Coronavirus, ecco in 5 punti perché sarà Didattica dell’Emergenza e non Didattica a Distanza. Lettera

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inviata da Francesco Cutolo –  1. La Didattica a Distanza richiede il momento della restituzione e l’utilizzo di piattaforme che rispondono a determinati standard, non s’improvvisano, soprattutto l’uso.

Altra cosa è il discorso Valutazione che come si evince chiaramente dagli ancora attuali programmi dell’85 per la Scuola Primaria resta uno dei più alti momenti della professionalità docente nonché espressione della libertà d’insegnamento richiamata dall’art. 33 della Costituzione italiana, il quale recita “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. – per la verità dice pure – La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”;

2.gli strumenti sono pochi, poco inclusivi e si rischia di creare un “disagio digitale”.

Poca conta avere gli strumenti, anche se previsti e finanziati con una ‘Nota ministeriale’, occorre saperli usare e non tutti possono imparare in condizioni così ‘particolari’ e con sufficiente autonomia. Realisticamente nessuno poteva prevedere un cataclisma del genere;

3.formazione e sanità negli anni sono tra le istituzioni che hanno subito i tagli peggiori e assoggettate agli ‘umori’ dei governi di turno. Il peggior fallimento del sistema formativo italiano, purtroppo, si rispecchia nella sua classe dirigente: rattoppi, interventi estemporanei, mancanza di programmazione, superficialità nei controlli, ecc.

Tutti fattori che hanno stratificato, o meglio contributo a stratificare, una mentalità per cui ‘se non lo fanno gli altri perché proprio io?’;

4. particolare la scuola è abituata alle ‘nozze coi fichi secchi’ e perciò a macchia di leopardo può e sta facendo Didattica di emergenza che è altra cosa rispetto a quella a Distanza;

5.i sindacati. Ma dov’erano quando si sono palesate tutte le cose di cui ai punti precedenti? Non risulta che qualcuno di loro si sia mai ‘incatenato’ quando si parlava di sicurezza sui luoghi di lavoro, ‘Buona/Cattiva Scuola, riordino dei cicli, ecc.

Tutte le loro precisazioni suonano ora come una beffa, uno schiaffo al buonsenso del Ministero, dei Dirigenti scolastici, e a pensarci bene, anche di noi docenti.

I loro ‘niet’ se li dessimo per buoni corrisponderebbero ad abbandonare i ragazzi e le famiglie, a tranciare ogni barlume di relazione, poco o tanto che sia.

Il senso di responsabilità. Si il senso di responsabilità di docenti, Dirigenti scolastici, alunni, famiglie e istituzione di riferimento è la chiave di volta.

Step by step, passo passo, si può è si deve ‘imbastire’ una Didattica Dell’Emergenza e non altro che non si improvvisa ma si crea.

Però, dobbiamo, è necessario, perché se è vero come è vero che questa emergenza durerà parecchio, il sistema formativo rischierebbe di abbandonare i ragazzi a se stessi, col rischio di riprenderli domani come uomini e cittadini peggiori.

Il malandato sistema formativo italiano è ancora quello che forma gli ingegneri, gli architetti, i medici, gli avvocati insomma gli uomini di scienza e i professionisti che si fanno onore e sono apprezzati in tutto il mondo.

Una Didattica di emergenza non potrà mai sostituite quella ‘ordinaria’, fondata e affinata nella millenaria storia della Pedagogia e della Didattica, però può affiancarla, può contribuire a non interrompere il filo e instillare nei ragazzi la ‘responsabilità del sapere’.

Può contribuire a soddisfare il primario bisogno di conoscenza e a creare cittadini migliori anzi uomini e cittadini migliori perché temprati dall’emergenza.

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