Coronavirus, cattiva notizia è la promozione per tutti gli studenti. Lettera

Lettera

Inviato da William Barberi – Cari colleghi, è di ieri la notizia della didattica a distanza obbligatoria e non più su base volontaria a partire dall’anno prossimo, probabilmente, in quanto il decreto approvato in CDM dovrebbe riguardare l’anno scolastico venturo.

Questa è la notizia buona, perché significa che la scuola non abbandona mai il proprio compito e già con l’inizio dell’emergenza si è visto quanti di noi si sono adoperati con successo per mettere in atto strategie nuove e poco abituali per istruire i ragazzi.

La notizia cattiva è la promozione per tutti.
Vi chiedo: su che base civile e costituzionale si può esautorare la sovranità di un Consiglio di Classe? Un collegio di docenti che si riuniscono per valutare e ragionare circa il profitto e l’impegno di studenti che seguono continuativamente per un anno intero, ora anche a distanza, ha valore? Siamo ancora in grado di esprimere un giudizio, sempre e comunque per il loro bene in quanto gruppo classe anche ora, o abdichiamo a questa imprescindibile funzione?

Ve lo chiedo perché, fino a prova contraria, la scelta è nostra, non di un ministro, dimostratemi il contrario, guerra o cataclisma che sia, così come, fino a prova contraria, come operare un paziente e cosa fare è scelta del medico, guerra o cataclisma che sia, non di un ministro.
Ragioniamo: tra i paesi meno colpiti al mondo per numero di morti e strutture ospedaliere al collasso ci sono la Germania, il Giappone, la Corea del Sud e Hong Kong, paesi dal grande senso civico.
Proprio così: le misure di contenimento da sole non servono se una popolazione coscienziosa e disciplinata non le rispetta, nonostante divieti e sanzioni. O la popolazione è matura o il contagio è virale, in entrambi i sensi. E non sto affermando la correlazione verificabile con un grafico tra senso civico e numero di casi, ma tra i comportamenti spontaneamente derivanti dal senso civico, perciò condivisi e facilmente attuabili e il numero di casi.

In Italia stiamo conducendo una guerra disastrosa da molti punti di vista per l’inciviltà diffusa: assalti ai supermercati, mascherine, alcool e gel igienizzanti spariti dal mercato in quanto acquistati da pochi in quantità esorbitanti, assembramenti nonostante molti moniti, eccetera.
È ovvio, dunque, che in una situazione simile, il ripiego di molte forze in campo avvenga nella trincea difensiva della sanità, che da sola si trova a far fronte all’onda di piena che gonfia quasi senza sosta, perché quando un esercito arretra si trova a difendere il fronte da posizioni statiche, incavate in strutture difensive di contenimento, possibilmente ben attrezzate.
La sanità ora è la trincea.

Pensate cosa significherebbe dire ai medici e agli infermieri: mandate tutti a casa, dimetteteli tutti, a tutti i pazienti è condonata la diagnosi e nessuno ha più bisogno di cure.
Ecco, e la scuola?
La scuola è una trincea di civiltà allo stesso modo della sanità, anzi, se vogliamo, un fronte offensivo all’inciviltà, una linea d’attacco che deve entrare nel cuore dell’ignoranza e delle cattive abitudini e insegnare la scientificità dei valori umani, la loro efficacia di contenimento molto più delle coercizioni.
Senso civico significa che nei processi di comunicazione tra le varie componenti del sistema paese non vi siano intoppi o conflitti, perché la burocrazia efficiente, la politica costruttiva sono il riflesso di un popolo cui è caro il valore della cosa pubblica, e non dove invece regnano egoismi personali, piccole grandi violazioni come buttare sigarette consumate in strada o mancare una precedenza.
Senso civico significa amare la scuola e riconoscerle la sua seria funzione formatrice, umana perché comprensiva e accogliente, ma onorabile e onorata perché deposito di conoscenza.

In uno stato come il nostro dove la trincea è stata già indebolita (tagli alla sanità in tutti questi anni, denari pubblici sprecati nella costruzione di opere mai portate a termine, dottori e infermieri vilipesi da un’ignoranza e intolleranze diffuse in più contesti) e dove quindi l’epidemia sta riversando un fiume di persone in ospedali da campo, possibile che vogliamo assistere al colpo di grazia di una scelta politica che anziché rafforzare le nostre difese e aumentare la potente arma del senso civico, miri a esautorarla del tutto e a scagliare nel futuro un’orda di giovani sopravvissuti affatto inconsapevole della crisi affrontata?

Proprio perché la situazione è eccezionale la scuola deve essere eccezionale e le deve essere riconosciuta la sua eccezionale funzione! Proprio perché siamo in crisi occorre tenere fermo sulla solidità del pilastro irrinunciabile dell’istruzione e affidarsi agli insegnanti al pari dei medici. Noi non rischiamo la salute come i medici, saranno i nostri alunni, cittadini formati di domani, a proteggere la salute dell’Italia come oggi già riescono i cittadini coreani o giapponesi.

Le basi del ragionamento sono due: il senso civico come forma di difesa di un popolo (gli esempi sono citati sopra) e la sovranità di un consiglio di classe sempre e comunque, soprattutto di questi tempi in cui la didattica a distanza viene giustamente proclamata obbligatoria, che significa per noi non avere più i confini classici di un edificio scolastico, e per la spiegazione e per la valutazione.
La sanità è la trincea di oggi, la scuola è l’offensiva di domani.

Cari colleghi insegnanti, a motivo del nostro attaccamento al senso del dovere e della passione del nostro operato, vi domando con tutto il cuore di rivendicare il nostro ruolo, facendo presente alla politica che siamo perfettamente in grado di valutare i nostri ragazzi, senza che ci venga detto come fare, e che, anzi domandiamo perfino più sostegno e rispetto, dignità e riconoscimento sociale di quello attuale. Anche perché, pensiamoci, con che faccia ci guarderebbero i medici e gli infermieri che operano con così alacre dedizione, sapendo che nelle mani di un paese che difendono con la vita, stiamo consegnando una generazione di giovani non preparati a dovere per la prossima pandemia?

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