Coronavirus, i bambini stanno imparando una grande lezione di vita. Lettera

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Inviato da Valentina Iorizzo – Sono una docente di scuola primaria, mi chiamo Valentina Iorizzo.

Ho scelto di insegnare perché ho sempre amato questo lavoro, immaginando di poter impartire agli uomini del domani non solo l’istruzione ma anche, e soprattutto, valori, ideali e ideologie. Ho sempre nobilitato il ruolo del docente, per le finalità che gli attribuivo.

La responsabilità che incombe su questa figura professionale è fondamentale perché concorre alla formazione ed alla costruzione della personalità di ogni individuo. Ho sposato, dunque, con aulica consapevolezza questa missione. L’ho fatto con tutta me stessa, e se tornassi indietro, sceglierei altre mille volte questo lavoro.

Cari lettori, stare in classe con i bambini, nonostante essi siano piccolini dai 6 ai 10 anni, è una continua crescita. Quello che loro possono e riescono a donare ad un insegnante è inimmaginabile. Ciò che un insegnante alla fine di un percorso scolastico, con fausto orgoglio, riesce ad ammirare è intrasmissibile. Tanti piccoli semi che poi sbocciano. Il loro profumo diventa suadente, e avanzano con le loro idee, con i loro sogni, con i loro “perché” ed i loro “ma”, con i “farò” e con i “sarò”.

Ed intanto tu, docente, li prepari alla vita, ad affrontare le cadute e ad afferrare la risalita. Li prepari ai momenti belli ed ameni, ed a quelli ignobili, orribili, inspiegabili. Queste sono le prime lezioni di vita, basilari, da infondere a queste generazioni troppo spesso fragili, incapaci di fronteggiare le difficoltà del momento ed il dolore. E pure incapaci sopra di ogni cosa a ricevere i no, abituate, al contrario, a prosperare in un’epoca del benessere, in un’epoca del tutto e del dovere, ad ottenere sempre quello che vogliono. E lo fanno con superbia.

In virtù di questa epoca, oggi i nostri piccolini, i nostri adolescenti ed i grandi uomini stanno interiorizzando una lezione di vita chiamata “Coronavirus”. Il grande mostro invisibile è entrato a contatto con il Globo terrestre, si è insediato dell’aria prima, dei nostri corpi poi, e delle menti infine, depauperandoci delle nostre vite, della quiete, dell’equilibrio cosmico che con colossale sofferenza abbiamo costruito attorno a noi.

Non tutti con la stessa percezione dell’invisibile: la gravità dell’immane potenza non è stata parimenti interiorizzata.

Poi il grande disastro, la presa di coscienza, le ammonizioni, le precauzioni.

Tutti sbigottiti nelle proprie case a far il conto di quanti colpiti ed affondati, una battaglia navale, che come protagonisti non usa le navi o le flotte, ma gli esseri umani, le vite troppo spesso spezzate, isolate ed abbandonate.

In questo scenario fantascientifico, spesso, nella mente di molti genitori affiorano dubbi: “ma ora i nostri figli proseguiranno l’istruzione? Il programma si riuscirà a portarlo avanti? Riusciranno a recuperare? Saranno svantaggiati?”. Queste sono i grandi quesiti della vita in un momento di totale “splendore”. Ma come possiamo noi, esseri talvolta spregevoli, fermare il nostro mondo, dirigere il nostro pensiero esclusivamente all’apprendimento con puerili interrogativi di questo genere?

I nostri figli, oggi, stanno costruendo la loro vita, stanno degustando una lezione esistenziale, come non mai, (non più, si spera). Stanno riadattando il loro mondo, stanno reagendo allo sterminio, con apparente incoscienza del fenomeno. Non resteranno non scalfiti, saranno segnati per tutta la vita: al termine di questo fenomeno emergenziale li troveremo più forti, maturi, cresciuti e responsabili.

Queste sono le lezioni di vita! Non necessariamente l’istruzione avvenuta in classe. Questa istruzione sul campo, li erudirà più di mille libri.

Hanno dovuto accogliere le nostre ansie, le nostre paure, hanno dovuto ascoltare la morte, hanno dovuto interrompere il loro normale processo di vita.

A casa, soli, senza uscire: nè scuola, nè amici, nè pallone e danza, nè hobby e divertimento. Ma lo spirito di sopportazione, il reinventarsi, il riadattarsi hanno preso il posto del percorso di vita svolto normalmente fino a qualche mese fa.

Ma ci chiediamo mai, cosa pensano i piccoli fanciulli, cosa frulla nello loro svegli menti? Ecco, questa è l’esperienza sul campo. L’imprinting è avvenuto.

Un medico, per apprendere la teoria studiata, deve praticarla nelle corsie degli ospedali. Un momento che ricorderanno per tutta la vita, un momento che li aiuterà alla costruzione della propria personalità, una parentesi che si spera non si vivrà mai più. Una storia che i nostri avi hanno ripercorso un secolo fa: la peste.

Ora i nostri figli sono nella storia. La infonderanno ai nostri nipoti non come un fatto studiato ma vissuto.

Al contempo racconteranno come, a causa di questa grande guerra biologica, abbiano assaporato la gioia di condividere l’intera giornata con i propri genitori; e, di contro, molte mamme, le interpreti vere del ruolo, hanno imparato a trascorrere del tempo con i loro figli, così come non si faceva da sempre, perché la corsa della vita a cui eravamo sottoposti era troppo frenetica ed inafferrabile. Lo stare a casa ha permesso ad intere famiglie, ormai smarrite, di ritrovarsi perché non abituati più a vivere in sintonia, a vivere sotto lo stesso tetto.

Ma quanto stanno imparando i nostri figli? Che gran privilegio poter beneficiare del calore di una mamma e di un papà, addirittura diventa privilegio avvalersi delle regole imposte, come dire: IO ESISTO.

Quanto può essere stato proficuo l’osservare i grandiosi medici, definiti gli eroi del tempo, che nonostante tutto e tutti, nonostante la loro stessa vita, preziosa quanto quella di ogni essere umano, corazzati come tartarughe, si dirigono al lavoro, come tanti soldati, pronti a salvare i propri fratelli. Non è questo un grande insegnamento di vita?

L’ individualismo, nell’epoca saldamente eccentrica, edonistica, ha dato vita ad un antico, ormai remoto sentimento, l’altruismo. Sonora ed armoniosa, anche la sola pronuncia.

Chi non ha potuto riflettere sulla fratellanza, su chi siamo e cosa facciamo su questa Terra, chi non ha potuto riflettere e rafforzare la propria fede verso un Dio.

Nella sfortuna di questa grande piaga, che ha colpito la nostra nazione e le altre, un grande insegnamento è stato tratto, per noi, per i nostri figli e per i figli che verranno: un’Italia che uscirà probabilmente impoverita sotto l’aspetto economico, ma un’Italia che rinascerà, nella riscoperta dell’altro, dei valori essenziali, un ‘Italia che si rialzerà arricchita che tornerà alle origini, all’umiltà al bene fraterno, alla Fede, alla vita, all’attesa, alla speranza.

Ecco, questo intendo dire ai miei alunni quando con immensa gioia rivarcheremo l’uscio delle classi. Inviterò loro a riferire di questo Tsunami che ci ha colpito in maniera perniciosa, ma la scia tracciata è grandiosa: un insegnamento che non dobbiamo lasciar cadere a terra, dobbiamo raccoglierlo e impreziosirlo, noi, loro, tutti egualmente responsabili di questa rinascita sociale.

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