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Contributi figurativi Naspi non riconosciuti, perchè e cosa fare?

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Cosa fare quando i contributi figurativi della Naspi non possono essere utilizzati per la pensione?

I dipendenti del pubblico impiego che, prestando servizio saltuario, accedono all’Indennità di disoccupazione, potrebbero avere problemi a vedersi riconoscere i contributi figurativi spettanti se non hanno versato almeno 1 contributo nella cassa previdenziale del settore privato. Rispondiamo ad un nostro lettore che ci scrive:

Buongiorno è grazie in anticipo, Mia moglie che lavora dal 2004 con contratti a termine nelle RSA (settore pubblico), della provincia autonoma di Trento, al patronato ci hanno riferito che, i periodi di disoccupazione (ammontano a circa 4 anni) non gli saranno riconosciuti né ai fini economici e né figurativi per il raggiungimento pensionistico e che ci vogliono minimo 20 anni di contributi per la pensione. Infatti dai conteggi che ha elaborato il patronato mancano i periodi di naspi.come mai, sempre da come ci hanno spiegato, ne avrebbe avuto diritto solo nel settore privato oppure se aveva lavorato anni prima, ma nel caso di mia moglie ha solo lavorato dal 2004 e oggi ha 56 anni di età. Distinti saluti 

Contributi figurativi Naspi non riconosciuti

Purtroppo è un problema che si presenta spesso a chi lavora nel pubblico impiego e fruisce dell’indennità di disoccupazione. I contributi come dipendente pubblico, infatti, finiscono nella cassa previdenziale dei dipendenti statali, mentre i contributi figurativi dell’indennità di disoccupazione confluiscono nella cassa previdenziale dei dipendenti privati.

L’INPS non permette di ricongiungere o cumulare tali contributi figurativi se nella cassa dei dipendenti statali non è presente almeno una settimana di contributi obbligatori.

I contributi figurativi di sua moglie, quindi, sono presenti, ma si trovano in un altro estratto conto e per poterli utilizzare è necessario avere almeno un contributo settimanale versato come lavoratore dipendente del settore privato.

Se questi anni di contributi sono necessari a sua moglie per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia l’unico modo per utilizzarli è quello di pagare: riscattare onerosamente i periodi di vuoto contributivo.

Il Dlgs 564 del 1996 prevedfe, all’articolo 6, che possano essere riscattati i periodi successivi al 1996 per le interruzioni di attività lavorativa tra un contratto di lavoro a termine e l’altro. Nel caso di sua moglie, poi, non è necessario neanche dimostrare lo stato di disoccupazione dei periodi in questione, avendo ricevuto indennità di disoccupazione (non serve in questo caso la documentazione del centro per l’impiego).

Ovviamente valutate bene la convenienza di riscattare tali contributi visto che l’onere da sostenere non sarà basso: io consiglierei di procedere con il riscatto solo qualora non ci fossero altre strade per centrare il diritto alla pensione, ma avendo sua moglie 56 anni le mancano ancora 11 anni per avere accesso alla pensione di vecchiaia e in questo periodo, forse, riuscirebbe a versare i contributi mancanti anche continuando a lavorare.

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