Corlazzoli: “La realtà degli stipendi dei politici, con tutte le loro agevolazioni, sembra molto lontana da quella dei cittadini comuni”

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Piero Fassino ha recentemente difeso lo stipendio mensile netto dei parlamentari, dichiarando che 4.718 euro non sono uno stipendio d’oro. Su Il Fatto Quotidiano, Alex Corlazzoli, docente e giornalista, risponde all’affondo del deputato del Partito Democratico.

Da quando aveva 26 anni, Fassino ha dedicato la sua vita alla politica, servendo prima come consigliere comunale e provinciale a Torino, poi come coordinatore della Segreteria del PCI, ministro, segretario dei DS, sindaco di Torino e ora membro della Camera dei deputati.

Nonostante le sue parole, lo stipendio di Fassino non è soltanto quello che appare. Oltre al salario mensile, vi sono tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea, e rimborsi forfetari per trasferimenti, che possono raggiungere quasi 4.000 euro trimestrali.

Inoltre, la dichiarazione dei redditi pubblicata sul sito della Camera mostra che Fassino ha dichiarato 152mila euro nel 2021, 129mila nel 2020 e 113mila nel 2019. E ancora, riceve 1.200 euro annui per spese telefoniche.

Mentre Fassino si difende, sostenendo che il suo stipendio non è d’oro, molti italiani lottano con salari molto più bassi, pagando benzina, biglietti del treno e telefonate senza alcun rimborso. La realtà degli stipendi dei politici, con tutte le loro agevolazioni, sembra molto lontana da quella dei cittadini comuni.

L’onorevole ha ragione, forse 4.718 euro non sono uno stipendio d’oro in sé, ma quando si aggiungono i privilegi e i benefici, la cifra diventa molto più sostanziosa. Il dibattito sullo stipendio dei politici continua a essere una questione sensibile in Italia  e la posizione di Fassino potrebbe non risuonare con molti che guadagnano molto meno e non godono di tali privilegi.

Le parole di Fassino possono essere interpretate come un tentativo di normalizzare gli stipendi dei politici, ma una visione più approfondita della sua carriera e dei benefici che ne derivano potrebbe far pensare diversamente. Può davvero paragonare il suo stipendio e i suoi privilegi a quelli dei comuni cittadini che si sacrificano ogni giorno per l’Italia? La domanda rimane aperta, e la risposta non è così semplice.

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