Convocazioni ATA: perché sempre all’ultimo minuto? Lettera

Lettera

Inviata da Antonio Cimmino – Settembre ormai si avvia verso la fine; un mese caratterizzato da tanti interrogativi, soprattutto inerenti la ripresa dell’anno scolastico, delle nuove norme anti-covid da seguire, come ci si deve comportare in caso di positività in classe, banchi con le rotelle si o no ecc…ma è stato anche il mese in cui tanti nuovi insegnanti, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici precari hanno preso servizio.

Tra le tante, però, c’è una domanda che campeggia nella testa di molti da tantissimi anni ormai: perché le convocazioni per gli incarichi annuali vengono fatte sempre quasi all’ultimo minuto, costringendo moltissimi “fuorisede” a dover fare corse per partire e tribolare, poi, per la ricerca di una casa? Perchè trasformare il tutto in un momento di ansia e agitazione invece di farlo vivere come un momento bello?

Mi soffermo solo e solamente sugli incarichi annuali perchè per le supplenze brevi e saltuarie il discorso è leggermente diverso e non so fino a che punto meriti un approfondimento.

La data di inizio del nuovo anno scolastico è definita solitamente durante l’estate; le iscrizioni degli alunni in quel periodo sono già complete e il 31 agosto scadono tutti i contratti ed eventuali proroghe del personale precario. Dal primo settembre, quindi, è sicuramente ben chiaro il quadro dei posti ATA disponibili…quindi, perchè convocare per gli incarichi annuali appena 3 giorni prima della data di presa di servizio? Perchè non convocare già a partire dal primo settembre, dando modo praticamente a tutti coloro i quali vengono da fuori di poter fare tutto con calma, specialmente il trovare casa? (ci sono città in cui è difficilissimo).

Le situazioni sono tante, chi ha tanti punti ed ha la certezza quasi assoluta della convocazione, può anche partire il giorno prima…nella migliore delle ipotesi non ha mai lasciato il fitto della casa e non si pone nessun problema. Ma nell’ipotesi in cui non si abbiano molti punti, e che quindi l’incarico annuale (almeno per il triennio corrente) è un mezzo terno al lotto, perchè costringere fare le corse?

Chiedendo in giro, chiedendo addirittura a chi nella scuola lavora da anni, ci sono una serie di risposte che vengono date quasi come a seguire un copione unico:

“ma se tu vieni da Reggio Calabria ed hai deciso di essere in graduatoria ad Aosta, devi anche sapere che vai incontro ad un rischio del genere”. (cito Reggio Calabria ed Aosta giusto per fare l’esempio con due città lontanissime)

“le cose vanno così, non possiamo farci niente”.

“perché dal primo settembre il personale si riduce moltissimo e non c’è tempo”.

É vero, ci sono moltissime scuole in cui bisogna convocare praticamente per 4 posti su 5 totali…e purtroppo le cose vanno così da anni. Ma se qualcuno ha deciso, dal profondo sud, di essere in graduatoria al profondo nord, lo fa per avere una speranza maggiore di lavoro e non per vivere nella costante agitazione. Perché mai nessuno ha mai posto la questione seriamente? Non intendo entrare in discorsi politici, perchè ho la certezza quasi assoluta che la motivazione sia di carattere politico, ma purtroppo mi domando e continuo a domandarmi come mai nessuno faccia mai niente per portare la questione a livelli più alti.

Un in bocca al lupo enorme a tutti, specialmente ai tanti fuori sede come me che sicuramente si sono ritrovati a vivere momenti del genere…con la speranza che un giorno tutto il sistema di reclutamento del personale possa cambiare seriamente. Sto parlando di lavori che, se fatti bene, possono portare grandissime soddisfazioni; vale la pena, a questo punto, renderlo un momento perennemente positivo, senza intoppi di nessun tipo.

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