Convegno Erickson a Rimini: evoluzione concetto inclusione in quello di Univers-quità

di redazione
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comunicato Centro Studi Erickson  – Quarant’anni dopo l’approvazione della legge che ha abolito le classi differenziali (517/77), l’Italia deve dimostrare di essere ancora all’avanguardia sul tema dell’inclusione scolastica.

È il messaggio che viene lanciato dal Convegno Erickson “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, dalle oltre 4.000 persone che in questi tre giorni, a Rimini, metteranno insieme idee ed esperienze per costruire una scuola davvero inclusiva.

Ed è stato proprio Dario Ianes, docente alla Libera Università di Bolzano e co-fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson, a invitare gli oltre 4.000 partecipanti a «fare un passo in più verso l’inclusione, superando la visione ristretta che c’è in Italia, andando verso una scuola davvero inclusiva e “costituzionale”». Come? Per Ianes «la vera inclusione, la vera Inclusive Education, deve riguardare il 100% degli alunni, con tutte le loro differenze, comprese anche le eccellenze». Per questo motivo propone di evolvere il significato dell’espressione “inclusione” con quello di scuola dell’Univers-quità: una scuola che cammini sulle gambe dell’universalità e dell’equità. «L’universalità – ha spiegato Ianes – fa riferimento al rendere realmente disponibili a tutti gli alunni e le alunne, con le loro differenze, molti diversi modi di apprendere, molte diverse competenze in molte diverse forme di partecipazione sociale nella scuola.

La base scientifica di questo approccio è nell’Universal Design for Learning, un approccio fondato sull’identificazione, da parte delle neuroscienze, dei diversi modi e processi attraverso i quali apprendiamo, rappresentandoci la realtà, organizzando varie forme di espressione e di coinvolgimento motivazionale ed emotivo. L’equità – ha proseguito – dovrebbe essere il valore di giustizia sociale che fonda la nostra scuola, come è già definito in Costituzione, con il coraggio di fare differenze in positivo tra disuguali, per compensare differenze che altrimenti diventerebbero disuguaglianze, combattere le varie forme di marginalizzazione ed esclusione, rimuovere gli ostacoli perché ognuno sviluppi il proprio massimo potenziale, qualunque sia la sua condizione personale e sociale».

Di equità ne parlava già don Lorenzo Milani e la sua lezione è ancora attuale a cinquant’anni dall’uscita del libro Lettera a una professoressa. «Don Milani non ci ha lasciato un approccio, una ricetta, ma ci ha lasciato un’idea, un insegnamento che abbiamo la possibilità di custodire e sviluppare», ha ricordato Giorgio Pecorini, giornalista e amico di don Lorenzo, intervistato dal pedagogista Andrea Canevaro. E la figura di don Milani è stata anche al centro dell’intervento dello scrittore Eraldo Affinati, che ha affrontato il delicato tema dell’inclusione degli alunni stranieri. «I ragazzi di Barbiana di oggi – ha affermato – sono i minori non accompagnati che vivono in Italia. Sono questi i ragazzi che hanno bisogno di imparare la lingua, la lingua italiana, che danno significato al senso profondo dell’insegnamento: attività che non può ridursi a una mera mansione, ma deve chiamarci in causa come esseri umani». E se restiamo umani, non possiamo non indignarci davanti ai ragazzi che arrivano nel nostro Paese. Soli. E che hanno bisogno di accoglienza. «Ed ecco che torna un grande tema affrontato da don Lorenzo Milani: l’uguaglianza. La scuola ha il compito di accogliere questi ragazzi senza valutare solo quando arrivano al traguardo, ma calcolando la loro posizione di partenza. Altrimenti la lettera di don Milani, resta lettera morta». Per questo Affinati ha aperto una scuola di italiano per immigrati, la Scuola Penny Wirton. Qui i ragazzi vengono presi uno a uno, senza voti, senza classi e senza registri, partendo dalle loro esigenze.

Un’esperienza di inclusione, tra alti e bassi, difficoltà e sostegni, è quella che ha vissuto direttamente Filippo Barbera, vicentino classe 1988: la scoperta della dislessia, il ricordo della maestra Margherita che alle elementari ha saputo valorizzarlo per quelle che erano le sue potenzialità, gli anni non facili alle medie. Quindi la laurea con lode in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Padova, un Master, la specializzazione nel Metodo Montessori e un sogno che si avvera: diventare insegnante. «Quello che può insegnare la mia storia – ha affermato Barbera – è che un ingrediente fondamentale è la passione: la passione degli insegnanti, ma anche dei genitori, per superare le difficoltà».

Nella giornata di sabato il Convegno prosegue con l’atteso intervento di Benedetta Tobagi su “La scuola inclusiva come antidoto alla società del risentimento”, poi – tra i molti relatori – ci saranno anche David Rose (docente ad Harvard) e Franco Lorenzoni, protagonista del dibattito sullo Ius Soli.

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