Coronavirus e didattica a distanza: un plauso al corpo docente che con pochi mezzi ha garantito la continuità didattica

Vada un plauso al corpo docente, che con i mezzi che ha, e senza una preventiva formazione sull’emergenza, su questo tipo di emergenza, sta valorosamente garantendo la continuità delle attività didattiche, evitando il senso di abbandono in cui sarebbero potuti cadere i nostri piccoli e meno piccoli alunni.

Sia pure con tante eccezioni legate soprattutto alla scarsa dimestichezza con le tecnologie, che non possono certo sostituire la didattica di presenza, e nonostante la “sgarrupatezza” di molti istituti, c’è una sufficiente e pure crescente copertura del servizio scolastico. La carta docente, avviata con la Buona scuola, ha consentito a centinaia di migliaia di insegnanti di dotarsi in questi anni di quella tecnologia avanzata che ha consentito a molti che altrimenti non l’avrebbero acquistata o avrebbero rimandato, di rispondere in tempo reale all’emergenza didattica. Una riflessione su questo punto meriterebbe la condizione dei precari, che la carta non hanno e che stanno facendo tutto con i propri mezzi. E ancora. Molti insegnanti fuori sede che vivono in locazione ma non solo loro hanno la connessione a consumo, che si consuma, appunto, soprattutto con le videochiamate e con il materiale inviato e ricevuto e lavorando da casa hanno bisogno di acquistare in continuazione la ricarica a proprie spese.

Non mancano i problemi anche gravi. Alla violazione del principio di uguaglianza messo in crisi talvolta dal fatto che non tutti gli alunni sono attrezzati con le strumentazioni adatte a ricevere la didattica online, non tutte le famiglie hanno un pc, un tablet, una stampante, non tutte le famiglie hanno un solo figlio, invece tante ne hanno più di uno e non sempre è possibile consentire a tutti di seguire lezioni in contemporanea, non tutti i genitori sono in grado di assistere i più piccini davanti alla tecnologia, visto che lavorano e infatti ciascuno degli insegnanti può verificare come il numero dei presenti alla videolezione non è al completo… ecco, a questa disuguaglianza si aggiungono taluni problemi di privacy che dovrebbero essere risolti. Tanti genitori, assistendo alle lezioni online dei più piccoli, che certo non sono in grado di gestire in autonomia le connessioni alle piattaforme, l’uso del microfono, che va acceso e spento in continuazione, e quello della telecamera, vengono a conoscenza delle difficoltà dei compagni di classe, esposti sul monitor del proprio figlio.

Difficoltà di lettura, di scrittura, di calcolo, capacità logiche, postura, irrequietezza, sonnolenza, diventano in tante occasioni oggetto sia pure involontario di attenzione collettiva da parte di genitori e nonni e rischiano di essere propalate. E’ stato fatto tanto, si sta facendo tantissimo in questa emergenza, si contribuisca anche a eliminare questi problemi. Stiamo parlando di uguaglianza e di privacy, valori sui quali siamo chiamati in tempo di pace a scervellarci anche in sovrabbondanza sul piano burocratico, ma che non possono essere conculcati neppure in situazioni di emergenza. Sul fatto che molti bambini non partecipino alle videolezioni a causa delle esigenze lavorative dei genitori magari si può fare poco, ma neanche si può accettare l’indifferenza diffusa sul punto: quella degli altri genitori, in primis.

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