Coronavirus, “al rientro dovremo gestire un diffuso disturbo post traumatico da stress degli studenti”

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“I conti si faranno poi, ma bisognerà farli per forza. E saranno salati, perché l’attuale epidemia porta con sé un elemento di rischio in più rispetto ad altri eventi catastrofici del passato: l’isolamento sociale, la distanza fisica”.

L’Agesc, l’Associazione genitori scuole cattoliche, non ha dubbi. La pandemia in atto nel nostro paese lascerà un disastro psicologico e psichiatrico alle proprie spalle. A pagare le conseguenze saranno i bambini, i ragazzi, gli adulti. Saranno colpiti i più fragili, certo, ma quasi tutti dovranno presto fare i conti con la realtà. Una realtà, aggiungiamo noi, che coinvolge i nostri studenti, costretti a una vita di reclusione casalinga e di convivenza forzata, impossibilitati a frequentare i propri pari, gli affetti, gli amori, gli amici del cuore, le maestre e i maestri, gli insegnanti tutti, la scuola. Intanto il pedagogista Daniele Novara chiede: “Liberiamo i bambini e riportiamoli nelle aule. Ritengo che il rischio di crescita dei bambini più piccoli sia un pericolo grave che merita la stessa attenzione delle complicanze viral. E’ vero che i bambini più grandicelli si adattano, ma in maniera puramente passiva: tanto il tempo passa e la loro crescita può risultare compromessa”

“Figli a casa, genitori in cassa integrazione, mamme senza lavoro”, prosegue l’associazione, che ha sviluppato “Agesc vicina ai genitori” – Webinar di formazione online per genitori. I primi due incontri sono stati condotti da Leonardo Milani, psicologo, mental trainer, sul tema: Rimanere in equilibrio. Non solo risposte ma anche suggerimenti per affrontare al meglio i giorni che restano di “isolamento”. Video e materiali degli incontri saranno disponibili a breve sul sito www.agesc.it. Figli a casa, genitori in cassa integrazione, mamme senza lavoro, si diceva. E quando tutto questo un giorno sarà finito, “avremo un’esplosione di crisi ansioso-depressiva – insistono all’Agesc – dovute principalmente al manifestarsi di un disturbo post traumatico da stress, come aveva denunciato fin da subito in una nostra intervista la professoressa Cinzia De Angelis, docente e psicoterapeuta di Civitavecchia. “Siamo come in guerra – aveva spiegato la docente – siamo in pieno Ptsd, il disturbo post traumatico da stress”.

Sostanzialmente, prosegue l’associazione, “non abbiamo avuto tempo di adeguarci all’ignoto. Quello che ci sta accadendo non assomiglia a niente che l’essere umano abbia sperimentato in passato. La pandemia, l’isolamento. È come se l’evoluzione fosse stata costretta a saltare troppe tappe e gli effetti psicologici sono già evidenti: sgomento, paura, ansia, depressione, insonnia che aumentano nel tempo. C’è chi non riesce a prendere sonno e chi inverte il giorno con la notte, qualcuno non fa altro che mangiare, qualcuno non fa assolutamente niente e qualcuno giura di non uscire più anche quando sarà permesso. Questo dopo quattro settimane di quarantena. Il virus misterioso, le misure di restrizione, le ricadute economiche, la malattia e la morte di persone care hanno prodotto la tempesta perfetta”. Anche se molti rassicurano o minimizzano, invitando a pensare piuttosto ai medici e agli infermieri che sono stati in prima linea contro il virus, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, imaginando che dopotutto non stia succedendo granché di terribile nelle famiglie, che pure sono alle prese con la didattica a distanza dei figli, con i problemi del digital divide, con le discriminazioni connesse, con la perdita del reddito, in realtà le cose sembrano più gravi di quanto si possa immaginare.

Secono i dati forniti dall’Agesc, “il 37% degli intervistati accusa sintomi da stress post traumatico, il 17,3% è depresso, il 20,8 % ha l’ansia, il 7,3% non dorme, il 21,8% è alle prese con uno stress percepito di grado elevato e il 22,9% lamenta disturbi dell’adattamento. I conti si faranno poi, ma bisognerà farli per forza. E saranno salati, avvertono gli esperti, perché l’attuale epidemia porta con sé un elemento di rischio in più rispetto ad altri eventi catastrofici del passato: l’isolamento sociale, la distanza fisica. Terremoti, uragani o attentati come quello dell’11 settembre sono sempre stati accompagnati da disturbi assortiti di stress post traumatico, abuso di sostanze e violenze domestiche. Il 25% degli abitanti di New York ammise per esempio di essersi attaccato alla bottiglia dopo il crollo delle Twin Towers e l’epidemia di Sars fece aumentare i disturbi d’ansia nei pazienti e nel personale sanitario. Questa volta è peggio: anche chi non è direttamente coinvolto dall’infezione paga gli effetti dell’interruzione della attività abituali, della solitudine o della convivenza forzata. Tutti noi mettiamo in atto meccanismi mentali e comportamenti che si sono sviluppati durante l’intero arco dell’evoluzione della specie: primitivi, basilari, automatici. Specialmente quando si tratta della salvaguardia personale e protezione del nucleo familiare. Ma adesso è saltato tutto”.

Che cosa fare? In questi casi, racconta Leonardo Milani, protagonista degli incontri dell’Agesc, “è opportuno rimanere in equilibrio, non solo per noi, ma anche per i nostri figli. Intendo dire che dobbiamo utilizzare la parte razionale del nostro cervello per riuscire a orientare il pensiero in attitudini costruttive. Con tutto il rispetto per le persone che hanno subito perdite dei propri cari, naturalmente. Cosa significa? Due cose in pratica: pianificare e fare, realizzare. La mente umana rimane maggiormente in equilibrio se è occupata e programma le attività. Questa strategia permette ai pensieri di renderci meno soggetti ad ansia e preoccupazioni. Inoltre il risultato crea un senso di soddisfazione che molti hanno provato quando concludono ciò che si sono proposti. Significa sostanzialmente avere risposte emotive adeguate e proporzionate ai vari eventi. A volte invece ci lasciamo prendere dalle emozioni negative senza lasciare emergere quello che abbiamo tutti in potenziale: l’aspetto razionale, ovvero ce la prendiamo per eventi che non hanno un importante peso specifico nella nostra vita”.

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