Coronavirus, didattica a distanza è didattica dell’assenza. Lettera


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Inviato da Eleonora Pellegrini – Rifletto sull’espressione Didattica a Distanza e ci rifletto accostandola all’espressione Didattica Ordinaria, in PRESENZA.

Ordinario è un aggettivo che non mi piace, si può facilmente associare all’immagine di qualcosa di consueto, comune, “di tutti i giorni”.
Ecco non vorrei che il “rumore” che si fa oggi sulla DAD sia legato soprattutto al fatto che si tratti di qualcosa di nuovo. È la novità in una scuola con la s minuscola, normale. La solita scuola. Ordinaria, appunto.

Ma soprattutto rifletto sul successo di questa DAD in quelle che vogliamo continuare a chiamare classi. Le classi virtuali.
Spero onestamente che questo successo sia dovuto solo al fortissimo bisogno di sentirsi meno soli, di sentirsi ancora parte di una comunità, all’ esigenza di colmare L’ASSENZA. Perché la didattica a distanza così come ci è stata imposta nella necessità di creare appunto un “distanziamento” sociale in una situazione di emergenza, è prima di tutto una DIDATTICA DELL ‘ASSENZA. Assenza di contatto, di movimento. Assenza di interruzioni, di discussioni.

Spero che per i nostri alunni la voglia e l’ entusiasmo di essere presenti alle Video Lezioni nascano dalla voglia e l’entusiasmo di ripristinare le relazioni interrotte, di essere sostenuti, accompagnati. E spero che questa voglia li spinga ad una riflessione su ciò che in questi mesi hanno perso, abbiamo perso.

Lo spero. Perché se le ragioni di questo successo sono altre, allora credo che dovremmo confrontarci con il nostro insuccesso di docenti “ordinari”, di docenti in presenza. L’insuccesso, per esempio, di non riuscire a creare un clima di fiducia per il ragazzo timido o introverso. Di non riuscire a mantenere il silenzio e soprattutto a farlo apprezzare. Di non riuscire a motivare. Di non riuscire a dialogare con i nostri alunni.
La vita si vive in presenza. Non in assenza.

Questo dobbiamo insegnare ai nostri alunni che non possono, non Devono avere la sensazione che questa didattica sia meglio.
Lo dico da docente e da genitore. Perché mi rattrista sentire mia figlia contenta di fare video lezioni perché essendo lei timorosa e introversa si sente “protetta” dallo schermo, rassicurata dal pulsante MUTO attivato.

Si chiama evitamento. Ma la Scuola, questa volta con la S maiuscola , deve insegnare ad affrontare, non ad EVITARE. Affrontare la fatica di stare a scuola 6 ORE, la fatica di convivere con gli altri e di condividere.
Allora penso che se davvero vogliamo fare una riflessione sulla DAD, non dovremmo pensarla come un’alternativa, ma come ciò che “potenzialmente” potremmo fare in una classe REALE. Non virtuale.

Ma la realtà è un’altra cosa. Più complicata. Aggiungerei PER FORTUNA.

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