Coronavirus, la “distanza obbligatoria” compenserà le altre “distanze”? Lettera

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inviato da Prof. Vincenzo Rossi – Il nuovo DPCM del 4 marzo 2020 (di IERI SERA) ha modificato radicalmente la disposizione PRECEDENTE, recitando (articolo 1, comma 1, punto g) :

… i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità …”.

La nuova misura dunque :
• non prevede più il coinvolgimento degli Organi Collegiali;
• non “prevederebbe” (più ?) la facoltà ma l ’obbligo per i dirigenti di attivare la didattica a distanza.
In definitiva, (parrebbe) che i dirigenti (incolpevolmente) attivano modalità di didattica
a distanza, avendo riguardo alle esigenze degli studenti con disabilità, e non hanno (più ?) l’obbligo di sentire gli Organi collegiali.

Tutto ciò, nella “ottimistica” speranza che :
1) tale “espediente” non vada a costituire “un precedente”,
idoneo a comprovarsi che “pochi” docenti “possano bastare” a svolgere una
“sana ed umana didattica”, in-segnando a milioni di alunni tramite “poche” piatta-forme “distanti anni luce”
dalle realtà e dalle dinamiche relazionali ed emozionali dal vivo e (dunque) dalle Life Skills
(cioè le competenze che poi contano nella vita e nel lavoro reale) .
Dunque si potrebbe fare a meno di molti docenti, ergo licenziarne un bel po’,
a vantaggio delle “borse”… e/o nell’interesse dei pochissimi giganti dell’ economia virtuale online ;

2) che tale “espediente” non vada a ledere il pieno coinvolgimento (educativo-didattico) di tutti gli alunni, essendo tristemente noto che la dispersione della scolarizzazione (già) risulta alta senza la “distanza”, figuriamoci a star “dietro” a monotone e “fredde docenze” impartite tramite noiosi dispositivi online che creano “dipendenza” ed assuefazioni.
( E dunque “inducendo” all’ uso di Smartphone, Tablet, etc… pure alunni dell’ infanzia e dei primi anni
delle Scuole “elementari” ) ;

3) che tale “espediente”, a cui vengono costretti i docenti onde dover “far vedere” che essi non “rubano” lo stipendio (più basso di tutti i colleghi d’ europa), non si riveli (alla breve ed alla lunga) come un ennesimo dispendio di risorse pubbliche per vanamente cercar di far funzionare tutto il correlato “apparato” online che (sovente), all’ atto dei quotidiani fatti… si rivela essere offline ;

4) che tale “espediente” non leda la “residuale” libertà metodologica delle specifiche programmazioni annuali dei singoli docenti, ancora garantita “in primis” ex artt. 21, 33, 97, 98 della vigente costituzione e dunque ex artt. 1 – 2 – 3 – 395 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994.
Difatti tale Libertà Metodologica di cui all’ art. 33 della Costituzione resta una specificazione della generale Libertà
di Pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione ed implica che ciascun Docente può esprimerle (ENTRAMBE) secondo la propria scelta ed ispirazione, senza che lo Stato possa IMPORRE una certa forma di manifestazione (nei Metodi, nei Meriti e nei Pensieri). La Libertà d’ insegnamento, quindi, significa la possibilità per il Docente di scegliere i mezzi/strumenti con cui manifestare il proprio pensiero, le teorie che intende professare e, soprattutto, le METODOLOGIE di insegnamento da mettere in opera.
PURE a livello comunitario, tale Libertà è disciplinata dall’art. 13 della Carta dei diritti fondamentali dell’ UE ;

5) che tale “espediente” NON vada a ledere (ex art. 2087 cc ed ex D.Lgs 81/08) la Sicurezza e la salute dei docenti-lavoratori i quali, indotti a presenziare assembrandosi nei locali scolatici in pieno “regime” prudenziale-preventivo-pecauzionale, e contrastando tale “condotta” con tutti i vigenti decreti emessi e con tutte le ragioni di opportunità dettate dall’ emergenza epidemiologica che stiamo affrontando e che hanno portato al differimento di tutte le riunioni collegiali previste, si ritrovino (a seguito di quanto sopra) a risultare positivi alla “nuova sars-cov-2”,
con danni per sé, per i propri cari, per i colleghi, e per l’ utenza tutta.

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