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Contributi coincidenti per la pensione: sono persi?

contributi figurativi

I contributi coincidenti non vanno perduti ma servono per incrementare l’assegno previdenziale spettante.

Sono docente tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica dal 01/09/2010. Dall anno scolastico 9/2003 all anno scolastico 2009/10 ero precario. Dal 01/01/1986 sino al 01/09/2013 ho lavorato nella Amministrazione Poste e telegrafo e successivamente poste italiane ( solamente di pomeriggio come da contratto di lavoro registrato all ispettorato lavoro). Per cui dal 01/09/2003 al 01/09/2013 ho avuto 2 lavori con periodi contributivi coincidenti.

Nel 2021 voglio andare in pensione con quota 100 avendo maturato 41 anni di contributi e 62 anni di età. Inps mi dice che i periodi coincidenti si sommano sino alla  misura del 100% i restanti si perdono; in pratica Inps prenderebbe, per il periodo di coincidenza dei contributi dal 2003 al 2013, solamente quelli della scuola; non sommando a quest ultimi i contributi versati in Poste Italiane.  Ho già fatto domanda di ricongiunzione non oneroso ed è andata a buon fine.

Vi chiedo: considerato che rientro nel sistema misto e che dal 1995 poi sono entrato nel sistema contributivo perché Inps non mi deve cumulare tutti i contributi, anche quelli coincidenti per avere una pensione più consistente? Mi hanno riferito ( Inps) che il sistema non accetta altri contributi oltre il massimo pari a 100%; Nel senso, che visto che a scuola ero a tempo pieno dal 2003 al 2013, per cui ero già al 100%, il sistema non accetta ulteriori contributi. La totalizzazione e il cumulo sono meno convenienti nella misura rispetto alla ricongiunzione? Grazie
In attesa
Cordiali saluti

Per il diritto alla pensione, così come le ha spiegato l’INPS, i contributi coincidenti vengono considerati solo fino al raggiungimento delle 52 settimane di contribuzione, poi sono inutilizzabili.

Ma solo per il diritto. I contributi, anche se coincidenti valgono, invece, per il calcolo della pensione anche quando non possono essere utilizzati per il diritto.

Ai fini del calcolo dell’assegno pensionistico, quindi, si considerano tutti i contributi accreditati dal lavoratore e questo si traduce nel diritto ad una pensione più alta.

I contributi coincidenti, quindi, non vanno persi ma sono utilizzati per il calcolo dell’assegno previdenziale.

Le faccio un esempio pratico: se lei in un anno invece di versare 52 settimane di contributi ne ha versate, ad esempio 64, le 12 settimane in più non potranno essere utilizzate per incrementare la sua anzianità contributiva (poichè un anno ha soltanto 52 settimane) ma peseranno sull’assegno previdenziale che si calcola sempre sui reali contributi accreditati.

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