Contratto scuola. CUB: un atto di indirizzo che non lascia dubbi

di redazione
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CUB Piemonte – Come da consuetudine quando si apre una contrattazione il governo rende noto un suo atto di indirizzo nel quale definisce in termini generali la propria ipotesi contrattuale.

Si tratta di un documento a modo suo interessante che, per un verso, ricalca gli accordi precedenti fra governo e sindacati concertativi, in particolare per quel che riguarda le risorse previste per le retribuzioni del personale, per l’altro, su alcuni punti marginali se ne discosta, forse per permettere a CGIL CISL GILDA SNALS UIL di contrattare qualcosa.

Vediamo in estrema sintesi cosa qualifica la proposta governativa rispetto al contratto della scuola:
1) perché non restino dubbi sulla rilevanza e sul potere dei dirigenti della scuola nuovo modello gli incrementi retributivi medi previsti per i dirigenti sono di 10 volte superiori a quelli previsti per il resto del personale. 10000 euro medi annui contro circa 1000; è inoltre interessante notare che gli incrementi previsti – per il momento – per i dirigenti vanno in paga base, mentre per il resto del personale si prevede che vadano in parte significativa a finanziare il Fondo pensioni Espero (gestito da governo e sindacati istituzionali), le attività funzionali all’insegnamento e comunque voci non in paga base

2) per quanto riguarda il popolo basso dei lavoratori della scuola si afferma: “[…] la contrattazione, con riferimento alla parte economica, potrà prevedere l’allocazione delle risorse contrattuali secondo un criterio di tendenziale proporzionalità tra componenti stipendiali ed altre voci della retribuzione […]”. In concreto questo vuol dire che gli 85 euro mensili, non dimentichiamolo, medi lordi e a regime previsti per il contratto andranno solo in parte nello stipendio e quindi concorreranno a definire gli ulteriori contratti e la situazione pensionistica

3) si prevede di integrare il mansionario in modo da incrementare le differenziazioni di retribuzione a seconda delle attività svolte, in modo da creare – come se già non bastassero quelle attuali – ulteriori divisioni nella categoria. D’altro canto si valorizza, non è chiaro in che termini, la contrattazione di istituto che, visto l’impianto generale del contratto nazionale, non potrà che ridursi alla spartizione delle briciole.

In pratica quindi da una parte si accrescono in maniera esponenziale le differenze di retribuzione fra dirigenti e personale, dall’altra si sposta una parte dei già miserevoli aumenti sulla retribuzione accessoria, in modo da mettere le lavoratrici ed i lavoratori in concorrenza fra di loro, e sul fondo pensioni integrativo quando, a fronte dell’invecchiamento della categoria e delle conseguenti difficoltà, solo l’abrogazione totale della Legge Fornero sarebbe una soluzione adeguata.

Per la CUB Scuola Università Ricerca
Il Coordinatore Nazionale
Cosimo Scarinzi

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