Coronavirus, assegniamo ai nostri alunni non i soliti “compiti a casa”, ma compiti autentici, fattibili, creativi. Lettera

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inviata da Anna Conti  – Sono un’insegnante di scuola primaria. Mi permetto di condividere queste poche righe di riflessione sul senso di ciò che ci accingiamo a fare in questi giorni sospesi.

Immagino che molti di noi si siano già attivati innanzi tutto a ristabilire un contatto in primo luogo emotivo: i nostri alunni stanno vivendo un momento molto difficile dal quale usciranno certamente diversi, forse più maturi.
Ma ora, come educatori, credo dobbiamo in primis far loro sentire che “ci siamo”, offrire loro opportunità di comunicare i propri stati d’animo e i propri pensieri. Non penso sia proficuo caricarli di compiti che servono a poco, sono svolti mal volentieri e creano stress ulteriore alle famiglie già pesantemente messe alla prova.
Forse accanto alla tecnologia che è sicuramente un mezzo molto utile del quale avvalerci, vale la pena di scatenare la fantasia e proporre consegne fattibili, piacevoli, creative che siano la sintesi di contenuti disciplinari e vita reale. Quale momento, aihmè, più favorevole per inventarci dei “compiti autentici” che mettano in sinergia le proposte formative che solo la scuola sa offrire con le esigenze di questo tempo denso di incognite che non è possibile nascondere?
L’ansia del programma (che da tempo non c’è più) potrebbe trasformarsi in ricerca condivisa di proposte che escano dalla routine del “preconfezionato” per provare ad inventare qualcosa di sentito, di vissuto, di filtrato dalle nostre persone, dalle nostre competenze, dalla nostra sensibilità.
Credo che molti lo stiano già facendo. Magari in silenzio. Lontano dai riflettori.
Grazie.

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