Coronavirus: chiudere adesso le scuole e anticipare apertura prossimo anno scolastico. Lettera

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Michela Giangualano – In questi giorni sono venuta a conoscenza di molte modalità diverse di affrontare la fase di emergenza della formazione a distanza da parte delle scuole. Non voglio entrare nei dettagli, ma si va da soluzioni molto semplici a soluzioni molto complesse.

Mi sembra però che non vi sia omogeneità nel lavoro svolto dai vari docenti, gruppi di lavoro e istituti scolastici e che soprattutto non vi sia un reale feedback sulle azioni messe in atto.

Ho la sensazione che molto sia improvvisato e raffazzonato – nonostante l’impegno e lo spirito di abnegazione di tanti docenti – e che, solo laddove sia stato già svolto in passato un lavoro pianificato e ragionato sulla didattica a distanza, si riescano a coinvolgere realmente gli studenti in questa modalità di apprendimento alternativa.

Ho sentito che anche la presenza dei docenti all’interno delle scuole è regolata con modalità talora arbitrarie o discutibili: richiesta di riunioni o collegi docenti in presenza, di entrare in aula per tenere le lezioni a distanza, di rientrare a scuola per sistemare i materiali…

Non si possono non menzionare i dirigenti scolastici che, in tempo di sospensione delle lezioni, chiedono di firmare il registro elettronico…

C’è tutto un tam-tam tra docenti, da cui si evince che, in nome della flessibilità, dell’emergenza e dell’autonomia scolastica vengono praticate le soluzioni più bizzarre per dare una parvenza di contenimento del danno arrecato al sistema di istruzione e formazione dalla sospensione delle lezioni.

Le modalità di lavoro scolastico messe in atto nei vari ordini e gradi di scuola e nei differenti contesti sono davvero variegate e il rischio è che si creino disparità di trattamento tra alunni di diversi istituti, ma anche all’interno di una medesima istituzione scolastica.

Penso francamente che questa “anarchia organizzativa” e questo azzardato sperimentare, se pur in qualche modo positivi nel renderci coscienti sia delle pecche (individuali e di sistema), che delle risorse e potenzialità nell’uso delle nuove tecnologie, non siano sufficienti a sostenere l’apprendimento a distanza nel medio periodo.

Il rischio è di marginalizzare proprio gli studenti e le famiglie che non hanno possibilità di accesso alle nuove tecnologie e che si trovano in situazioni socio-culturali più fragili, lavorando solo per i più fortunati, quelli che non hanno bisogno di un supporto fattivo e continuativo per portare a termine compiti e consegne legati all’apprendimento scolastico.

In una situazione emergenziale, in cui sta avanzando un’epidemia che nel giro di un mese metterà a dura prova la tenuta del sistema sanitario, credo che sarebbe più indicata una chiusura totale delle scuole per un periodo di tempo congruo (due/tre settimane). Non mi sembra opportuno, infatti, mettere a rischio la salute di alcuna delle figure che operano nella scuola (Dirigenti scolastici, Direttori dei SGA, personale ATA e docenti), che serviranno in buona salute al momento della ripresa delle normali attività scolastiche.

Benissimo mantenersi in contatto con le famiglie, dare qualche semplice compito da svolgere a casa, invitare alla lettura dei libri di testo, divulgativi o di svago. Benissimo mantenere i contatti a distanza, inoltrare materiali, video, far svolgere qualche esercizio di mantenimento. Da lì a pensare che si possa svolgere un vero programma formativo a distanza – che possa in qualche modo sostituire l’attività didattica, con le sue componenti relazionali, educative e formative – ne passa.

Sarei personalmente favorevole a una prospettiva di recupero del tempo scolastico che attualmente si sta perdendo, tramite un anticipo in tutta Italia dell’apertura del prossimo anno scolastico, in modo da risultare attivi fin dai primi giorni di settembre, con organico aggiuntivo di ruolo e a tempo determinato già assunto per tempo entro agosto.

Potrebbero inoltre essere programmate per il mese di giugno attività straordinarie per sostenere il recupero degli studenti più in difficoltà o che non hanno avuto accesso alle attività di formazione a distanza.

L’unico problema stringente che vedo è quello della preparazione degli studenti che devono sostenere gli Esami di Stato entro metà luglio. Penso che su di loro dovrebbero concentrarsi le attenzioni ministeriali, degli USR e degli Istituti scolastici.

Confido, pertanto, che si trovi una linea comune di azione che valga per tutte le realtà scolastiche e per ogni tipologia d’utenza.

Grazie per l’attenzione.

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