Coronavirus, “diciamo sempre ai ragazzi di non usare i social. Ecco, questo è il momento di usarli”. Intervista ad Elena Vecchi

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“Diciamo sempre ai ragazzi di non usare troppo i social. Ecco, questo è invece il momento di usarli. Con i vostri amici tenetevi in contatto con i social, non uscite di casa e rispettate scrupolosamente le regole dell’igiene”.

Covid-19 e prevenzione: è questo l’accorato appello proveniente dal fronte del contagio, il Policlinico di Modena e rivolto a milioni di studenti italiani e alle loro famiglie e agli ottocentomila insegnanti potenzialmente fruitori delle pagine del nostro giornale. La dottoressa Elena Vecchi, responsabile Igiene Ospedaliera dell’Azienda ospedaliero universitaria di Modena, si occupa della prevenzione e del contenimento delle infezioni in ospedale.

In questo momento Modena fa i conti con il picco dei contagi, con un numero preoccupante e purtroppo crescente di casi e con un numero di decessi molto alto, troppo per essere accettato da una popolazione che si sta misurando ormai da un mese con l’emergenza da pandemia. Le scuole in Emilia Romagna sono chiuse dal 23 febbraio. Dopo qualche giorno di attesa, e in attesa di conoscere gli sviluppi, è partita subito la didattica a distanza, che sta mostrando segni di buona efficienza in tutti gli ordini di scuola. La Regione ha via via aumentato le restrizioni che poi sono state coordinate con quelle del Governo, fino ad arrivare alle decisioni più drastiche e generalizzate che riguardano tutta la Penisola. La città è presidiata dall’esercito e dalle forze dell’ordine che controllano il rispetto delle norme sul distanziamento, unica arma in mano, in assenza di farmaci, per evitare che la pandemia assuma proporzioni apocalittiche. La situazione emiliano romagnola fa il paio con quella gravissima della Lombardia, ma le regioni centrali e meridionali devono prepararsi all’aggressione, poiché il coronavirus, che ha sconvolto la serenità, la vita, le attività scolastiche e sociali, l’economia del nostro Paese, una volta arrivato in Emilia ha preso due strade.

“C’è un’ondata, arrivata qui a Modena – spiega la dottoressa Vecchi – poi si è diretta a ventaglio verso la Spagna e verso il Sud”. Ci si tenga pronti, dunque. Nel frattempo non rimane che attenersi scrupolosamente alle regole. Regole giuridiche basate sull’obbligo di restarsene a casa e sul distanziamento e norme di igiene che dovrebbero essere acquisite da tempo ma che spesso non lo sono. Come il lavarsi le mani spesso: è un gesto semplice, che non richiede grandi sforzi, né sacrifici, e che paradossalmente per questo motivo forse viene snobbato. E invece può salvarci la vita, come si sa dai tempi del dottor Ignaz Semmelweis, che nella prima metà dell’Ottocento capì che la febbre puerperale che colpiva alcune donne subito dopo il parto era dovuta ai batteri presenti sugli operatori sanitari, che la trasmettevano alle puerpere. Pertanto poteva essere evitata semplicemente facendo disinfettare loro le mani. Ci volle molto per farlo capire alla comunità scientifica che, come succede spesso di fronte alle grandi scoperte della Medicina, non prese in simpatia lo scienziato. Semmelweis morì in manicomio, dov’era finito contro la propria volontà. Ora – soprattutto in questo momento tragico per il nostro Paese – si tratta di convincere la popolazione a collaborare: lavatevi le mani spesso. Per questo l’Agenzia sanitaria sociale regionale della Regione Emilia Romagna, con il suo direttore, Maria Luisa Moro, ha messo a disposizione una a serie di documenti, di immagini, di filmati diretti alle scuole anche come prevenzione per il futuro.

Dottoressa Vecchi, qual è il primo messaggio che si può inviare ai nostri studenti, per motivarli alla prevenzione in questo momento drammatico? Ora che sono via da scuola da molto tempo e che sono pure chiusi in casa, premono per vedere gli amici, i fidanzati, i parenti?

“Dico loro che spesso abbiamo detto che usano magari troppo i social. Ecco: questo è invece il momento di usarli. Questo è il momento di tenersi in contatto con i social. Usate le videoconferenze, le chat, non baciatevi, non abbracciatevi, seguite tutte le regole di prevenzione”.

Qualcuno potrebbe essere tentato di riunirsi con i compagni per studiare insieme

“No. Non si può, in questo periodo. L’unico sistema per bloccare la pandemia è il distanziamento. Non abbiamo altre armi. Siccome la malattia si sviluppa in 14 giorni, se la gente collabora e distanzia per 14 giorni non prende la malattia, mentre chi la prende, la sviluppa e va in ospedale e sono così protetti gli altri che non avendo avuto contatto con il malato non la acquistano. Non ci sono altre possibilità”.

Può spiegare quanto sia stato giusto chiudere le scuole?

“Tutto quello che si studia per il contenimento della malattia dipende dalle caratteristiche della virulenza della malattia stessa, dalla sua durata, dal numero di contatti che hanno le persone e dalla presenza di un possibile vaccino. Siccome non abbiamo né un vaccino, né un farmaco che diminuisca la durata della malattia e quindi il periodo di infezione, l’unico modo di contenerla è diminuire il contatto tra persone. Quindi la decisione di chiudere le scuole è stata importantissima”.

Una decisione tardiva, vista con gli occhi di oggi?

“Non è facile prendere delle decisioni politiche che incidono sulla libertà delle persone. Ma la chiusura delle scuole è stata tempestiva. In classe si è molto vicini uno all’altro, si pensi poi agli studenti sulle corriere. Queste situazioni favoriscono molto il contagio che poi avrebbe rischiato di essere trasferito sui familiari. Poi, dato che la circolazione delle persone avveniva fuori dalle scuole, con le ulteriori restrizioni sono diminuiti gli scambi. Stare a casa, tenere i ragazzi a casa è stato meglio”.

Però non si può escludere che il contagio sia avvenuto prima delle restrizioni. Può essere avvenuto anche prima.

“Il contagio è asintomatico e solo nel 15 per cento dei casi si sviluppano i sintomi che in genere sono la tosse e la febbre”

Ci devono essere entrambe affinché si possa sospettare di essere stati contagiati?

“No, basta la sola tosse o la sola febbre. Ma per ammalarsi, in genere, ci devono esser delle patologie pregresse”.

Quali sono gli accorgimenti che possono aiutare sé stessi e gli altri per evitare il contagio?

“L’Agenzia sanitaria sociale regionale della Regione Emilia Romagna, con il suo direttore Maria Luisa Moro, ha realizzato una campagna rivolta alle scuole, che incentiva il lavaggio delle mani. Questo gesto è utilissimo per prevenire il contagio di questo virus e anche degli altri. L’igiene è importante sempre, poiché in questo modo si potrebbe evitare gran parte delle malattie. Sono gesti utili per prevenire questo tipo di contagio ma anche per l’educazione sanitaria, è prevenzione per il futuro. Sono tutti sistemi di prevenzione non farmacologici che – insisto – abbatterebbero per più del 50 per cento le malattie. Quando si tossisce bisogna mettersi la mano davanti, tossire nel gomito, usare il fazzoletto usa e getta, non smoccolare, non toccarsi naso, occhi e bocca, perché sono l’ingresso di altri virus come la bronchiolite, e altre forme virali e altre malattie come la pertosse. Il virus in particolare si trasmette con le mani per contatto e con le goccioline –si parla in questo caso di Droplet, o goccioline di Flugge – che sono pesanti e quindi entro un metro cadono per terra, ecco il motivo del metro di sicurezza. Quando si sta in negozio occorre evitare di affollare i reparti e le casse e di parlare con le altre persone per più di pochi minuti. Inoltre, consiglio, in generale, di aprire spesso le finestre in casa e quando si sarà a scuola anche nelle classi per aerare gli ambienti”.

C’è consapevolezza nelle famiglie, secondo lei?

“Non si fa quanto si dovrebbe. Prima di pensare di prendere antibiotici occorrerebbe puntare su questa prevenzione di base”

Dottoressa Vecchi, sappiamo quanto sia grande la pressione sugli ospedali, compreso il suo, quello di Modena. Il sistema sanitario reggerà?

“Il sistema sta resistendo per ora. C’è tanta partecipazione da parte del nostro personale. Sono tutti molto concentrati per fare del bene e sono molto stanchi perché i turni sono stancanti. Pure le procedure per vestirsi e svestirsi sono impegnative. Temo per le regioni del Sud, probabilmente là sono meno attrezzati, purtroppo hanno pochissimi posti in terapia intensiva. Il contagio passa, ma i malati restano. Un po’ perché si è abituati a non rispettare le regole dell’isolamento e un po’ perché non c’è il livello della nostra sanità. Per questo bisogna fare di tutto, insisto, con la prevenzione, l’igiene personale e il distanziamento”.

Molti si chiedono che cosa succede alle altre patologie acute, come l’infarto o l’ictus, in un momento in cui gli ospedali sono allo stremo con il Coronavirus. Si può stare tranquilli?

“Tutto quello che è urgente è sotto controllo, i servizi sono mantenuti e anche gli interventi oncologici”.

Molti studenti termineranno alla fine di quest’anno travagliato il percorso di studio e saranno alle prese con la scelta della facoltà universitaria. Negli ospedali serve personale?

“Assolutamente sì. Ed è un mestiere, quello del medico e dell’infermiere, con il quale si troverà sempre da lavorare”.

Se non fosse per il numero chiuso.

“Ma no. Se non si entra un anno, si entrerà l’anno dopo, ci vuole pazienza, è solo po’ lunga”.

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L’igiene contro il Coronavirus

A cura dell’Agenzia sanitaria sociale regionale della Regione Emilia Romagna

Caratteristiche della malattia
I sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo includono febbre, tosse, difficoltà
respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte1. Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache. Dato che i sintomi provocati dal nuovo coronavirus sono aspecifici e simili a quelli del raffreddore comune e
del virus dell’influenza, per confermare la diagnosi è necessario effettuare esami di laboratorio. Sono a rischio di infezione le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree infette dal nuovo coronavirus, soprattutto in Cina oppure in zone con presunta trasmissione comunitaria; l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica giornalmente bollettini che descrivono la diffusione del virus nei diversi paesi.

Gli studi

Gli studi pubblicati fino a questo momento su pazienti ospedalizzati, soprattutto a Wuhan in Cina, riportano una età mediana dei casi di 50 anni, con una leggera predominanza di uomini; approssimativamente nel 25% dei casi il decorso clinico è stato grave e sono state necessarie cure in terapia intensiva con ricorso alla ventilazione meccanica nel 10% dei casi; altri studi riportano invece un decorso clinico più benigno nei giovani adulti e nei bambini e fuori dell’area di Wuhan. In generale, la presentazione clinica è stata caratterizzata da febbre nell’83% – 98% dei pazienti, tosse secca nel 76% – 82% dei casi e affaticamento o dolori muscolari nell’11% – 44% dei casi. Sono stati riportati altri sintomi come mal di testa, faringodinia, dolore addominale e diarrea. Tra i parametri di laboratorio alterati sono stati riportati leucopenia (70%), tempo di protrombina
prolungato (58%) e lattato deidrogenasi elevata (40%). Le radiografie del torace sono caratterizzate da lesioni infiltrative bilaterali diffuse e la TAC dimostra infiltrati a “vetro smerigliato o ground glass” (GG) multifocali bilaterali.

Il quadro clinico
La maggior parte delle persone infettate con COVID-19 presenta un quadro clinico non grave e guarisce. Approssimativamente, l’80% dei pazienti con conferma di laboratorio ha una malattia da lieve a moderata, inclusi casi con e senza polmonite, il 14% ha una malattia grave (dispnea, frequenza respiratoria ≥30/minuto, saturazione dell’ossigeno ≤93%, rapporto PaO2/FiO2 <300, e/o infiltrati polmonari >50% del polmone in 24-48 ore) e il 6 % presenta un quadro critico (insufficienza respiratoria, shock settico, e /o insufficienza multiorgano). Sono stati segnalati casi asintomatici, ma secondo un recente report dell’OMS, sembra che la maggioranza dei casi che sono asintomatici al momento del test sviluppino successivamente la malattia.
Le persone a maggior rischio di malattia grave e decesso sono le persone con più di 60 anni e quelle con patologie intercorrenti come ipertensione, diabete, malattia cardiovascolare, malattia respiratoria cronica e tumore. Nei bambini la malattia appare relativamente rara e con sintomi lievi; approssimativamente il 2,4% dei casi totali aveva meno di 19 anni. Una piccola proporzione di questi ha sviluppato quadri clinici gravi (2,5%) o critici (0,2%).
Sulla base dei dati disponibili, si può stimare che la mediana dell’intervallo tra insorgenza dei sintomi e guarigione clinica è approssimativamente di due settimane per i casi con sintomatologia lieve e pari a 3-6 settimane per i pazienti con malattia grave o critica. L’intervallo di tempo tra insorgenza dei sintomi e progressione ad un quadro clinico grave, inclusa l’ipossia, è di 1 settimana. Tra i pazienti deceduti l’intervallo di tempo tra insorgenza dei sintomi e decesso varia tra 2-8 settimane. La letalità di COVID-19 è difficile da stimare, come avviene per tutte le infezioni emergenti nelle fasi iniziali, perché vengono tipicamente diagnosticati per primi i casi più gravi e di conseguenza il denominatore non include i casi a decorso clinico benigno, che non richiedono ospedalizzazione. Inoltre, vi può essere un periodo di 2-3 settimane tra l’insorgenza dei sintomi, la diagnosi e l’esito clinico. La letalità riportata in Cina è intorno al 2,5%; con modelli matematici che hanno tenuto conto anche di casi non segnalati, la letalità stimata è più bassa ed intorno all’1% (LC 95% 0.5%-4%).

Vie di trasmissione
La infezione COVID-19 si trasmette nella maggior parte dei casi attraverso contatti stretti in ambienti chiusi tra persona e persona, per esposizione a goccioline (“droplets”) emesse con la tosse o gli starnuti. Si può anche trasmettere per contatto diretto o indiretto con le secrezioni, ad esempio attraverso le mani contaminate (non ancora lavate) che toccano bocca, naso o occhi. La trasmissione si verifica quando c’è un contatto stretto con un caso sintomatico.

Per saperne di più

http://assr.regione.emilia-romagna.it/

http://salute.regione.emilia-romagna.it/normativa-e-documentazione/multimedia/video/lava-le-mani-proteggi-la-tua-salute-1

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