Coronavirus: è il capitale umano il valore aggiunto nelle scuole, non la tecnologia. Lettera

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Che ne è di noi dirigenti scolastici, insegnanti, personale Ata nei giorni che stiamo vivendo? Parlo delle scuole chiuse e racchiuse nella straordinaria banalità di queste ore, non delle scuole dotate di patrimonio tecnologico, di fondi, di strutture che hanno saputo e potuto rispondere con celerità alla proposta del MIUR di attivare iniziative di formazione a distanza. Io parlo della maggioranza delle nostre scuole, da quelle sgarupate e sdirupate, presenti anche al Nord, certamente, a quelle non del tutto malconce e che con gran fatica ogni giorno un granello qui e un altro là, a quelle che magari sì hanno strumenti ma personale non preparato, non formato, non adeguatamente istruito per usarlo. Il paradigma che ogni decreto legislativo o norma contiene, se non le prevede queste scuole, è intrinsecamente stolto.

Allora voglio credere che il Corona Virus non sia la cecità di cui parla Saramago nel suo splendido testo, là dove immagina l’intera popolazione mondiale affetta da un contagio che l’ha resa cieca. A queste scuole, innanzitutto bisognerebbe suggerire soluzioni, senza additare di subito l’eccellenza di certi istituti, imitazione irraggiungibile da parte di molte scuole per evidenti contingenze reali. Non voglio creare polemiche. Vorrei che il mio contributo servisse ad una pacifica riflessione, non ad innescare patologie varie appartenenti al ceppo dell’invidia e della malattia febbricitante del più bravo, del più eccellente. Scrivo per proporre suggerimenti, non per altro, perché la scuola è comunità educante innanzitutto, costituita da persone che si aiutano a vicenda.

La nostra soluzione, nel mio istituto intendo e dico “nostra” non “mia” intenzionalmente perché sono stati i docenti ad inventarsela, una scuola media e due primarie della pianura padana dove non abbiamo costose piattaforme di e-learning, si è proceduto alla creazione di testi, video (autoprodotti e/o recuperati in rete) tracce audio, con link direttamente su Nuvola (registro elettronico) oppure organizzati in un file word o anche attraverso un mini sito di materia – google sites, quindi a video lezioni in diretta streaming attraverso la piattaforma MEET google suite. Si sono utilizzate altre piattaforme digitali quali Edmodo, Padlet, YouTube, Symbaloo in molti casi già in uso in diverse classi del nostro istituto. Quindi a verifiche ed esercitazioni online tramite app dedicate tra i quali Socrative e Learning apps. Quanto alle esercitazioni Invalsi, a tutti gli studenti che devono sostenere le prove INVALSI, ciascun docente, per le proprie materie di riferimento ha inviato link a siti internet per esercitarsi nelle varie simulazioni. Abbiamo lavorato da casa organizzandoci con whatsapp, google drive e video conferenze.

Si tratta di soluzioni economiche, facili da usare, forse tecnologicamente banali per chi ne capisce più di me, ma comunque sia, ci siamo dati una organizzazione in questi giorni di bufera. Inventando, sperimentando, discutendo. Non abbiamo posto limiti alle strategie se non quelli della concretezza e della economicità. Nelle classi più disastrate, semplicemente e poveramente i docenti hanno contattato per telefono tutti gli alunni. Una sola e vera cosa ha fatto la differenza. Il capitale umano. L’ho studiato nei vari manuali di teoria quando ho preparato il concorso da Dirigente e ora ho avuto l’occasione di sperimentarlo nella realtà. Sono gli insegnanti il valore aggiunto, il personale di segreteria, i collaboratori scolastici, i genitori, il presidente del Consiglio, gli Enti Locali. Io mi sono limitata a raccogliere con pazienza e fortuna professionisti di grande preparazione intorno a me, pagati male, trattati pessimamente dallo Stato.

La scuola esiste e resiste, non solo nei giorni di emergenza, ma ogni giorno nei giorni chiari e oscuri del suo vivere quotidiano grazie a chi ci crede ancora, a chi ci mette cuore, a chi non ne fa una gara di efficienza ma di collaborazione e umanità. Nutro la speranza che chi ci guida sappia prima o poi riconoscere che questo è il fondamento di ogni vivere civile.

Cordialmente

DS Elena Salamone

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