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Contributi figurativi: perché possono essere importanti per andare in pensione

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contributi figurativi

Vediamo perchè a volte la contribuzione figurativa è determinante per accedere alla pensione.

Probabilmente, mai come l’anno venturo, anche la contribuzione figurativa diventerà un argomento di massima attenzione per i lavoratori. Ogni volta che c’è una riforma delle pensioni (e il 2021 dovrebbe essere l’anno di un nuovo cambiamento per il 2021), lo stravolgimento del sistema previdenziale porta il lavoratore a cercare di conteggiare quanti contributi previdenziali ha accumulato.

E i contributi figurativi possono essere determinanti, anche per acquisire un diritto alla quiescenza, magari sfruttabile anche negli anni a venire, grazie alla cristallizzazione dei contributi. Ma cosa sono i contributi figurativi, quali sono e come possono incidere sul diritto e sugli importi delle pensioni?

Contributi figurativi, quali sono?

Che sia la pensione anticipata piuttosto che la quota 100, che sia la pensione di vecchiaia piuttosto che l’Ape sociale, il montante contributivo è fondamentale per poter accedere alla pensione. E lo è pure per raggiungere un diritto alla pensione e cristallizzarlo per poterli sfruttare anni dopo. Così per esempio, chiudere i 38 anni di contributi entro la fine del 2021 potrebbe essere molto importante per chi nel frattempo ha già 62 anni o più di età o si accinge a compierli.

Questione di maturazione del diritto alla pensione, che nell’esempio precedente è quella prevista per la quota 100. Completare i requisiti entro la fine del 2021 mette l’interessato nella condizione di mettere in cassaforte tale diritto, per poterlo sfruttare anche negli anni successivi, anche se la quota 100 nel frattempo scompare.

Per questo verificare anche il possesso di determinata contribuzione figurativa può essere importante, perché potrebbero tornare utili per il raggiungimento delle soglie di accesso alle pensioni.

Per contributi figurativi ci si riferisce a quella contribuzione che l’Inps accredita ai lavoratori in determinati momenti della loro carriera lavorativa, alcuni di quelli costellati da vuoto di contribuzione da lavoro. Una contribuzione di cui sono beneficiari molti lavoratori alle prese con carriere lavorative discontinue e saltuarie, che fanno spesso ricorso agli ammortizzatori sociali, come gli stagionali, gli edili e i precari in generale.

Infatti la contribuzione figurativa è quella che generalmente viene accreditata per la cassa integrazione guadagni, la disoccupazione, le maternità, il vecchio servizio militare e così via.

Copertura da contribuzione figurativa

Come detto, la contribuzione figurativa è una costante nelle carriere dei lavoratori che non hanno continuità di impiego. I contributi figurativi sono veri e propri contributi previdenziali che l’Inps in pratica accredita al lavoratore interessato in maniera gratuita e che vanno a finire nel cosiddetto montante dei contributi.

Contributi che possono essere utilizzati sia per il diritto che per il calcolo della pensione. A determinate condizioni e spesso in maniera differente a seconda delle misure di pensionamento. “Salvo specifiche eccezioni, sono utili sia per il conseguimento del diritto alla pensione sia per il suo calcolo”, questa infatti è la definizione che l’Inps da alla contribuzione figurativa sul suo sito istituzionale.

Eccezioni dicevamo, perché per esempio, per la pensione anticipata vige la soglia dei 35 anni di contribuzione effettiva sui 42 anni e 10 mesi richiesti per gli uomini e dei  41 anni e 10 mesi richiesti per le donne.

Una condizione che riguarda lavoratori con versamenti prima del 1996. Per i lavoratori privi di carriera e quindi di anzianità contributiva antecedente il 1993 invece, vige il limite dei 5 anni di contribuzione figurativa massima utilizzabile per raggiungere il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia.

La regola dei 35 anni di contribuzione effettiva per esempio, è valida anche per la quota 100 e per il limite dei 38 anni che servono per poter avere accesso a questa misura sia nel 2021 che negli anni a seguire per chi completa anche i 62 anni di età entro la fine dell’anno venturo.

Parliamo del diritto alla pensione e non del calcolo, perché la contribuzione figurativa è utile ai fini del calcolo del rateo di pensione spettante.

Contributi figurativi da rendere utili a richiesta

Se disoccupazione, maternità e ammortizzatori sociali in genere sono inseriti automaticamente nell’estratto conto dei contributi, ci sono periodi di contribuzione figurativa che devono essere resi utili al pensionamento da parte del lavoratore. Parliamo del servizio militare, del congedo per maternità (ma anche del congedo per i papà), dei congedi collegati all’assistenza di soggetti invalidi, delle donazioni di sangue e midollo osseo o delle aspettative per funzioni pubbliche. Sono tutti esempi di contribuzione figurativa che il lavoratore deve richiamare nel momento in cui si accinge ad andare in pensione, se non lo ha fatto già durante la carriera lavorativa. L’accredito è facoltativo poiché deve essere l’interessato a produrre richiesta all’Inps tramite opportuna domanda.

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