Contro la violenza sulle donne, l’educazione parta dalla scuola. Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – Euforia e tristezza, sogno e realtà, gioia e malinconia, dolcezza e struggimento, amore e odio sono solo alcuni sentimenti che oggi caratterizzano il rapporto uomo-donna.

Nella giornata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne tutto il Salento è in marcia e si domanda cosa fare per comprendere le tante note acute e dimesse, dolci e sgraziate di questo bello, misterioso e, spesso, conflittuale rapporto.

Per cercare di dare una risposta a questo interrogativo, fornire qualche soluzione alle innumerevoli difficoltà, soprusi e violenze che caratterizzano l’universo femminile e aiutare le donne a vincere paure e timori, occorre sperimentare a livello educativo nuove forme di dialogo per offrire nuove opportunità di crescita e cogliere eventuali segnali di disagio, di sofferenza o limiti e difficoltà relazionali.

Solo la conoscenza di alcuni meccanismi connessi alle dinamiche affettive e relazionali, potrà consentire di prevenire alcune ostilità legate alla difficoltosa conoscenza e alla non completa riorganizzazione del proprio mondo emotivo-conoscitivo-affettivo: “Chi sono io”? “Qual è la mia vera identità”?

Sicuramente, in questo particolare periodo storico-sociale, è difficile dare risposte esaustive e, in molti casi, la vita di alcune donne non è affatto facile; fanno fatica a denunciare e ad abbandonare la dipendenza dal marito o dal fidanzato violento.

Emerge, quindi, la necessità che famiglia, scuola e società imparino ad ascoltare ciò che quotidianamente preoccupa la donna per ostacolare l’insorgenza di inquietudini che possono poi sfociare nell’ isolamento, nella solitudine, nell’aggressività e nella violenza.

Istituzioni, insegnanti e genitori non devono, pertanto, essere percepiti con neutralità, distacco o negatività, ma devono intervenire per offrire strumenti incisivi ed efficaci perché la donna possa avere la forza di gestire con successo situazioni difficili che provocano tristezza, dolore, sofferenza e solitudine.

In questi casi, la comprensione, la comunicazione, il dialogo, sono strumenti efficaci per allontanare le ombre e i fantasmi che turbano e inquietano. Nessuna donna deve sentirsi sola e in ogni momento bello o triste che sia, non deve mai smettere di sperare e di avere fiducia nell’aiuto dell’altro.

Tutte le istituzioni intenzionalmente educative devono rappresentare un punto di riferimento per abbattere la barriera invisibile, nascosta e pericolosa che impedisce alla donna di mostrare un volto invaso dalla tristezza e dalla malinconia, di chiedere aiuto a persone disponibili pronte ad ascoltarla ed a consigliarla.

È possibile che nessuno, neanche le amiche, in alcuni momenti difficili, riescano a vedere ed a dare una parola di conforto? Ormai il mondo non si sorprende e non si meraviglia di niente. Tutti sono più freddi e distaccati e sembra che ogni cosa scivoli addosso come se niente fosse. Anche per questo la donna si sente sola, abbandonata e aumentano le preoccupazioni e gli interrogativi sul proprio ruolo, sulla propria condizione. Vorrebbe dire mille cose, ma una forza misteriosa si mette contro di lei, blocca ogni sua azione, ogni iniziativa, ogni pensiero; muta, non ha la forza di parlare e di opporsi, a uomini possessivi e chiusi nel loro egoismo.

Molte donne anche se cercano, con il trucco un po’ pesante, di apparire serene, tranquille e spensierate, la loro vita è un inferno e non riescono a comprendere cosa c’è che non va: l’aspetto, il carattere o altro.

Ma come si sente realmente una donna vittima di abusi e violenze? Si sente insignificante e sfortunata, prova a pensare come sarà in futuro pensando che, magari, con il tempo si possano risolvere i problemi e che l’uomo che dice di amarla possa cambiare.

Si sente delusa perché niente è come credeva che fosse, si sente sicura solo nella sua stanza dove può stringere i denti e andare avanti con qualche briciolo di speranza che è rimasta.

Nella maggior parte dei casi tendono ad interiorizzare tutto, ma bisogna sopraffare e vincere quella forza misteriosa che tiene prigionieri i pensieri ed agire con la certezza che prima o poi questa pena cesserà e ogni donna potrà, finalmente, liberarsi e dare luce al desiderio intimo di reagire.

La vita di una donna offesa nella sua interiorità e nella sua femminilità può essere paragonata ad un roseto fiorito in una foresta di solitudine dove le foglie sono speranze, i fiori sogni, le spine i giorni tristi e sofferti della vita.
Solo quando riuscirà ad ottenere questa libertà negata, la donna sarà finalmente felice e soddisfatta di se stessa.

Nei vari ambiti della vita sociale (scuola, famiglia e istituzioni), bisogna, pertanto, prestare attenzione alle innumerevoli e silenziose richieste di aiuto e, soprattutto, bisogna far sì che le spine una alla volta possano cadere per far tornare a sorridere la vita.

È necessario pensare un po’ di più alle donne, renderle meno vulnerabili e scrivere pagine belle su un corpo che deve continuare a credere nella bellezza dei propri sogni, a navigare in acque tranquille dove si realizzano i desideri più belli e dove è possibile comprendere il dolce incontro di felicità possibili.

Nell’universo femminile tutto è così perfetto. Aiutiamole a realizzare ciò che vorrebbero essere, educhiamo i giovani a considerare la donna come un dono, come un valore da proteggere e da difendere che può dare, in qualsiasi momento, una svolta decisiva alla propria esistenza.

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