Contratto scuola, il rinnovo è in salita: risorse per 105 euro lordi di aumento. Sindacati chiedono interventi anche su carichi di lavoro, organici e formazione

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L’atto di indirizzo è stato svelato. Le parti di cui è composto sono state illustrate. Ma la sostanza in realtà la si conosce da tempo: con il nuovo contratto scuola non bisogna aspettarsi aumenti stipendiali consistenti.

Nella giornata del 1° febbraio, infatti, le organizzazioni sindacali hanno incontrato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per l’atto di indirizzo propedeutico al rinnovo contrattuale. Punti di riferimento del documento, spiega il Ministero dell’Istruzione, che sta alla base del rinnovo contrattuale, come previsto dal decreto legislativo 165 del 2001 (Testo Unico sul pubblico impiego), sono il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Patto per la scuola, l’atto di indirizzo quadro per i rinnovi contrattuali delle pubbliche amministrazioni per il triennio 2019-2021.

Il vero problema però è rappresentato dalla risorse a disposizione: pur concentrandosi prevalentemente sulle misure non riguardanti gli aumenti salariali, nel corso dell’incontro si è accennato il tema dell’investimento economico per aumentare gli stipendi.

L’atto di indirizzo è aperto e flessibile ma mancano i presupposti. Ovvero, mancano le risorse”, ha detto ad Orizzonte Scuola Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.

Occorre un vero e proprio cambio di passo col riconoscimento del ruolo decisivo svolto dal personale scolastico per la qualità di un processo educativo da sostenere anche attraverso il pieno coinvolgimento dell’intera comunità scolastica e promuovendo concrete misure di valorizzazione delle professionalità“, dice Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola.

E di fatto le cifre non ancora palesate dal Ministero già si conoscono, cifra più, cifra meno:  ci sarebbero attualmente 87 euro lordi compresi di elemento perequativo da 11,5 euro medi. Con l’aggiunta dei fondi della Legge di Bilancio si salirebbe a 100-105 euro lordi mensili.

Inoltre, con i 200 milioni di euro una tantum per il 2022, l’asticella degli aumenti medi lordi mensili sarebbe di 120-125, poi dal 2023 si arriverebbe a 100-105.

Si tratterebbe, se così fosse, di una cifra, superiore rispetto all’ultimo CCLN 2016-2018, firmato dall’allora ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

Ma è magra consolazione per i sindacati: “Attualmente parliamo di un aumento intorno al 4% che, non solo non basta a colmare il divario con il resto dei dipendenti del pubblico impiego, ma che tra un annoavverte Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Fgu-Gilda degli Insegnanti – sarà già del tutto eroso dall’inflazione prevista al 5%”.

La media delle ore di servizio effettivo prestato dagli insegnanti è di 36 – spiega il coordinatore nazionale della Fgu-Gilda citando la recente indagine condotta dall’Osservatorio sui conti pubblici – e la maggior parte di queste ore non viene retribuita, perché i pagamenti ricevuti dagli insegnanti attingendo al modestissimo fondo delle scuole sono spesso forfettari. Ciò significa che molti lavorano per cifre di 3/4 euro l’ora. A ciò si aggiunge il disagio enorme provocato dall’orario di lavoro che non è continuativo ma sottoposto a un continuo spezzettamento”.

Elvira Serafini, segretaria dello Snals Confsal, ha anche richiamatol’attenzione sulla necessità di potenziare gli organici, in relazione all’annosa questione del sovraffollamento delle classi. Il rafforzamento delle infrastrutture previsto dal PNRR non è sufficiente da solo a portare a una risoluzione del problema, senza intervenire sul personale“.

Marcello Pacifico, presidente Anief, nel corso di un’intervista a Orizzonte Scuola ha “evidenziato la necessità di non aggiungere ore di lavoro al personale per la formazione. La formazione deve essere retribuita e garantita a tutto il personale, anche ai precari. Per questo la carta docente deve essere estesa ai supplenti e al personale amministrativo. Devono anche essere retribuiti i permessi per la formazione“.

Ho invitato il ministro a chiedere al Governo queste risorse perché preliminari per andare a vedere la parte economica: abbiamo la necessità di adeguare gli stipendi all’inflazione, di riconoscere l’anno 2013, riconoscere alcune specifiche indennità (di sede, rischio biologico, di incarico per i precari), di garantire la parità giuridica ed economica tra personale precario e di ruolo“, ha aggiunto Pacifico.

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