Contro il PFI nei professionali: simbolo di una scuola burocratizzata. Lettera

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Inviato da Francesca Ritorto – Il piano di compilazione dei PFI è un sistema burocratizzato che mortifica la scuola nella sua essenza istituzionale, gli insegnanti nella loro professionalità e gli alunni nei loro bisogni di crescita personale.

 Gli adolescenti sono persone “in divenire”, che sfuggono a qualsiasi forma di schematizzazione; è riduttivo catalogarli con una A o una B secondo criteri che appartengono a teorie psicologiche comportamentali di non comprovata rilevanza universale.  Di fronte alle richieste della Riforma i docenti degli istituti professionali sono i primi a porsi interrogativi circa la funzionalità di percorsi didattici organizzati, validi in teoria, che nella pratica, invece, si esprimono in  procedure meramente burocratiche:                                                                                                                                   

– i giovani  hanno realmente bisogno di percorsi “personalizzati” secondo schemi preconfezionati?          

– E’ giusto che essi vengano inquadrati in classificazioni degli apprendimenti  e valutati secondo categorie di stampo pseudo psicologico?                                                                                                                     

– Basterà una riforma a far raggiungere i risultati sperati ?                                                                       

– E se, per elaborare i modelli di raccolta dati richiesti, gli insegnanti non avessero più quel tempo necessario da dedicare ai loro alunni?                                                                                                            

– Il ruolo di tutoraggio rientra a pieno titolo in quello dell’insegnante?  Sebbene non sia una prerogativa contrattuale con cui i docenti vengono assunti, essi hanno sempre svolto, verso i loro studenti, funzioni che vanno al di là della professione ufficiale. Nessuno se n’è mai accorto? Ora, però, si chiede loro di implementare il lavoro didattico  facilitando i processi di apprendimento ( tutor) e contemporaneamente di dedicarsi all’insegnamento a livello professionale (docente) ;

– E l’eventuale responsabilità di obiettivi non raggiunti su chi ricade?                                                                

– Gli istituti professionali sono le scuole che hanno il maggior numero di alunni con bisogni educativi speciali; gli insegnanti di sostegno svolgono un lavoro prezioso, insostituibile;  il loro carico didattico è già importante,  ha davvero bisogno di ulteriori incombenze formali?

Gli insegnanti sanno che i giovani  hanno la necessità di studiare e di riflettere, di comprendere per valutare, di ascoltare e meditare, di leggere a voce alta … Hanno perso l’abitudine di pensare e ora la riforma dei Professionali li vuole “bravi” nelle competenze!

Ricordiamoci che il “saper fare” viene solo dopo il  “sapere “ e il “saper essere”!

Con l’attivazione di processi scolastici burocratici  gli insegnanti si riducono a meri esecutori di dati   informatici e il  significato di ciò si inserisce solo in una logica di mercato:  le competenze, infatti, sono richieste  dal “mercato”, che regola, purtroppo, processi economici e non.                             

Una scuola burocratizzata ha smarrito la propria identità di agenzia educativa perché non fonda più i suoi principi sul DIALOGO ma su lungaggini omologanti.  Dove c’è burocrazia c’è  incapacità  istituzionale di calibrare gli interventi.

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