Coronavirus, didattica a distanza: la chat, come utilizzarla al meglio

di redazione

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Il prof. Lucio Santosuosso Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Genzano di Lucania  ci spiega come utilizzare al meglio una delle modalità più diffuse per la didattica a distanza, la chat. 

Ricordiamo che con la nota del Ministero dell’Istruzione n. 278 del 6 marzo 2020 è stata introdotta la possibilità di realizzare l’istruzione mediante la metodologia a distanza “Resta però la necessità di favorire, in via straordinaria ed emergenziale, in tutte le situazioni ove ciò sia possibile, il diritto all’istruzione attraverso modalità di apprendimento a distanza, …” e in particolare la nota n. 279 dell’8 marzo 2020 con la quale è stato chiarito come realizzare l’istruzione a distanza “Le istituzioni scolastiche e i loro docenti stanno intraprendendo una varietà di iniziative, che vanno dalla mera trasmissione di materiali (da abbandonarsi progressivamente, in quanto non assimilabile alla didattica a distanza), alla registrazione delle lezioni, all’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza, presso l’istituzione scolastica, presso il domicilio o altre strutture. Ogni iniziativa che favorisca il più possibile la continuità nell’azione didattica è, di per sé, utile. Si consiglia comunque di evitare, soprattutto nella scuola primaria, la mera trasmissione di compiti ed esercitazioni, quando non accompagnata da una qualche forma di azione didattica o anche semplicemente di contatto a distanza. Va, peraltro, esercitata una necessaria attività di programmazione, al fine di evitare sovrapposizioni tra l’erogazione a distanza, nella forma delle “classi virtuali”, tra le diverse discipline e d evitare sovrapposizioni.

Con questa ultima nota si invitano, pertanto, i docenti a non assimilare l’istruzione a distanza con una mera trasmissione di materiali. Con questo modo di procedere siamo fermi alla Formazione a distanza di prima generazione che è nata alla metà dell’Ottocento, utilizzava i servizi postali per distribuire materiali cartacei a studenti che difficilmente avrebbero potuto raggiungere le sedi scolastiche.

La seconda nota del Ministero dell’Istruzione precedentemente cita ci chiede di utilizzare la Formazione a distanza di terza generazione, nata a metà degli anni ottanta e basata sull’interazione tra tutti i partecipanti al progetto educativo come elemento centrale. È proprio in questo, infatti, che essa si distingue dai sistemi che l’hanno preceduta. L’utilizzo delle nuove tecnologie, da solo, non basta a dar conto del cambiamento.

In più aggiungo che non è pensabile assegnare compiti e attività da realizzare con la stessa tempistica dei compiti durante l’attività in presenza.

In questa fase è necessario dilatare i tempi di consegna per tener conto, specialmente nella fase iniziale, della necessaria “perdita di tempo” per apprendere l’utilizzo delle tecnologie necessarie alla didattica a distanza.

Una delle domande che con maggior frequenza mi è stata posta è “una volta che ho appreso come utilizzare la tecnologia, in questo caso la tecnologia per fare formazione a distanza, come la posso utilizzare?

Con queste brevi note vorrei rispondere alla precedente domanda fornendo indicazioni, piste di lavoro per introdurre “correttamente” l’utilizzo delle tecnologie per la formazione a distanza.

In queste note mi concentrerò su una metodologia di comunicazione sincrona, cioè la chat.

2. Chat

La comunicazione in presenza con gli studenti è parte integrante del processo educativo.

Noi tutti poniamo particolare attenzione alle nostre abitudini gestuali consapevoli che ciò può rendere il materiale didattico più interessante e può coinvolgere meglio gli studenti nel processo educativo.

La gestualità è importante anche in fase di rinforzo delle comunicazione degli studenti.

Seguire con i ritmi giusti le esternazioni dei ragazzi diffonde un clima di ascolto attento che facilita la comunicazione.

Per tale motivo si richiede un’attenzione speciale quando si passa all’apprendimento a distanza.

L’approccio teorico di riferimento è quello dell’apprendimento collaborativo nel gruppo di pari e della costruzione della conoscenza.

La chat è una comunicazione sincrona cioè in tempo reale ed è necessario che due o più persone siano contemporaneamente presenti all’interno della “stanza” per poter chiacchierare (chattare). Il contenuto della chat esiste solo “adesso e qui”.

Solitamente le chat sono automaticamente archiviare per una successiva visualizzazione (a volte è necessario avere dei privilegi opportuni). Poiché la chat in un sistema eLearning è utilizzata da piccoli gruppi ad esempio dai componenti della “classe virtuale” è possibile, facilmente, monitorare i messaggi.

Per utilizzare la chat come risorsa didattica il docente che intende utilizzarla dovrebbe avere una velocità di battuta pari a circa 70-80 caratteri al minuto. Per valori che si discostano da questo parametro non ritengo utile utilizzare questa risorsa.

L’utilizzo della chat per finalità didattiche richiede:

• un numero di partecipanti limitato. Non si può realizzare una chat con un numero elevato di alunni, ma bisogna limitarsi al numero medio di allievi presenti in una classe cioè costituire la “classe virtuale”;
• bisogna definire un obiettivo didattico predeterminato, cioè un compito accompagnato da un criterio che indichi il livello ritenuto accettabile di esecuzione. Cioè cosa vogliamo che il discente, al termine della sessione di chat sappia? L’obiettivo didattico è definito con esattezza fino a che non si sarà descritto ciò che il discente sarà chiamato a fare per dimostrare che sa, che ha capito o sa fare;
• definizione a priori della tempistica. Una chat deve essere introdotta nel percorso di insegnamento/apprendimento a distanza avendo ben chiara la durata della sessione di chat e quando introdurla;
• regole di partecipazione condivise.

Per la sua natura diretta e istantanea, il dialogo tra gli utenti di una chat è quindi caratterizzato dall’informalità. I messaggi scritti riproducono l’andamento di una conversazione parlata, in cui il tono e l’espressività sono resi attraverso l’uso di componenti extratestuali, segni d’interpunzione e simboli come le emoticon (le cosiddette “faccine”, che sono immagini stilizzate delle espressioni facciali, utilizzate per comunicare un’emozione).

3. Tipologie di chat

Possiamo classificare le chat in due categorie a seconda delle finalità con la quale utilizziamo tale metodologia

3.1. Chat di gruppo
È utile nel momento in cui si vuole far discutere gli studenti in gruppo classe o in piccoli gruppi, approfondendo argomenti già trattati in precedenza con l’apporto di proprie opinioni.
Ciò consente:
• la condivisione in tempo reale di informazioni e opinioni da parte di tutti i partecipanti alla conversazione:
• di mettere in gioco la capacità di ascolto degli altri, di dialogo, di autocontrollo;
• la possibilità di avviare una discussione in tempo reale su un determinato argomento studiato in precedenza da tutto il gruppo, utile allo sviluppo e maturazione in ciascuno di un personale punto di vista sull’argomento trattato;

3.2. Chat diretta tra studente e docente
Solitamente viene richiesta dal discente, per chiarimenti, in seguito allo studio di un determinato argomento, per esempio, un allievo può richiedere un appuntamento in chat al docente per eventuali chiarimenti o richieste più specifiche. Si può consentire ad altri discenti di assistere o partecipare alla discussione se lo ritengono opportuno per un arricchimento culturale.

4. Come programmare una chat

La chat didattica deve essere preparata e non improvvisata. Si possono definire le tre fasi

Pre-chat
• avvisare con qualche giorno di anticipo della possibilità dell’utilizzo della chat indicando giorno e orario dell’incontro programmato;
• invio a tutti i partecipanti di una scheda di presentazione dell’evento online;
• un eventuale “ordine del giorno” con indicazione degli argomenti di discussione. Ognuno dei partecipanti potrà, pertanto, preparare un intervento prima della sessione di chat;
• eventuali materiali di approfondimento già predisposti e stimoli per una ulteriore ricerca personale.

Chat
• accoglienza dei partecipanti da parte del docente/moderatore. Con alunni adulti si può decidere di assegnare il ruolo di moderatore anche ad un allievo;
• sviluppo degli argomenti di discussione favorendo l’intervento da parte di tutti gli allievi. Il docente/moderatore dovrà occuparsi di assegnare la parola a chi non partecipa alla discussione e togliendola a chi dovesse intervenire di frequente per evitare che la chat diventi un monologo da parte dell’allievo predominante, con pochi interventi significativi da parte degli altri alunni. La discussione deve favorire la produzione di un contributo personale da parte di tutti i partecipanti in modo da generare un meccanismo di costruzione della conoscenza attraverso una pluralità di considerazioni, osservazioni e talvolta opinioni contrastanti;
• conclusioni e assegnazione di eventuale attività/compiti da svolgere agli allievi.

Post- chat
• salvataggio della chat. A cura del docente, cancellazione degli interventi superflui e sintesi del dibattito per raccogliere le idee ed eventuale commento degli interventi più pertinenti con spunti di riflessione e/o approfondimento;
• invio a tutti i partecipanti (anche agli assenti) del documento generato al punto precedente.

Per chi volesse contattarmi può scrivermi a:
[email protected]nodilucania.edu.it

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