Coronavirus, Anquap: valutare provvedimenti di chiusura delle scuole

di redazione

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“Riteniamo che ove sussistano condizioni di rischio per la salute delle persone, si debba procedere con provvedimenti di chiusura e non solo di sospensione delle attività didattiche”.

Giorgio Germani, presidente dell’Anquap (Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche), commenta così le misure urgenti contenute nel decreto legge varato dal governo per contenere e gestire l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Tra le altre misure, il decreto prevede la possibile sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, la sospensione dei viaggi d’istruzione organizzati dalle istituzioni scolastiche e la chiusura con limitazione dell’attività degli uffici pubblici. Secondo Germani, “Nei casi di chiusura o sospensione ci troviamo di fronte alla condizione che l’assenza dal servizio non è imputabile alla volontà del lavoratore e, quindi, consideriamo applicabili al caso di specie le norme contenute nel codice civile in casi di impossibilità all’adempimento di una prestazione”.

Stesso principio per le mancate gite scolastiche. “La sospensione disposta per uscite didattiche e viaggi di istruzione – spiega Giorgio Germani – deriva da causa di forza maggiore. Ciò determina le condizioni per procedere alla risoluzione dei contratti allo scopo stipulati per impossibilità sopravvenuta, come prevede il codice civile. L’atto di risoluzione deve essere assunto dai dirigenti delle scuole che hanno stipulato i contratti afferenti le uscite didattiche e i viaggi di istruzione”.

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