Coronavirus, 12mila scuole paritarie rischiano chiusura, 100mila dipendenti licenziamento. Kaladich (FIDAE): noi discriminati [INTERVISTA]

Sono circa 12mila le scuole paritarie nel nostro Paese e non sfugge oramai a nessuno il destino incerto che le attenderà nei prossimi mesi quando, superata l’emergenza, si dovranno fare i conti con un tessuto produttivo gravemente minato e la disoccupazione alle stelle.

Tuttavia le richieste di sostegno economico a loro favore presentate nei giorni scorsi come emendamenti al decreto Cura Italia potrebbero, almeno in parte, scongiurare lo scenario apocalittico della chiusura di tanti istituti e preservare così la libertà di scelta educativa delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese.

Non si sa ancora in che misura queste istanze saranno accolte, ma gli estensori del documento si aspettano dal Governo la giusta considerazione, dal momento che la stragrande maggioranza delle scuole paritarie primarie e secondarie ha fatto la propria parte fin dal primo giorno di chiusura assicurando la didattica online e restando così accanto ai ragazzi e alle loro famiglie. Ne abbiamo parlato con Virginia Kaladich, Presidente della FIDAE, la federazione di Scuole Cattoliche primarie e secondarie che riunisce sotto la sua sigla più di 4mila istituti.

Presidente, le note ministeriali di queste settimane si sono rivolte quasi esclusivamente alla scuola statale, come se le 12mila scuole paritarie, i 900mila allievi, i quasi 2 milioni di genitori, i 100mila dipendenti non esistessero, come se dovessero tutti arrangiarsi tra loro. Sembra una svista grossa, lei come la giustifica? Purtroppo più che giustificare bisogna dire chiaramente che in Italia perdura ancora una grande discriminazione nei confronti della scuola paritaria. Dispiace doverlo dire in un simile frangente, perché l’emergenza che stiamo vivendo avrebbe dovuto in qualche modo mettere tutti sullo stesso piano e poi anche perché proprio nel mese di marzo abbiamo ricordato, per quanto possibile, i 20 anni dall’approvazione della legge 62 sulla libertà di scelta educativa. È una questione anche culturale che parte da lontano e che viene di tanto in tanto alimentata in maniera trasversale anche da alcuni politici, una distorsione in base alla quale le rette pagate dalle famiglie degli alunni che frequentano le paritarie sarebbero sufficienti per pagare tutte le spese degli istituti paritari, che quindi si trovano ogni volta esclusi da qualsiasi tipo di aiuto statale. Non è così, la scuola paritaria è parte del sistema scolastico nazionale e la libertà di scelta educativa è un diritto sancito per legge, e anche nella nostra Costituzione.

Se accolti solo in parte, gli emendamenti sarebbero sufficienti a tamponare l’emergenza finanziaria in cui versano gli istituti? Quali misure le sembrano al momento più urgenti?

In questo momento è chiaro che qualsiasi misura può essere una boccata di ossigeno per tutto il nostro sistema, in particolare riteniamo importante l’emendamento riguardo la detraibilità delle rette scolastiche e anche tutti gli aiuti che possono essere dati in tal senso alle famiglie. Sarebbe anche importante interrompere per gli istituti qualsiasi pagamento, come le rate dei mutui, dei prestiti o dei leasing, ed accedere al Fondo centrale di garanzia perché manca liquidità e bisogna pagare docenti e personale almeno per garantire la sopravvivenza delle nostre scuole.

C’è sicuramente chi ha storto il naso già per l’accelerazione con cui saranno erogati i contributi del fondo ordinari… eppure gli steccati ideologici in un momento di emergenza epocale come quello attuale potrebbero e dovrebbero abbassarsi in nome della coesione sociale, non trova?

Va detto prima di tutto che è tempo che si passi dal contributo al finanziamento certo. Dispiace che si faccia così fatica, ogni anno, ad ottenere dei fondi che ci spettano per legge e che non sono un favore da parte dello Stato, sembra quasi che si venga a chiedere un regalo o un’elemosina. Non voglio fare polemica né entrare in discussioni sterili con chi si ostina ancora in battaglie ideologiche contro le paritarie, ma vorrei ricordare che, se vogliamo guardare solo al lato economico, lo Stato con gli istituti paritaria risparmia circa 6 miliardi l’anno e questi istituti purtroppo diminuiscono.

Ogni anno, a settembre c’è chi non riapre più e con il coronavirus quest’emergenza è ancora più grande.

Superata l’emergenza, ci saranno tempi duri per la ricostruzione di una fetta di economia che in queste settimane è andata distrutta. Lei è tra quelli che credono potrà essere il momento per affermare definitivamente il criterio di ‘costo standard di sostenibilità’ (declinabile in convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher, ecc.), cioè quella sorta di ‘quota capitaria’ spettante all’alunno che va poi alla scuola prescelta?

Questa è una riflessione che abbiamo fatto con il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, serve una riorganizzazione del finanziamento di tutto il sistema di istruzione italiano, comprensivo di scuole statali e scuole paritarie, affinché si possa definire con chiarezza la “quota capitaria”, e cioè quella somma necessaria per garantire l’istruzione di ogni alunno. Tale quota sarebbe il punto di partenza per istituire un fondo di bilancio permanente che andrebbe a coprire le quote capitarie di ogni alunno e quindi a definire la somma da versare ad ogni istituto scolastico. Questo però non toglie che, una volta raggiunta la vera parità giuridica ed economica, ci saranno sempre delle spese a carico delle famiglie, che dovrebbero quindi ricevere degli aiuti sotto forma di detraibilità delle rette pagate.

Per concludere, una domanda sul fare scuola di questi giorni: pensa che dopo la massiccia accelerazione verso le tecnologie digitali determinata dall’emergenza, la didattica uscirà davvero rinnovata in alcune metodologie di trasmissione, di interazione con i ragazzi? Si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire o di una “didattica dell’emergenza” che sarà dimenticata in fretta?

Queste settimane di lavoro da casa, di didattica a distanza, sono sicuramente un arricchimento per tutti. In primis per noi docenti che stiamo imparando a padroneggiare una tecnologia che usavamo in maniera ordinaria, ma che mai ci saremmo immaginati sarebbe diventata lo strumento quotidiano per fare le nostre lezioni. È un arricchimento anche per gli studenti che danno un altro senso all’ipertecnologia in cui sono immersi e in cui spesso si disperdono ed è un’occasione anche per le famiglie che possono vivere più da vicino quello che fanno i figli durante una giornata di scuola. Certamente ci manca l’aspetto sociale, la scuola è fatta di confronti, di capacità di mettersi alla prova e di essere valutati, è fatta di vicinanza e di incontri, e credo che resterà tale, ma questo periodo ci sta sicuramente insegnando che possiamo ampliare i nostri strumenti, che anzi dobbiamo usare e sfruttare le nuove tecnologie per migliorare l’apprendimento dei nostri studenti che sono già immersi, e lo saranno sempre di più, in un mondo digitale.

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