Contro la scuola 2.0 e la DAD: spunti di riflessione. Lettera

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inviata da Alessandro Pascoli  – Nel 2017 per un esame universitario lessi il libro intitolato “Senza educazione, i rischi della scuola 2.0” (Bologna, 2015) di un Professore di Pedagogia dell’Università di Bergamo, un tale Adolfo Scotto di Luzio.

Mi ha colpito molto la sua riflessione su rischi delle tecnologie nella scuola. L’autore scrive: “l’introduzione delle tecnologie non solo non migliora la situazione ma, se possibile, compromette ulteriormente le già precarie condizioni di partenza. Perché sottrae risorse e perché disarticola piani di studio ben congegnati in nome di sperimentazioni didattiche non collaudate e di cui nessuno sa dire con esattezza dove portino”. E ancora: “la tecnologia applicata all’istruzione è un fattore che demolisce l’uguaglianza scolastica approfondendo ultimamente il divario tra chi possiede i beni intellettuali e chi ne è privo”.
Caro Ministro Azzolina, si rassegni, la sua Didattica a Distanza, tra l’altro nata dal nulla  con gli sforzi di migliaia di docenti preparati, anche dei precari, e non certo grazie alla sua spinta e alla sua propaganda nazionale, non potrà mai sostituirsi alla quotidiana presenza in un’aula reale con persone che si guardano negli occhi e che scambiano non solo cultura, ma anche, e soprattutto, emozioni.
Faccia presto a stanziare, dunque, questi 70/85 milioni di euro pubblici per la scuola italiana, ma non si illuda troppo.
Questi soldi avremmo preferito destinarli alla sanità o comunque a rendere le scuole più sicure.
Però li accettiamo ugualmente, purché si rilevino realmente utili per migliorare il livello scolastico dei nostri alunni e per superare le diseguaglianze sociali.

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