Coronavirus. Bisogna cambiare punto di vista nella scuola. Lettera

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Inviato da Mariangela Ceriati – Ho appreso la “bella notizia” che la Ministra Azzolina ha intenzione di fondare “una scuola nuova”, a partire da settembre.

Per realizzare questa impresa, ha nominato una commissione di esperti. Ottima scelta, persone validissime, portatori meravigliosi di capacità innovative.
Saranno sicuramente importanti i “cambiamenti” che deriveranno dal loro lavoro.

Vorrei comunque, condividere con lei alcune osservazioni che credo utili per evitare errori commessi in passato.
Una visione prevalentemente teorica e “di studio”, stando fuori delle classi, difficilmente permette di acquisire dati fondamentali sulla REALTA in cui sono immersi e VIVONO i bambini, prima di essere alunni, a partire dai piccoli, quelli di tre/quattro/ sei anni.

Sono convinta che i suoi collaboratori siano dotati di sufficiente apertura e disponibilità intellettuale, tanto da riuscire a VEDERE al di là delle tante, troppe facciate che sono state erette a protezione dell’Istituzione Scuola negli ultimi trenta, quarant’anni, tuttavia, credo sarebbe utile la presenza di professionisti con dotazioni complementari, soprattutto di esperienza, ad esempio due o tre provenienti dalla scuole dell’Infanzia, o qualche insegnante proveniente dalla trincea vera, ad esempio da una seconda classe di una scuola primaria, con 12 o 15 bambini problematici, DSA, con disturbi Oppositivi-Provocatori, ADHD, B.E.S., e chi più ne ha più ne metta.

In questo momento in cui il coronavirus sta mettendo in luce la quantità enorme di conseguenze sul piano psicologico che ne avremo, penso possa essere di grande giovamento una apertura a una visione psicologica. Mi fa molto piacere, ad esempio trovare il nome di Daniela Lucangeli tra i tanti esperti.

Non si può concepire una grande rivoluzione senza prendere in considerazione le nuove scoperte delle neuroscienze, che hanno scardinato l’impostazione didattica esclusivamente su base del cognitivismo che oggi domina nelle scuole, e hanno rivalutato il ruolo delle emozioni per la costruzione dell’intelligenza e dell’apprendimento. Basterebbe questo; e sarebbe fondamentale organizzare dei corsi di formazione degli insegnanti capillari, giganteschi e roboanti!

Temo sarebbe un errore se la “grande rivoluzione” di questa nuova scuola fosse esclusivamente dedicata alla didattica. Soprattutto se focalizzata sulle scuole superiori per poi estendersi con gli stessi principi e la stessa organizzazione anche alle medie, alla scuola primaria e dell’infanzia.

Così come sarebbe un vero peccato perdere questa occasione di introdurre finalmente l’IDEA e L’UTILIZZAZIONE della PSICHE all’interno delle scuole. Soprattutto alla luce del fatto che OGGI LA PEDAGOGIA NELLE SCUOLE NON BASTA PIÙ! E nemmeno la neuropsichiatria serve a risolvere i problemi. C’è bisogno urgentemente, prepotentemente della PSICOLOGIA. Non di quella clinica, ma di una psicologia diversa, che ancora non esiste ufficialmente. (a me piace ridefinirmi, con fantasia, psicologa educazioni sta)

C’è urgenza assoluta di cambiare il punto di vista. E’ più che chiaro che quello su cui ci siamo basati fin’ora non funziona.
Il punto di vista che si è “costruito” progressivamente dentro di me deriva dall’osservazione diretta di quello che avviene realmente, concretamente tra i bambini, tra gli insegnanti, in 15 anni di permanenza continuativa nelle classi, dalla Scuola dell’Infanzia alla scuola media, da settembre a giugno, dal 2002 al 2016. La mia osservazione è stata non in qualità di insegnante, ma come psicologa/psicoterapeuta, quindi con occhio più allenato a guardare e vedere le cose in modo più ampio e più profondo. Quello che ho VISTO è stato qualcosa di sconvolgente: in primo luogo la grande sofferenza che permea tutte o quasi le aule di tutte le scuole.

Soffrono gli insegnanti, in primo luogo soffrono i bambini e, per induzione soffrono i genitori. Le percentuali statistiche dei problemi, che conosciamo bene, e che riflettono un quadro assolutamente poco confortante della situazione Italiana, parlano chiaro e sono in continuo aumento. Ma su questa condizione di disagio e di vera e propria sofferenza, non viene considerata e si continua con gi stessi errori come se i numeri non corrispondessero a individui reali.
Già dal 2002 ho verificato quanto sia vero che tanti dei problemi nascano da situazioni che hanno a che fare con il mondo emotivo e affettivo dei bambini.

La produzione didattica non può più prescindere dalla FORMAZIONE dell’individuo. E per concretizzare questa NECESSITA’ è assurdo continuare a tenere gli psicologi fuori dalla scuola. La prima domanda che dobbiamo porci, prima di qualunque ogni altra pseudo esigenza, è “come saranno i bambini che rientreranno nelle classi?” E’ fondamentale partire dai loro vissuti e dalle loro emozioni: è abbastanza prevedibile pensare che ci saranno sicuramente profonde diversificazioni tra i bambini a seconda dei contesti famigliari in cui avranno trascorso questo periodo straordinario e stranissimo di segregazione in casa. E poi sono tante le domande da cui ripartire.

Quante e quali saranno le ferite nella loro psiche? Quanti saranno quelli diventati “Hikikomori”? Cosa avrà significato per loro questo innaturale periodo di mancanza di movimento, di compressione del corpo? Di fisicità affettiva mutilata? Come si saranno confrontati con la paura propria, dei propri genitori, con l’angoscia, con la scomparsa improvvisa di un nonno o dei nonni o di una persona cara e poi la sua, la loro morte? E con l’angoscia della possibilità della propria MORTE! E ancora: in questo orribile momento le violenze sulle donne è aumentato del 74%. E sui bambini? In quante famiglie donne e bambini, nel più totale silenzio, e nella più totale disperazione avranno vissuto situazioni di abbrutimento, di sopraffazione di crudeltà e di violenza?

Soprattutto, saranno i bambini pieni e gonfi di domande che a casa non avranno potuto fare o che avranno avuto paura di fare. BISOGNERA’ dare loro delle risposte. Agli insegnanti bisognerà dare il TEMPO e il MODO per essere adeguati a ricevere questi bambini; il “recupero degli apprendimenti” andrà avviato con moderazione, con dolcezza, con tanto RISPETTO per la loro situazione emotiva, se vogliamo evitare disastri ancora maggiori. E sarà necessario, indispensabile, tanto aiuto di psicologi a sostegno degli insegnanti e dei bambini.

Altro punto che nessuno vede è che il problema più grave, praticamente di tutte le classi è la DISCIPLINA! O meglio, la mancanza di ATTENZIONE alla DISCIPLINA. Vale a dire insegnare ai bambini il PRINCIPIO del RISPETTO e il RISPETTO delle REGOLE. Nessuno se ne cura, nessuno se ne preoccupa. Eppure è questo il terreno fertile su cui attecchisce tanta gramigna: i tanti problemi, da quelli di comportamento che vengono poi facilmente stigmatizzati come “disturbi oppositivi provocatori del comportamento”, ma anche tante difficoltà di apprendimento, o problemi neuro cognitivi di vario tipo.

La lunga esperienza maturata mi ha portato alla convinzione che tante tra queste gravi disfunzionalità della scuola hanno una stessa origine: le MODALITÀ EDUCATIVE e RELAZIONALI dei genitori, ma anche degli insegnanti poggiano su PRINCIPI SBAGLIATI . E così, nelle varie e diversificate situazioni in cui un bambino o una bambina può dimostrare particolari necessità di attenzione, spesso le motivazioni non vanno ricercate in presunti “mal- o dis-funzionamenti” del bambino stesso, ma piuttosto nel comportamento degli adulti, genitori e insegnanti, che, pur inconsapevolmente, commettono errori di tipo relazionale, comunicativo, educativo.

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