Coronavirus, come può la scuola rimarginare le ferite emotive della pandemia. Un esempio

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Coronavirus e scuola, la Ministra Azzolina caparbiamente insiste sulla riapertura delle scuole superiori. E’ preoccupata per un  altro tipo di contagio che sta intaccando l’equilibrio psichico e sociale dei nostri ragazzi. Cosa può fare la scuola per continuare ad essere un presidio educativo anche nella modalità online?

Coronavirus e scuola, la caparbietà educativa della Ministra Azzolina

Coronavirus e scuola, quasi mai la scuola è riuscita a catalizzare  su di sé l’attenzione dei massmedia e della politica. Ci voleva la pandemia per rimettere al centro della riflessione generale le istituzioni scolastiche. Due sono i temi che si impongono: i contagi e l’emergenza educativa.

Qui tratteremo il secondo aspetto, partendo dalle ripetute dichiarazioni della Ministra Azzolina “La scuola deve essere l’ultima cosa a chiudere; molti Paesi in Europa e anche fuori non chiudono le scuole. Il rischio zero non esiste  ma i rischi possono essere ridotti al minimo” (20 ottobre), “Gran parte della comunità scientifica ha confermato che i rischi a scuola sono minimi, perché in questi mesi la scuola si è preparata. E poi si devono valutare anche i rischi di tenerle chiuse: noi rischiamo un disastro dal punto di vista psicologico, educativo, sociologico. Quindi compatibilmente con la situazione epidemiologica dobbiamo provare a tenerle aperte…La scuola è la principessa delle attività produttive perché senza formazione questo Paese non ha futuro” (11 novembre). “Non dovete essere voi a pagare il prezzo più alto di questa emergenza. Le scuole sono un ambiente controllato, ci sono regole severe che vengono rispettate con attenzione anche grazie agli studenti. Le scuole devono stare aperte. Una loro chiusura prolungata rischia di impattare negativamente e a lungo termine sulla formazione, sulla capacita’ di apprendimento, sui livelli di istruzione. Sull’emotività dei ragazzi“(novembre).”le scuole sono ancore di sicurezza. Ed aggiungo di salvezza oltre che di sicurezza. …Lo dobbiamo ai nostri  ragazzi perché il futuro con loro non possiamo metterlo tra parentesi. E la politica se vuole fare bene deve proiettare lo sguardo oltre”(18 dicembre).

Ho riportato le dichiarazioni più recenti e a mio parere  significative. Da queste traspare il profilo del docente della Ministra che in diversi modi sta provando a mantenere il punto. Le cronache parlano di Consigli dei Ministri molto concitati  sul tema della chiusura si/no delle scuole, che riferiscono di una Ministra molto determinata . Stesso atteggiamento si ripete anche verso quei Presidenti di regione (Campania, Puglia) sostenitori della chiusura delle scuole. Questa posizione molto netta senza se e senza ma, non le ha evitato la chiusura delle scuole secondarie di secondo grado, decisione purtroppo imposta dalla pessima gestione dei trasporti pubblici.
Questa testardaggine  ha ragioni educative, che rimanda quindi a quell’attenzione verso il ben-essere degli allievi e degli studenti, dal quale scaturisce l’empatia, confermando che l’insegnamento rimanda a Una questione di feeling (brano musicale di R. Cocciante) . E’ la storia professionale della Ministra Azzolina che prima di essere un esponente politico è stata per diverso tempo insegnante. Da diverso tempo il filosofo greco U. Galimberti continua a ripetere il seguente concetto: “Gli insegnanti dovrebbero essere assunti in base all’intelligenza emotiva, senza di essa non si può insegnare

Una sintesi della debacle educativa

Tutto questo però non ci dice nulla sull’emergenza educativa. E’ necessaria una illustrazione, seppur sintetica, del contagio che il Coronavirus sta apportando alla persona, intesa non solo come corpo, altresì come dimensione psichica, relazionale, affettiva, emotiva… Quando tutto sarà terminato potremo capire meglio gli effetti postumi del contagio sanitario, ma sarà necessario anche individuare le ferite meno appariscenti che stanno già segnando gli allievi e gli studenti e non solo.

Se si esclude il periodo estivo, il lockdown sta perdurando da sei mesi e probabilmente continuerà anche nelle prossime settimane. Il primo quello duro e immediatamente percepibile, anche perché violento e imposto da una situazione sanitaria fuori controllo, ha riguardato il periodo marzo-maggio. Da ottobre, stiamo sperimentando una chiusura più morbida. Per gli studenti campani delle scuole di secondo grado si è tradotto in un’interruzione delle lezioni in presenza a ottobre, divenuta poi nazionale da novembre. Indubbiamente questa situazione ha caratteri non più limitati nel tempo con conseguenze molto gravi sulla maturazione dei nostri ragazzi. La pandemia e il conseguente lockdown scolastico hanno favorito la separazione, il distanziamento prima fisico e gradualmente sociale tra i ragazzi. Il confinamento a casa come micro-aula che insieme a quelle degli altri confluiscono solo virtualmente nella classe 2.0,  comporta delle inevitabili conseguenze, a riprova della fondatezza di quanto affermava Aristotele: l’uomo è un essere comunitario.  Inevitabili le conseguenze che si traducono in depressione, ansia e somatizzazioni varie fino ad arrivare al suicidio. Sul sito della regione Piemonte si può leggere il seguente report: “La recente pandemia da Covid 19 ha presentato uno scenario nuovo a causa delle misure di confinamento dentro casa e il distanziamento sociale. Studi recenti, che si riferiscono a ricerche in continua espansione, esplorano gli effetti dell’isolamento forzato, della quarantena e del distanziamento sociale. Una review recente (J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 2020;59(11):1218–1239.) dice che i bambini e gli adolescenti hanno probabilmente maggiori probabilità di sperimentare alti tassi di depressione e molto probabilmente ansia durante e dopo la fine dell’isolamento forzato. Emerge inoltre un aumento della violenza domestica e un maggior rischio di suicidi/tentativi di suicidio”.

Una ulteriore conferma con delle integrazioni proviene da alcuni ricercatori dell’ospedale genovese  che “affermano che il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini e dei ragazzi è associato al grado di malessere dei loro genitori. Questo significa che, all’aumentare dei sintomi di stress causati dall’emergenza Covid-19, nei padri e nelle madri (disturbi d’ansia, dell’umore, del sonno, consumo di farmaci ansiolitici), tra i bambini e gli adolescenti è cresciuta la diffusione dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva. Guidati da Lino Nobili, a capo del dipartimento di neuropsichiatria infantile del Gaslini, gli specialisti hanno condotto un’indagine su 6.800 persone, di cui quasi la metà con figli minorenni. Tra i bambini con meno di 6 anni, i problemi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, i disturbi del sonno (paura del buio, risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi) e i disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione). Mentre nei bambini e nei ragazzi (6-18 anni),è prevalsa una sensazione di mancanza d’aria e una significativa alterazione del ritmo del sonno (con tendenza ad andare a letto molto più tardi e non riuscire a svegliarsi al mattino), oltre che un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore. (Fondazione Veronesi)

Cosa può fare la scuola anche a distanza?

Arrendersi all’inevitabile o tentare di ridurre i danni? Questo è il dilemma che ha la scuola. E’ necessario rispondere nell’unico modo possibile: riprendersi i propri ragazzi! Operazione che non può essere compiuta  puntando solo sulla didattica, ma aprendo la propria azione a tutte le dimensioni ferite dalla pandemia. Tutto questo ovviamente è reso più  complicato dalla intermediazione  di un display. L’impresa però non è impossibile. Occorre  favorire l’emersione dei sentimenti, concludendo gli elaborati con una emoticon disegnata da loro ed eventualmente commentata. Si possono  organizzare lavori di gruppi, finalizzati alla ricerca, individuazione, selezione  di materiale utile alla realizzazione di un progetto settimanale o bisettimanale. In questo il web aiuta molto. La costituzione del piccolo gruppo (6-8 persone) favorisce anche la percezione  di situazioni personali o stati d’animo condivisi in  tutto in parte o solo accennati, attraverso espressioni facciali o frasi dette a metà.

E’ importante riuscire a guardare negli occhi i propri ragazzi e tradurre in attività didattiche quello che resta inespresso a livello di emozioni, e di socialità.
In questo modo si favorisce l’integrazione tra la loro esistenza toccata dal Covid-19 e la scuola, favorendo anche  il pensiero profondo che si alimenta di una comunicazione orale e scritta fatta di subordinate, le sole che possono aiutare i ragazzi e non solo a far emergere la nostra umanità.

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