Coord. Naz. TFA. Chiediamo un confronto con il Ministro su abilitati TFA, vincitori concorso e idonei oltre il 10%

di redazione
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Coord. Naz. TFA – Gentile Ministra Fedeli, a scriverle questa lettera sono i membri del direttivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale TFA, nata a tutela dei diritti dei docenti abilitati tramite Tirocinio Formativo Attivo e che ad oggi, nonostante abbia solo un anno di vita, conta già più di tremila iscritti.

Ora, i nostri associati, il cui supporto è fondamentale per le nostre iniziative, sono i primi ad essere contrari alla strumentalizzazione di certe polemiche, anche quando si avrebbe tutto il diritto di farlo. Certo, non abbiamo potuto restare insensibili alle parole con cui il Ministro Poletti ha offeso la nostra meglio gioventù, costretta a emigrare per valorizzare il titolo di studio, e a cui rivolgiamo la nostra vicinanza fraterna. Quanto invece alla polemica che l’ha riguardata, lo diciamo subito: la storia dell’ “infortunio lessicale” non ci ha convinto, ma vogliamo crederle sulla parola, in particolare quando afferma che la sua esperienza di lavoratrice e di sindacalista sarà preziosa nel portare avanti un lavoro delicatissimo e che richiede, come lei ha detto, quella disponibilità al dialogo e all’ascolto che non sempre ha contraddistinto i suoi predecessori.

Proprio per questo, siamo convinti che lei sappia benissimo chi sono gli abilitati TFA. E cioè quei lavoratori professionisti e qualificati che lo Stato ha prima selezionato (attraverso un concorso in tre fasi) e poi formato (con tirocinio annuale più esame conclusivo), proseguendo l’esperienza della SSIS terminata nel 2008. E tuttavia, a differenza dei cugini e colleghi “sissini”, per molti “tieffini” il conseguimento dell’abilitazione – paragonata, con dubbia scelta lessicale, a una “patente” – non ha garantito la “pari opportunità” del diritto all’assunzione, ma la partecipazione a un secondo e ulteriore concorso, in cui molti di loro si sono visti respinti.

A ragione o a torto? Abbiamo manifestato più volte le nostre perplessità riguardo alla gestione dell’ultimo “concorsone”, trovando conferma anche nei pareri di alcuni esponenti della maggioranza, nonché in quelli di molti colleghi, studiosi e intellettuali. Da mesi, inoltre, abbiamo richiesto delle informazioni più specifiche in merito alla “disciplina transitoria” con cui si intende tutelare – così almeno ci è stato detto – il destino professionale degli abilitati nel passaggio al nuovo sistema di reclutamento. Eppure, da quanto ci risulta, nell’ultimo incontro tra il MIUR e i sindacati la discussione di questo punto fondamentale è stata rimandata a data da destinarsi, lasciando ancora nel limbo quanti resteranno in attesa di un verdetto sul loro futuro.

Oltre a questo, vorremmo farle presente la situazione di chi invece questo doppio concorso lo ha superato, risultando tra i vincitori o tra gli idonei. Al momento, non ci è stata fornita alcuna garanzia che una eventuale deroga alla mobilità non comprometta – in particolare al Sud – le possibilità di assunzione nel triennio dalle GM. Abbiamo fiducia che anche in questo caso una soluzione verrà trovata, nel rispetto del diritto acquisito da chi appunto ha vinto non uno ma ben due concorsi.

Tra i vincitori vorremmo inserire, non solo a titolo simbolico, gli idonei che non sono rientrati nel limite del 10%, vero e proprio unicum nella storia dei concorsi scolastici. Per questi idonei “fantasma” l’unica prospettiva è al momento il rinvio a un ipotetico e paradossale terzo concorso, senza neppure – ci teniamo a ricordarlo – la pari opportunità di un doppio canale che dovrebbe riguardare non solo gli idonei, ma tutti i tieffini.

Come si può vedere, le questioni sul tavolo sono molte. Da parte nostra, siamo convinti che si possa finalmente arrivare a un dialogo costruttivo e, pertanto, cogliamo l’occasione per invitarla a confrontarsi con noi. Ma, soprattutto, ci auguriamo che si abbia davvero quel cambiamento di stile da lei annunciato. Non vorremmo più sentire, da parte di un Ministro, parole come quelle con cui si è definito il nostro percorso una “fabbrica di illusioni”. In fondo, se un errore lo abbiamo commesso, è stato quello di confidare nello Stato.

La Presidente Prof.ssa Sara Piersantelli

I Coordinatori Proff. Francesco Di Bartolo, Antonio Burrasca, Carlo Cuppari, Francesco Di Costanzo, Federica Di Ruzza, Vincenzo Antonio Gallo, Carmen Oliva, Alessandro Viti

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