Coronavirus, in poche settimane scuola catapultata nel meraviglioso mondo della didattica a distanza. Lettera

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inviata da Marco Vignoli – Spett.le redazione di OS, Dopo aver letto uno dei vostri ultimi articoli “Coronavirus, didattica a distanza: quante ore deve svolgere ogni insegnante? Nessun obbligo di orario”, in particolare il passaggio in cui si afferma che “…la didattica a distanza è un obbligo” ho sentito impellente il bisogno di scrivere la presente lettera.

In forza di quale legge o contratto noi docenti siamo obbligati ad attivarci per la didattica a distanza? Proprio sul vostro portale è stato pubblicato di recente un articolo dell’avv. Barone in cui si riporta testualmente “dal combinato disposto tra l’articolo 1256 e 1258 del C.C e le interpretazioni sussistenti in materia, il personale docente non è tenuto a prestare alcun tipo di attività lavorativa, salvo quelle già calendarizzate, programmate, ma che nel contesto dato dell’impossibilità di recarsi a scuola, sono de facto ineseguibili”.  Quindi il ragionamento si conclude affermando che “Il DPCM è un atto amministrativo, una fonte secondaria di diritto, che deve armonizzarsi con il contesto legislativo primario esistente”. Gli stessi concetti sono stati ribaditi dalle varie organizzazioni sindacali e relative rappresentanze regionali. Pertanto mi sembra giusto sottolineare che tutto ciò che i docenti italiani stanno facendo in questo momento, non è dettato da alcun obbligo contrattuale ma solo dalla buona volontà di ognuno di noi.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei descrivervi quello che sta succedendo in una delle tante famiglie italiane in cui mamma e papà sono docenti alle superiori, un figlio frequenta la quinta elementare e il secondo la materna. Dopo l’iniziale smarrimento di tutto il mondo scolastico, la pubblicazione dei vari DPCM ha dato la stura a tutta una serie di circolari finalizzate all’attivazione dell’ormai “mitica” didattica a distanza. Nel breve volgere di qualche giorno siamo stati catapultati nel “meraviglioso” mondo delle piattaforme digitali con le relative classi virtuali e lezioni sincrone e asincrone.

Tutto bene quindi? Neanche per sogno!

La famiglia di cui sopra, sfortunatamente vive in una zona della nostra magnifica Italietta in cui la connessione internet potrebbe essere definita da terzo mondo (anche se siamo in Lombardia) con relativa impossibilità di effettuare più video-lezioni in contemporanea. Ma gli impegni non aspettano, le circolari sollecitano, i DPCM incalzano e i docenti si attivano proponendo ogni sorta di attività a partire dalle spettacolari lezioni sincrone con relative interrogazioni e verifiche. In certi casi si ha quasi la sensazione di rivivere alcuni momenti dell’adolescenza in cui i maschietti facevano la gara per vedere chi fosse più virile.

Risultato di questo impazzimento generale: liti continue tra papà, mamma e figlio grande su chi debba godere del privilegio della “diretta” mentre tutti gli altri devono essere off-line per i noti problemi di connessione.

Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo che siamo tutti in casa, vicini vicini, in modo che i nostri figli possano godere dell’amore di mamma e papà: niente di più sbagliato!

Preparare delle vere lezioni sincrone/asincrone impegna per molto più tempo rispetto alla didattica in presenza e ha un’efficacia infinitamente minore.

Morale: durante la giornata siamo tutti rintanati nelle nostre tre stanze per cercare di studiare o preparare le lezioni con buona pace del calore familiare.

Certamente il lettore più attento si starà chiedendo come possa passare questo periodo incantato il figlio piccolo. Vi tranquillizzo subito dicendo che non ha ancora chiamato il telefono azzurro. Tuttavia siamo in spasmodica attesa che vedere quanto tempo ci metteranno anche le scuole materne a diventare smart. Nel frattempo la maestra si limita ad inviare lavori da completare/colorare attraverso una rovente chat di classe.

Concludo questo mio sfogo, volgendo uno sguardo su ciò che accadrà alla fine di questa grave emergenza. Già vedo all’orizzonte le truppe del Ministero che ci propineranno, sfruttando la ghiotta occasione del rinnovo contrattuale, la didattica a distanza (e relativa formazione gratuita a carico dei docenti) spacciandola come una medicina in grado di curare tutti i mali e le inefficienze della scuola: sarebbe l’ultimo di una serie lunghissima di errori (o orrori!?) compiuti dalla politica in questi anni! Nulla potrà mai sostituire la nostra cara vecchia aula e la relativa didattica fatta di rapporti umani reali.

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