Coronavirus. I mangiatori di patate. Lettera


item-thumbnail

Inviato da Daniele Zepparelli – C’è un dipinto di van Gogh, molto famoso, che si intitola I mangiatori di patate.

Davanti alla luce diffusa del cibo, si staglia una figura scura di bambina, sproporzionata, rozza, tozza, che non guarda nemmeno le patate che le stanno davanti. Quella bambina è in attesa che qualcuno le dia l’ordine di mangiare. Intorno alla casa c’è uno spazio freddo fatto di colori scuri, la luce arriva solo dalla lampada che pende dal soffitto e dalle patate. Non c’è niente di idilliaco o di romantico in quei contadini. I mangiatori di patate hanno lavorato tutto il giorno ed ora devono cenare, la bambina aspetta un cenno che non arriva, spera in un’attenzione che non c’è. È sola, costretta all’isolamento, in un mondo alla deriva, intorno al quale è il nero della notte. Nessuno pensa a lei. Nessuno può pensare a lei, perché ognuno deve cercare di sopravvivere, afferrare con avidità e scaltrezza quelle patate prima che finiscano.

Il comitato tecnico scientifico si è già prodigato a emanare le linee guida al Governo per la riapertura delle scuole a settembre. Ma che ruolo hanno veramente i bambini in questa pandemia?
“Bambini e ragazzi fino a 14 anni sembrano essere meno suscettibili a Sars CoV-2 degli adulti. A Vo’ Euganeo nessuno dei tamponi eseguiti per due volte a 234 bambini (0-10 anni) è mai stato trovato positivo, nonostante alcuni di questi convivessero con adulti positivi. In una scuola dell’Oise (una provincia francese molto colpita dal COVID19) solo 1 persona su 37 con meno di 14 anni aveva anticorpi contro COVID19 rispetto a 170 positivi su 624 con più di 14 anni. Quand’anche i bambini si infettino, la loro capacità di trasmettere il virus è quindi verosimilmente bassa. Uno studio francese ha tracciato 172 contatti successivi (in 3 scuole diverse) di un bambino positivo a Sars-CoV-2 che aveva convissuto in uno chalet per una settimana con 8 adulti malati. Tutti i 169 contatti rintracciati sono risultati negativi per sintomatologia respiratoria o presenza di COVID19. La biologia del coronavirus suggerisce quindi che (…) bambini e ragazzi fino a 14 anni molto probabilmente non sono in grado di prendere e/o diffondere l’infezione efficientemente.”

“In Svizzera su oltre 25000 casi solo 104 sono bambini positivi, e seguendo le catene di contagio abbiamo rilevato che avevano preso il virus dai genitori.”
“La differenza è ancora più pronunciata tra gli asintomatici: su 800 bambini nessuno è risultato positivo mentre su 12mila ragazzi di età superiore a 10 anni solo 100 sono risultati positivi. Inoltre, è risultato che, contrariamente a quanto si pensava, i bambini non hanno un ruolo importante nella diffusione dell’infezione. Questa conclusione è in linea con i dati cinesi e può essere un argomento a favore della riapertura delle scuole, secondo Antoine Flahault, direttore dell’Istituto di salute generale all’università di Ginevra. Questi sono i risultati dello studio dei ricercatori dell’università d’Islanda, effettuato in collaborazione con la società di Reykjavik, che l’ha finanziato, deCode Genetics-Amgen, leader nell’analisi e comprensione del legame tra genoma e predisposizione alle malattie. Lo studio è stato pubblicato nel New England Journal of Medicine il 14 aprile ed è stato ripreso anche da Le Monde.”
“I bambini non sono vettori di diffusione dell’epidemia, ha detto il 17 aprile il delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica per la COVID19. Ovviamente, ha aggiunto Koch, ci sono bambini che sono stati infettati, soprattutto dai loro genitori. Ma i bambini non sono vettori e non sono realmente colpiti dal virus.”

“Sappiamo che i bambini sono un serbatoio per la diffusione dell’influenza. Ma si può dire lo stesso per COVID19? Un recente studio australiano ha esaminato la situazione in alcune scuole, dimostrando che non ci sono stati casi di trasmissione di SarsCoV-2 dai bambini agli insegnanti. (…)Per SarsCoV-2 la situazione (rispetto all’influenza – nda) sembra essere diversa: nella grande maggioranza dei casi i bambini sono stati colpiti da forme lievi o asintomatiche dell’infezione e, secondo alcuni nuovi studi, una delle cause potrebbe essere una minore presenza di recettori ACE-2 (quelli cui si lega la proteina spike del coronavirus per potersi diffondere nelle cellule umane) nelle alte vie respiratorie.”

“Dalla Danimarca alla Germania, dove riaprono le scuole in Europa non si registra un aumento dei contagi.”

Nell’allegato 8 del dpcm del 17 maggio 2020 vengono utilizzate 27 pagine per disciplinare il comportamento dei bambini all’interno dei parchi, nelle aree predisposte al gioco e nei centri estivi. Servono invece poche righe per spiegare come comportarsi nei bar, ristoranti e pub. L’allegato 8 ci spiega chiaramente che i bambini devono giocare in modo distanziato, igienizzare spesso le mani, indossare obbligatoriamente – anche all’aria aperta – le mascherine dai tre anni in su (quando nello stesso dpcm Art. 3, comma 2 si dice che i bambini sotto i 6 anni non sono obbligati a portare le mascherine). E questo dovrebbe aiutarli a recuperare la socialità perduta dopo due mesi di reclusione? Non rischia, invece, di aggravare ulteriormente una situazione già compromessa?

Servono studi approfonditi. La Task Force, i commissari straordinari, gli esperti, i virologi, gli infettivologhi, i politici si devono mettere in testa che i genitori hanno bisogno di avere risposte certe. È ora che prendano in considerazione seriamente questi studi. Serve che tutti pensino davvero ai bambini e non solamente a dire loro cosa non possono fare. Perché non si può aprire un dibattito? Una proficua discussione in seguito ai numerosi articoli usciti in materia? I bambini non si possono nominare, l’economia deve ripartire, le arterie autostradali devono riempirsi fino a scoppiare, il campionato deve essere portato a termine. I bambini devono restare all’ombra, in attesa di poter mangiare le patate, prima o poi arriverà anche il loro turno, si spera. Invece no, non è possibile restare appesi ad un parere scientifico che scavalca la politica; che vieta l’ultimo giorno di scuola – oppure lo autorizza ma non si sa come -; che non permette la riapertura delle scuole quando in mezza Europa tutto è ricominciato senza alcun problema; che impone la mascherina a settembre. E questo solo perché non si vuole perdere tempo a capire quale sia l’incidenza reale di questo virus su di loro. La scienza si è espressa, la politica taccia per sempre.
Un bambino costretto ad indossare la mascherina durante le ore di lezione è qualcosa di aberrante, non si può accettare. È una crudeltà, come scrive Daniele Novara. Quali saranno le conseguenze psicologiche che subirà? Nessuno se lo chiede? Abbiamo davvero paura dei bambini? Eppure sembra evidente: i bambini non sono untori.

In Francia la mascherina è sconsigliata fino alle medie. In Germania non la indossano durante la lezione perché i banchi sono distanziati. Che senso ha costringere i bambini a seguire la lezione con la mascherina? Possibile che non vi venga in mente altro?
Nel Nord Europa ogni Governo ha avuto come primo pensiero la scuola. Li hanno fatti rientrare appena possibile, fanno lavare loro le mani ogni ora e mezza, oppure li obbligano per precauzione a mettere la mascherina solo nei corridoi o durante la ricreazione, e non a tutti, non ai bambini più piccoli.

“L’assioma ripetuto come un mantra da quasi tutti i virologi per cui i focolai più pericolosi per la diffusione del coronavirus sarebbero state le scuole materne ed elementari sembra venire smentito dai dati raccolti nei Paesi del Nord Europa che non hanno mai interrotto le lezioni in presenza o hanno anticipato la riapertura rispetto a Paesi come l’Italia”. Ma questo non era ovvio? Le scuole sono restate aperte fino al 10 marzo, il virus circolava già da dicembre. Che cosa è successo nelle scuole? Nulla. Quali tremendi focolai si sono sviluppati? Nessuno.
“La scienza non si preoccupa di ciò che è o non è importante, tutto le è uguale. È obiettiva, indifferente (…). La scienza pretende la certezza, l’universalità e la necessarietà nelle sue affermazioni. In ciò consiste la sua forza, il suo significato storico, il suo grande potere di seduzione (…). La scienza non constata, ma giudica.

Non permettiamo alla scienza, che tanto amo insegnare, di giudicare. Chiediamole di fare il suo mestiere che è quello di raccogliere dati, porsi domande, nutrire dubbi, coltivare speranze, sperimentare possibilità. Chiediamole di prendere in considerazione seriamente queste evidenze che emergono dappertutto, che sono dei veri e propri focolai pieni di buone speranze, per preservare il futuro dei nostri bambini.

Versione stampabile
soloformazione