Coronavirus: cari papà e care mamme, noi maestre non siamo felici di stare a casa. Lettera

Lettera

inviata da maestra Rossella Coticella –  Cari papà e care mamme, noi maestre non siamo felici di stare a casa.  Voi neanche immaginate lo sgomento che, oggi, era quasi tangibile tra noi e non vi nascondo che, salutandoci, è scappata qualche lacrima.

Spesso, ciò che è giusto fa paura, è scomodo: chiudere le scuole sembra sia una misura necessaria, di contenimento, per salvaguardare la salute di tutti.
La salute.
Di tutti.
Lo so, in questo momento storico, confuso, di crisi politica, valoriale, economica, dove tutto è veloce ed è apparenza, chi ha figli piccoli, in età scolare, si trova in una condizione di grande fatica, a volte di vuoto e la notizia della scuola chiusa può creare rabbia e ancor più incertezza.
Però, nel disorientamento generale, provate ad andare meno di corsa, abbandonate i social, guardate veramente negli occhi i vostri bambini e ascoltateli, si sentiranno come a scuola, dove le maestre dimenticano le preoccupazioni, sono sempre disponibili a prestare loro attenzione, trovano l’energia per reggere l’impegno di educare e pongono i vostri figli prima di se stesse, non possono permettersi di abdicare ad un ruolo che è, innanzitutto, il vostro.
Ma che ne sapete voi di quante volte ci vengono in mente i bambini anche quando siamo a casa e pensiamo a quale gioco, lettura, esercizio fare per risolvere un problema.
Cari genitori, in questi giorni, se proprio non sapete come fare, mi viene in mente uno scrittore americano, Robert Fulghum, che nel 1986 scrisse come si impara ad essere un ottimo cittadino andando  “all’asilo”, provateci anche a casa:
La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparata “all’asilo.” La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia. Queste sono le cose che ho appreso:
Dividere tutto con gli altri.
Giocare correttamente.
Non fare male alla gente.
Rimettere le cose al posto.
Sistemare il disordine.
Non prendere ciò che non è mio.
Dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno.
Lavarmi le mani prima di mangiare.
I biscotti caldi e il latte freddo fanno bene.
Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno.
Fare un riposino ogni pomeriggio.
Nel mondo, badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri.
Essere consapevole del meraviglioso.
Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così. 
I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.
Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte: GUARDARE.
Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole Auree, l’amore, l’igiene alimentare, l’ecologia, la politica e il vivere assennatamente.
Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrerà vero, chiaro e incrollabile.
Pensate a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti , l’intera umanità prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove 
l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.
Rimane sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti.

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