Contratto, “Se tutti noi prof facessimo esclusivamente il nostro vero mestiere… insegnare?”

di redazione
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inviato da Paolo Latella* – Le conquiste salariali del movimento operaio negli ultimi 30 anni sono state cancellate dai governi di centro destra e centro sinistra.

Più bassi sono i salari dei lavoratori più deboli sono i sindacati.

Questo modo di trattare gli insegnanti come dei “volontari” immolati al sacro e potente dirigente scolastico sta producendo un malcontento generale in tutta Italia.

La proposta di aumento di questo governo sono 85 euro (lordi) per i docenti e 500 per i dirigenti e sa veramente di ridicolo. Dimostra ancora una volta che la libertà di insegnamento non esiste più. Come non esiste più la democrazia in questo Paese.

Un Governo che cancella ogni diritto e la dignità al lavoratore partendo dal salario insufficiente per vivere va cacciato! Ha ragione Marco Travaglio quando afferma che ci stanno pisciando in testa e vogliono convincerci che sta piovendo.

Ricordo che la Costituzione Italiana con gli articoli 1, 3, 4 e 35 obbliga i governi a difendere dalla povertà i propri cittadini mettendoli nelle condizioni di lavorare e di vivere una vita dignitosa.

Articolo 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Facile per i politici raccontare nelle trasmissioni televisive e in radio che aumenteranno gli stipendi ai lavoratori. Vorrei vedere loro vivere con gli stipendi degli insegnanti per non parlare del personale non docente che non arrivano a mille euro al mese.

E’ ovviamente una provocazione ma se tutti noi prof smettessimo di collaborare rifiutando incarichi e nomine, facendo esclusivamente il nostro vero mestiere… cioè insegnare? Avremmo raggiunto un altissimo grado di coscienza critica e responsabile contro una legge 107 che andrebbe abrogata, perché sta mettendo gli uni contro gli altri per un sacchettino di monetine da un centesimo.

Purtroppo ci sono colleghi che lavorano “a strascico ” la pesca vietata…” accumulando incarichi invece di stare in classe e spiegare e valutare.

Il comparto scuola, per colpa dei tagli e delle scelte liberiste dei governi di centro destra e centro sinistra, per il mancato rinnovo dei contratti e per non aver abrogato il DM 29/1993 (gli aumenti salariali non devono superare l’inflazione programmata) è stato truffato non da un ladro ma dal proprio Stato!

Si truffato! Perché nell’arco di dieci anni un insegnante ha perso mediamente tra i 15 e 18 mila euro e il personale non docente (Ata) mediamente 11mila euro.

Sono i soldi che i lavoratori hanno perso per le parole & promesse & cazzate dei politici, per non aver firmato i rinnovi dei contratti di lavoro negli ultimi dieci anni.

L’Unicobas chiede da anni (è stato presentato un disegno di legge dall’Italia dei Valori nel 2011 e il testo è stato riproposto anche al M5S) l’uscita dell’intero comparto scuola dal pubblico impiego (ponendolo fuori dal campo di applicazione del decreto legislativo n. 165 del 2001), il recupero degli automatismi salariali biennali d’anzianità come dato di garanzia sull’esperienza (sulla scorta di quanto avviene nella Repubblica federale elvetica, ove gli automatismi salariali d’anzianità sono addirittura annuali e tale trattamento è riservato solo agli insegnanti) e del ruolo come elemento di protezione e affermazione della libertà d’insegnamento, nonché della specificità professionale della funzione docente; il conseguente ritorno ad un contratto di natura non privatistica, specifico per l’intero comparto scuola (docenti e personale ATA), ristabilendo la possibilità di una vera rivalutazione (ad esempio tramite l’incremento dell’indennità di funzione docente) dello stipendio base degli insegnanti, altrimenti inchiodato, per legge, alle stime inflative dell’ISTAT e all’inflazione programmata dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il perverso meccanismo disposto dal decreto legislativo n. 165 del 2001 rende altrimenti impossibile anche il solo avvicinamento alla media retributiva europea, rispetto alla quale, tenuto conto del costo della vita, i docenti italiani si collocano ormai all’ultimo posto;

Gli insegnanti non sono gli schiavi da tenere nel recinto ma gli intellettuali di questa nazione ed esigono RISPETTO per la loro professione altamente specializzata!

Un governo che non investe nell’istruzione dei propri cittadini diventa reazionario e pericoloso.

Ultimamente più si incide con la comunicazione, spiegando il motivo del fallimento della Legge 107 (la buona scuola di Renzi) e dell’inesistente lotta da parte dei sindacati confederali, più aumenta la campagna denigratoria contro il sottoscritto e verso il sindacato Unicobas.

I miei studenti hanno incollato un foglio di carta, sul muro della loro classe, con scritto: ” E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva” (Robin Williams – L’attimo fuggente)

Questa frase la dedico a tutti gli insegnanti e al personale non docente “dormienti” e poco interessati alle normative scolastiche, che non partecipano alle assemblee sindacali ma che si svegliano solo davanti alla macchinetta del caffè per lamentarsi di una supplenza o per domandare alle RSU quanto ha preso il collega dal fondo d’istituto o dal fondo premiale.

Il dott. Ferdinando Imposimato ha dichiarato recentemente: “La disobbedienza civile è necessaria contro una riforma scolastica devastante”.

Lo sciopero generale di venerdì 10 novembre è stato indetto da Cobas, Unicobas e Usb per protestare contro il “Sistema”.

Un sistema che vuole distruggere la scuola pubblica laica statale, trascinare i lavoratori nella povertà. Mantenere i giovani nell’ignoranza e senza lavoro per poterli condizionare nelle scelte governative pericolose. Mandare i lavoratori in pensione a 70 anni dopo aver versato più di 40 anni di contributi.

Lo sciopero riveste un’importanza senza precedenti.

Scendiamo in piazza insieme e gridiamo il nostro dissenso, la nostra disobbedienza civile contro chi è al governo e da anni sta offrendo solo elemosine e oboli al popolo italiano, cancellandogli anche la dignità!

*Unicobas Scuola & Università

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