Coronavirus ed esami maturità, “operatori scuola rischiano malattia e galera”. Presidi: vogliamo depenalizzazione

Caos e preoccupazioni alla vigilia degli esami di Stato, che la ministra Azzolina ha appena deciso si debbano svolgere in presenza. “Ma come farà un dirigente scolastico ad aprire una scuola per svolgere gli esami di Stato davanti alle lacune della una normativa attuale sulla sicurezza sul lavoro? Finora ci siamo spesi per la scuola della Repubblica, ora lo Stato non ci può lasciare da soli.

E ancora: “Chiediamo subito uno scudo penale perché gli operatori hanno un doppio, grave rischio: quello di ammalarsi e quello di finire in galera. Perché? Anche in carcere stanno usando la didattica a distanza, le università fanno anche gli esami di laurea in remoto.

Inoltre le scuole italiane contano tantissimi studenti che per motivi sanitari legati a malattie di vario genere – tumori, allergie e altro – dovranno svolgere gli esami a distanza, dunque questo canale è già attivo. Che urgenza c’è di esporci a rischi inaccettabili in questa fase delicata della pandemia?” Questa e altre domande si pone la combattiva e in questi giorni arrabbiatissima preside Franca Principe, dirigente scolastica dell’Istituto Pisacane di Sapri e presidente dell’associazione culturale “Modifica 81”, nata con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema Sicurezza a scuola e al lavoro” di costringere il legislatore ad apportare importanti modifiche al decreto legislativo 81/2008 e ad emanare i regolamenti attuativi attesi da anni che rendano concrete le fattispecie astratte in merito ai profili di responsabilità ed eliminano quelle che la preside Principe definisce “le tante aporie e i tanti ossimori contenuti in questo decreto”.

Lo svolgimento in presenza dovrà essere accompagnato da un protocollo di sicurezza che ne delinea le varie parti. Nel suo parere il CSPI ha chiesto che tale protocollo sia “stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto”. Il documento elaborato dal Comitato Tecnico Scientifico non convince del tutto il personale della scuola, chiamato ad autodichiarare persino di non avere avuto contatti con positivi, per quanto di sua conoscenza, negli ultimi 14 giorni. Non è prevista la rilevazione della temperatura, mentre l’opera costante di sanificazione è affidata al personale Ata. Il Ministero ha convocato i sindacati per lunedì 18 maggio per definire il protocollo. Alcuni sindacati hanno già individuato nel documento alcuni elementi di criticità. Si arriverà alla firma?

Intanto, i presidi che hanno raccolto l’appello per lo scudo penale della dirigente campana ritengono che l’esame di Stato in presenza, peraltro ufficializzato nelle ultime ore dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sia in realtà inattuabile di fronte al rischio di esposizione dei dirigenti al contenzioso di ordine civile, giuslavoristico e anche di natura penale e dunque anche alle sanzioni che scatterebebro nel caso avvenissero dei contagi in occasione degli esami di Stato. Esami che, secondo Franca Principe, si potrebbero benissimo svolgere a distanza, in coerenza con l’attività didattica svolta negli ultimi mesi da otto milioni di studenti e oltre seicentomila docenti.

In effetti, molti si chiedono come mai la ministra non voglia cogliere l’occasione per mettere un cappello, proprio con l’eame conclusivo del percorso di istruzione secondaria, all’esperienza della didattica a distanza che secondo lei e secondo buona parte degli operatori scolastici ha funzionato mediamente bene rappresentando per molti versi un successo, sia pure scontando alcuni limiti legati soprattutto al digital divide, che ha messo in crisi il principio dell’uguaglianza degli studenti e delle loro famiglie. Problemi affontati durante la didattica a distanza, ancora in atto, ma che potrebbero essere meglio affrontati in occasione degli esami, che prevedono un pubblico molto meno numeroso rispetto al totale degli 8 milioni di alunni, agli ottocentomila docenti e ai duecentomila operatori del personale dirigente e Ata.

“Noi non siamo per non riaprire, sia chiaro”, precisa la dirigente, già protagonista suo malgrado di una disavventura giudiziaria legata all’infortunio occorso a un suo studente. La Cassazione per questo fatto l’aveva di recente condannata per lesioni colpose gravi – si attende un giudizio della giustizia sovranazionale – tra lo stupore di tutti e le proteste dei presidi suoi colleghi, che vivono quotidianamente il terrore della responsabilità civile e penale scaturente dall’applicazione della normativa contenuta nel decreto 81 che manca, secondo la Principe, dei regolamenti attuativi che definiscano nel caso concreto dei singoli istituti i singoli profili di responsabilità connessi alla specificità di ogni contesto di lavoro.

Nel 2011, proprio durante gli esami di Stato, uno studente del Pisacane cadde da un lucernaio ferendosi gravemente. La porta di accesso a un terrazzino doveva restare chiusa, una collaboratrice probabilmente l’aveva aperta. E la preside, che in questi giorni era impegnata in missione negli esami di Stato in altra scuola, c’era rimasta in mezzo. Per fortuna lo studente nel frattempo è stato meglio. E questo è quel che più conta. Il resto sono rogne. Evitabili. Da tempo Franca Principe, una vita spesa con passione e impegno nella pedagogia, nella cultura, nell’istruzione e per il benessere di chi vive la scuola ogni giorno, si rivolge alle autorità perché diano attuazione a norme precise che si attendono da molti anni e non certo perché mossa dal fatto personale. E ora che si prospettano i rischi da contagio, connessi alla ripresa delle attività scolastiche con gli esami di Stato da svolgere in presenza e in piena fase due della pandemia da Covid-19, molti nodi del problema si fermano prepotentemente al pettine. Per questo l’associazione “Modifica 81” ha lanciato una petizione perché per gli esami di Stato 2020 venga riconosciuto lo scudo penale ai dirigenti scolastici e a coloro che il decreto 81 individua in astratto come responsabili.

I presidi in sostanza chiedono che gli esami si svolgano a distanza o che venga in tempi bevi riformato il decreto legislativo 81 sulla sicurezza sul lavoro, che individuerebbe loro, unitamente ai Dsga e ai preposti, quali destinatari di sanzioni civili e penali in caso di contagio. Si potrebbe arrivare a processi per omicidio colposo nei casi estremi, come pure è già successo per altre ragioni indipendenti dalla pandemia.

Preside Franca Principe, è così?

“A parte la scuola, tutte le aziende piccole e grandi sanno che al momento dell’apertura non potendo assicurare fino in fondo la sicurezza incorrono nel reato colposo anche per morte, nel caso di evento estremo, e tutti sono in fermento e in subbuglio. Il decreto 81 del 2008 aveva le buone intenzioni perché tutelava i soggetti deboli dal rischio. Non essendo però definiti i decreti attuativi la norma resta astratta e restano dei vuoti e dunque il datore di lavoro sbaglia in ogni caso. Come fa un dirigente scolastico a aprire una scuola? Non esiste. Non è stata avviata un’analisi del rischio dei dipendenti della scuola. In alcuni comparti hanno fatto l’analisi, a scuola no, ma questo sarebbe determinante. Come si fa a improvvisare delle norme da scuola e scuola? Il ministro dice che ogni scuola gestisce in proprio la situazione. Ecco perché abbiamo inviato al ministero molti documenti. Avrebbero dovuto essere coinvolti e convocati i Comitati paritetici, previsti dalla legge, ma sono malfunzionanti.

Che cosa chiedete nell’immediato?

“Chiediamo che vengano emanati subito i regolamenti attuativi del decreto 81 e uno scudo penale perché molti operatori scolastici sono sottoposti a un doppio rischio: quello ammalarsi e quello di finire in galera”.

Quali sono le figure che rischiano?

“Sono il dirigente scolastico, il Dsga, i preposti, cioè tutti coloro tutti coloro che si ritrovino a dover impartire istruzioni per il contenimento del rischio, la valutazione del rischio spetta al Rspp. La valutazione del rischio spetta a lui. Insomma Il decreto 81 è ricco di aporie e ossimori. Il legislatore deve netrtere mano a queste norme e cambiarle”.

Che cosa si può fare?

“La nostra posizione è Esami di stato a distanza per docenti e alunni, tutti gli altri lavoratori, tecnici e amministrativi in modalità agile e nei mesi di giugno, luglio e agosto il Ministero faccia il suo mestiere e definisca le misure necessarie e noi datori di lavoro adegueremo i nostri istituti Non possiamo avere ottomila protocolli diversi, ciascuno per ogni dirigente”.

Perché avete chiesto uno scudo penale?

“Perché se dobbiamo rientrare vogliamo rientrare per lavorare con serenità. Io ho una scuola che conta 200 dipendenti. Abbiamo già realizzato delle azioni di sanificazione e di organizzazione per il contenimento del Covid ma per garantire il rientro servono misure ben più incisive e tutele normative poiché si andrà avanti per molti mesi. Non si possono lasciare da soli i dirigenti e il personale anche perché la scuola ha dato il cuore: finora ci siamo spesi per la scuola della Repubblica e ora lo Stato non ci può lasciare da soli”.

Com’è andata finora la didattica a distanza nella sua scuola?

“La Dad nella mia scuola è andata bene. Il 90 per cento degli studenti ha seguito costantemente le lezioni, abbiamo pure portato avanti i Pon a distanza, stiamo facendo formazione per il personale. La scuola c’è, lo Stato ci deve stare pure. Con la didattica in remoto abbiamo contribuito a bloccare la pandemia, e ora? Chi fa le norme conosce la tipicità delle aziende? Un conto è un’azienda di duecento dipendenti, altra cosa è un’azienda che ne abbia trenta. Inoltre a scuola non abbiamo aule di 40 metri quadrati come vorrebbe l’Inail. Gli esami in presenza rimettono a rischio tutto, ed espongono a rischio contenzioso tutti noi dal punto di vista penale e giuslavoristico”.

Il Paese però deve pur riprendere la sua vita normale, prima o poi

“Il Paese deve riprendere, certo, però attenzione allo specifico delle attività e alla priorità. E’ proprio necessario portare gli studenti negli istituti scolastici in queto momento? Inoltre è diversa la tipologia di rischio. In altri ambienti dove non si parla più di tanto le microparticelle che escono di bocca fanno più fatica a contagiare gli altri, ma a scuola dove invece si parla e pure ad alta voce la situazioone diventa molto più rischiosa. In un esame si parla costantemente, le particelle possono arrivare addosso molto facilmente: lo vogliamo capire che esistono delle differenze tra ambienti diversi di lavoro? “In questo momento si deve scegliere il male minore invece si vuole dare una parvenza di ritualità all’esame ma lo si fa esponendo gli allievi e i loro nonni al contagio. E’ vero che l’Inail ha considerato le scuole come un luogo di rischio medio-basso rischio. Ma i rappresentanti per la sicurezza, gli Rspp, dicono invece che il rischio è medio-alto anche perché occorre considerare il cosiddetto rischio aggregazione. Questo momento deve essere un’opportunità per migliorare le cose che non vanno. Ad esempio non abbiamo una sorveglianza adeguata dai bidelli perchè sono pochi. Ci sono problemi complessi che si affrontano con strumenti adeguati. Non con le semplificazioni”.

L’opinione pubblica che si esprime sui social ha trovato modo di esprimersi anche con disprezzo contro chi non vorrebbe fare gli esami in presenza, riservando offese pesanti nei contronti degli operatori scolastici. Insomma non si comprende per quale motivo un supermercato o un ristorante possa tenere aperto mentre le scuole dovrebbero lasciare gli insegnanti a casa. Che cosa risponde?

“Insisto sul fatto che vadano fatte le debite distinzioni tra le diverse tipologie di aziende e di mansioni, che possono essere più o meno rischiose, e insisto sulla scala delle priorità. I ristoranti e i bar e i centri commerciali devono salvare l’economia, noi a scuola non dobbiamo salvare l’economia. Ogni categoria deve guardare alla globalità del problema non al particolare, e al bar, se mi consente, si va per libera scelta. Il mio messaggio dunque è questo: occorre affrontare le situazioni con precise competenze tecniche. Fare oggi gli esami di Stato in presenza non è una cosa che si fa per il bene comune. Invece lo è fare oggi gli esami a distanza”.

IL TESTO DELLA PETIZIONE PER LO SCUDO PENALE

Associazione “Modifica 81”

I Dirigenti scolastici, ai sensi del D.Lgs. 81/08, sono individuati “datori di lavoro” sui quali grava la responsabilità di predisporre il Servizio di prevenzione e protezione della scuola, valutare i rischi ed attuare misure di prevenzione e contenimento del rischio.

L’emergenza Covid-19 aggrava la posizione di responsabilità ed espone i dirigenti ad elevato rischio di denunce penali. L’assenza di linee guida nazionali e di protocolli per la sicurezza per le variegate specificità del comparto scuola contenenti istruzioni dettagliate circa le misure di prevenzione e contenimento, la mancanza di risorse umane per far fronte a nuove esigenze di vigilanza, la mancanza di risorse economiche per effettuare la sanificazione degli ambienti e l’acquisto dei DPI preoccupano la categoria dei dirigenti scolastici.

L’emergenza sanitaria vige dal 31 gennaio al 31 luglio. L’attività scolastica in presenza è stata sospesa a partire dal 5 marzo, proseguendo l’attività amministrativa in modalità agile e quella didattica in modalità a distanza. I Dirigenti non si sottraggono al loro dovere di servizio allo Stato e comprendono la necessità di realizzare un rientro alla “normalità”, prevedendo l’erogazione del servizio scolastico in presenza per ragioni di coerenza con la riapertura delle attività nei diversi settori ed una ripresa della produttività del Paese. Ma per garantire la piena operatività e la sperimentazione di nuove modalità organizzative, non allineate con il complesso sistema delle norme vigenti in materia di diritto del lavoro e prevenzione sui luoghi di lavoro, è necessario tutelare proprio i Dirigenti scolastici, sui quali grava il peso di una norma incompleta, carente, che li espone ad ogni forma di contestazione pur nella diligenza estrema. Avere sulla testa la spada di Damocle del procedimento penale non permette ai dirigenti di esercitare serenamente il proprio ruolo e funzione. Nell’imminenza di realizzazione degli Esami per la Secondaria di 2 grado, che determinerà un rientro massivo di studenti e personale nelle scuole, i Dirigenti scolastici sono estremamente preoccupati perché non hanno strumenti per garantire la tutela della salute dei loro studenti, dei docenti, del personale, dei terzi e di loro stessi.

Per tali ragioni I DIRIGENTI SCOLASTICI CHIEDONO AL MINISTRO PER L’ISTRUZIONE di farsi garante della emanazione di una norma che costituisca, per il periodo definito “emergenza sanitaria nazionale” UNO SCUDO PENALE:

1)     Emanazione urgente di Disposizioni per la definizione e l’equilibrata limitazione delle responsabilità degli operatori del servizio scolastico durante l’emergenza epidemiologica da COVID 19, rivolta in particolare ai Dirigenti scolastici, ai Direttori dei servizi amministrativi, ai Tecnici Ar02, nonché alle figure di consulenza del SPP Servizio di Prevenzione e Protezione.

2)     Per tutti gli eventi avversi che si siano verificati o abbiano trovato causa durante l’emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, le istituzioni scolastiche non rispondono civilmente, o per danno erariale all’infuori dei casi in cui l’evento dannoso sia riconducibile:

a)      condotte intenzionalmente finalizzate alla lesione della persona;

b)      condotte gestionali o amministrative poste in essere in palese violazione dei principi basilari delle professioni del Servizio nazionale di Istruzione in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o del dipendente che le ha poste in essere o che vi ha dato esecuzione;

Ai fini della valutazione della sussistenza della colpa grave di cui alla lettera b) vanno anche considerati la proporzione tra le risorse umane e materiali disponibili nonché il carattere eterogeneo della prestazione svolta in emergenza rispetto al livello di esperienza e di specializzazione del singolo operatore.

3)     Fermo quanto previsto dall’articolo 590-sexies del codice penale, per tutti gli eventi avversi che si siano verificati od abbiano trovato causa durante l’emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, la punibilità penale è limitata ai soli casi di colpa grave. La colpa si considera grave unicamente laddove consista nella macroscopica e ingiustificata violazione dei principi basilari che regolano la professione o dei protocolli o programmi emergenziali eventualmente predisposti per fronteggiare la situazione in essere.

4)     Sulle Responsabilità dei datori di lavoro nel sistema di istruzione Durante l’emergenza COVID-19

a. le condotte dei dirigenti scolastici e degli operatori con qualifica di dirigente e preposto alla sicurezza nel sistema scolastico (ai sensi degli art.18 e 19 del D.Lgs,81/08) che operano all’interno della Linea Gestionale e Operativa dell’Istituzione Scolastica, nonché le condotte degli altri soggetti della Linea Consultiva dedicati al Servizio di Prevenzione e Protezione degli Istituti scolastici (Datore di Lavoro, RSPP, Medico Competente, DSGA, RLS) non determinano, in caso di danni biologici agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, qualora abbiano adottato in modo corretto e adeguato il protocollo operativo di sicurezza, come accertato dalla Commissione Paritetica dell’U.S.R. o dell’U.S.P..

b. Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma a, compresi quelli derivanti dal mancato sopralluogo e/o dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo Ente di appartenenza (U.S.R./U.S.P.), che ha titolo e dovere specifico di individuare e fornire alle Istituzioni Scolastiche, presenti nel territorio di riferimento, i sopracitati DPI adeguati sia per tipologia e sia per quantità.

c. Ai fini della copertura della responsabilità civile dei danni accertati in relazione alle condotte di cui ai commi ‘a’ e ‘b’, l’Ente di appartenenza ha la facoltà di stipulare un’assicurazione o di coprire l’integrazione dell’assicurazione delle Istitizioni scolastiche presenti nel territorio di competenza.

5)     Istituzione presso gli U.S.R. di apposite ‘Commissioni tecnico ispettive’ che di concerto con i Comitati paritetici per la sicurezza operanti presso gli U.S.R. (Uffici Scolastici Regionali), definiscono le linee guida regionali per la riapertura delle scuole ed i protocolli operativi per l’adozione, da parte delle singole istituzioni scolastiche, delle misure organizzative per la prevenzione ed il contenimento della epidemia da COVID19”.

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