Coronavirus, Fioramonti: “Mascherine ovunque all’aperto? I rischi potrebbero superare i benefici”

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“Secondo uno studio promosso da autorevoli esperti in campo medico, questo sembrerebbe mettere in discussione l’efficacia delle mascherine ovunque all’aperto, ponendo invece l’interrogativo sulla possibilità che i rischi possano superare i benefici. Ho ricevuto un comunicato sottoscritto da numerosi medici il cui orientamento generale condivido, almeno per quanto riguarda la necessità di un dibattito più approfondito, e quindi chiedo al Governo di pensare più accuratamente prima di istituire un obbligo su tutto il territorio nazionale”.

Così dichiara su un post sulla propria pagina Facebook, Lorenzo Fioramonti, già Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

“Nel loro appello – continua Fioramonti –  i Medici affermano: “Apprendiamo con sconcerto che il prossimo DPCM potrebbe disporre l’obbligo di uso continuativo di mascherine anche all’aperto. La decisione ha subito un’accelerazione in pochi giorni, senza che la situazione epidemiologica nazionale lo giustifichi e senza che sul tema si sia sviluppato un serio dibattito scientifico, basato sulle prove oggi disponibili. La posizione del Governo italiano (ispirata alle indicazioni OMS) è stata sinora ragionevole: obbligo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, anche lavabili, in luoghi chiusi accessibili al pubblico compresi i mezzi di trasporto, e comunque quando non si possa garantire il mantenimento della distanza di sicurezza. In proposito l’OMS precisa utilmente “per un periodo consistente”, poiché l’avvicinamento fugace all’aperto di un soggetto anche infetto non configura rischi particolari. Riteniamo che tale posizione andrebbe mantenuta e fatta rispettare, senza forzature, nell’interesse della salute e della credibilità delle istituzioni, oltre al messaggio di non soffermarsi oltre al necessario in luoghi chiusi frequentati e poco ventilati. Purtroppo l’assenza di dibattito scientifico sul tema ha portato a vivere le mascherine in modo unilaterale come “un piccolo discomfort per ottenere grandi benefici individuali e collettivi”. Invece le prove disponibili mostrano che sono un compromesso anche per la salute, da spingere solo fin dove sia chiaro che i benefici sanitari prevalgono sui danni. Oltre agli effetti protettivi, indiscutibili in condizioni di alto rischio, l’OMS indica 11 potenziali danni o svantaggi dall’uso delle maschere, ma non segnala quello che può essere il maggiore, a carico di infetti da SARS-CoV-2 non di rado inconsapevoli, perché a-/pre- o pauci-sintomatici. Infatti la resistenza all’espirazione di una maschera tenuta a lungo aumenta la ri-inalazione dei propri virus, in un circolo vizioso che aumenta la carica, che può così raggiungere gli alveoli, dove le difese immunitarie innate sono carenti. Lì il virus si può moltiplicare molto e quando, a 10-12 giorni dall’infezione, arrivano gli anticorpi delle difese adattive, trovando grandi quantità di virus scatenano una violenta infiammazione e possono aggravare la Covid-19. Le revisioni sistematiche hanno finora identificato un solo RCT sull’efficacia delle maschere (soprattutto) all’aperto nel prevenire infezioni respiratorie, in pellegrini Australiani alla Mecca, e il bilancio netto per i gruppi randomizzati a indossarle è stato in tendenza sfavorevole. In attesa di prove ulteriori, una corretta applicazione del principio di precauzione dovrebbe sconsigliare di norma l’uso di mascherine all’aperto, salvo per brevi periodi dove sia inevitabile restare a meno di un metro da altri per tempi non trascurabili. Si chiede dunque di evitare obblighi non supportati da prove scientifiche né da un ragionamento bilanciato, auspicando invece l’apertura di un ampio dibattito che consideri le migliori prove oggi disponibili e programmi le ulteriori ricerche necessarie. Ciò non mette in discussione l’opportunità di mantenere le distanze fisiche (e l’igiene delle mani), e di non derogare a questa regola chiave per periodi consistenti. In generale le misure di sanità pubblica, ancor più se vincolanti, andrebbero precedute da ricerche valide (studi randomizzati controllati pragmatici, o studi con disegni assimilabili) indipendenti, che stabiliscano un equilibrato bilancio netto tra benefici attesi e possibili danni.”

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