Controlli psico-emotivi sui docenti? Bisogna puntare sulla prevenzione

di
ipsef

red – Giovedì abbiamo riportato le affermazioni dell’avv. Antonino Napoli, vice presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che, commentando una notizia su un episodio di violenza su dei bambini da parte di alcune maestre, proponeva "un controllo periodico di tenuta psico-emotiva cui sotto porre gli insegnanti". Abbiamo chiesto a Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista, componente del Collegio Medico della ASL di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute e che si occupa del Disagio Mentale Professionale (DMP) negli insegnanti dal 1998.

red – Giovedì abbiamo riportato le affermazioni dell’avv. Antonino Napoli, vice presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che, commentando una notizia su un episodio di violenza su dei bambini da parte di alcune maestre, proponeva "un controllo periodico di tenuta psico-emotiva cui sotto porre gli insegnanti". Abbiamo chiesto a Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista, componente del Collegio Medico della ASL di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute e che si occupa del Disagio Mentale Professionale (DMP) negli insegnanti dal 1998.

D. Intanto la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Ritiene opportuno istituzionalizzare dei controlli psico-emotivi sui docenti?

R. Mi pare si tratti di una banalizzazione del problema, seppur dettata da una buona intenzione. Concordo sul fatto che i casi di maltrattamento sono in aumento e che nella stragrande maggioranza di casi sono imputabili a persone stressate se non addirittura ammalate psichicamente. Non ci si può attendere un miglioramento della situazione se non applichiamo le giuste disposizioni del legislatore nazionale. Credo che questo possa essere facilmente compreso, soprattutto da un avvocato ed in specie da quello dell’Osservatorio dei Minori. Il D.L. 81 prevede che le helping profession (docenti in primis) siano tutelate dallo Stress-Lavoro-Correlato (SLC). Peccato che ad oggi il MIUR non abbia stanziato un solo euro per la prevenzione delle malattie professionali nei docenti. Il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi e andrà via via peggiorando.

D. Come si potrebbe attuare la prevenzione prevista dal D.L. 81?

R. Innanzitutto occorre formare gli insegnanti sui loro rischi professionali (patologie psichiatriche e oncologiche oltre alle laringopatie) e sui fattori extra-professionali che possono indurle o peggiorarle (ad es. separazioni, lutti, trasferimenti per la depressione). Così facendo si fornisce al lavoratore l’opportunità di effettuare un’autovalutazione che può dare la misura del livello di rischio cui è esposta la persona stessa.
La formazione deve anche contemplare gli strumenti che il docente ha a disposizione per tutelare la propria salute: vedi la possibilità di richiedere l’accertamento medico presso il Collegio Medico di Verifica (CMV). Purtroppo oggi i docenti non conoscono la possibilità e soprattutto
le modalità con le quali accedere alla visita medica in caso di bisogno. Si aggiunga inoltre che il più delle volte questa opzione è ritenuta umiliante e per questo rifiutata.

D. Vi è  modo di intervenire per il dirigente scolastico?

R. Qui ci scontriamo con il secondo ordine di problemi. Infatti qualora il docente non volesse sottoporsi all’accertamento medico di propria iniziativa, è compito del preside procedere con una richiesta d’ufficio.
Purtroppo lo studio che insieme all’ANP condussi nel 2008 su 1.452 DS della Penisola – isole incluse – pervenne ad un’amara constatazione: meno dell’1% dei presidi conosceva le procedure esatte per attivare l’accertamento medico d’ufficio in CMV nei confronti del lavoratore. Anche in questo caso dunque occorre che il MIUR si decida a fornire la debita istruzione istituzionale ai DS in materia di tutela della salute dei lavoratori.

D. Cosa fare per aiutare i DS nell’esercizio del loro mandato?

R. I presidi vanno sostenuti di fronte alle innumerevoli incombenze medico-legali che, prima il D.L 626/94 e poi l’81/08, hanno posto loro addosso. E’ paradossale che un Decreto Ministeriale (il 382/98) già 14 anni fa prevedesse la loro formazione sulla tutela della salute dei lavoratori,
mentre a tuttoggi nulla è stato fatto. Proprio in quest’ottica ho avuto incontri con dirigenti degli USR del Veneto e dell’Umbria per assistere i DS nel loro lavoro, ma soprattutto nella gestione dei casi più delicati che richiedono un accertamento medico d’ufficio e un’assistenza specializzata.

D. Nelle dichiarazioni dell’avvocato Napoli ci ha colpito il termine "mele marce" riferito ai docenti attori di eposidi di violenza.

R. Il lavoratore in difficoltà, o addirittura ammalato, non è una mela marcia, bensì una persona che deve essere orientata verso un accertamento medico che le consentirà le cure del caso nella prospettiva di una guarigione. Il tutto finalizzato a un reintegro sul posto di lavoro. Bisogna far comprendere all’opinione pubblica che questi casi di cronaca, unitamente a tanti altri che non vanno a finire sui giornali, sono la conseguenza di un’usura psicofisica tipica della professione docente. Ne siano inconfutabile prova le statistiche inglesi e francesi che vedono la categoria dei docenti come quella più esposta al rischio suicidario. Credo quindi che, di fronte a questi dati, sia dannoso parlare di mele marce. Del tutto inutile, infine, richiedere l’istituzione di un "controllo periodico di tenuta psico-emotiva", quando vi è addirittura un intero collegio medico (CMV) pronto a intervenire su richiesta del lavoratore o del suo DS.

D. Qual è il suo auspicio?

R. Che il MIUR si attivi con finanziamenti ad hoc e smetta di fare il pesce in barile. E che i docenti vengano finalmente considerati importanti per la società: in fondo affidiamo loro i nostri figli.

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