riposo, tutti impegnati nel restare aggiornati sugli sviluppi sanitari e lavorativi, ad individuare strategie migliori per raggiungere tutti gli utenti. Bisogna tenere conto delle tante problematiche che si sommano e possono creare disorientamento.

Alcuni non sono provvisti di pc, devono delegare a nonni la cura della prole e questi non riescono a utilizzare l’informatica, ci sono famiglie con più figli e i computer a disposizione per seguire la didattica online non sono sufficienti, come le persone che possono assistere tutti.

Ci sono poi insegnanti che sono anche genitori e quindi non possono seguire i figli e contemporaneamente trovarsi collegati per impartire la loro lezione.

Tutto questo per dire che per un periodo che ancora non riusciamo a definire la “scuola è in prova”.

Dobbiamo avere un po’ di pazienza, e se ognuno cercherà di fare il possibile per venire incontro all’altro, in un sentire comune forte il nostro essere umani, con le nostre fragilità ma anche con le nostre incredibili risorse “andrà tutto bene”!

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