Contratto, oggi sindacati all’Aran per no-stop che porterà alla firma. Ultimo appello Anief: fermatevi

di redazione
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Anief – Nel giorno in cui da parte dei sindacati Confederali si annuncia la disponibilità ad una no-stop per giungere alla sottoscrizione del nuovo contratto collettivo nazionale della Scuola, arriva l’alt del sindacato che diventerà rappresentativo alle prossime elezioni RSU di metà aprile: non ha senso firmare un accordo che sottrae soldi ai lavoratori del comparto e dà seguito a delle discutibili norme legislative della pubblica amministrazione che a questo punto verranno contestate nei tribunali.

Basta ricordare che ci si appresta ad approvare degli aumenti del 3.48%, a regime, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata.

Non convince la mobilità triennale e irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi. Sembra invece che le novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari, legati a dalle precise norme legislative, non vengano più presi in considerazione e forse rimandati alla prossima contrattazione nazionale. Nel contratto in arrivo, inoltre, risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie, ai fini degli scatti stipendiali, come se la Cassazione non fosse mai entrata nel merito disapplicando l’illegittima discriminazione e assegnando anche cospicui risarcimenti ai danneggiati.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “quello che si sta sottoscrivendo è un contratto di basso profilo. Basti pensare che lo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale avrebbe portato degli aumenti superiori a quelli concordati. E poi non ci risulta che in tema di precariato e ricostruzione di carriera ci si adegui alla giurisprudenza comunitaria né che sul potenziamento si sia fatta chiarezza. Si è riusciti nell’impresa di chiudere un contratto che non rispetta nemmeno per intero le condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016”.

Gli incrementi stipendiali risultano tre volte sotto l’inflazione: si tratta di soli 40 euro netti medi da assegnare forse ad aprile 2018, con arretrati del biennio 2016/2017 davvero miserevoli: anziché assegnare in media 2.700 euro, a docenti e Ata, a seconda dell’anzianità di servizio e della fascia retributiva, andranno dai 370 euro ai 712 euro. La trasformazione del bonus “merito” pari a circa 200 milioni di euro annui, introdotto dalla Buona scuola (Legge 107/2015), in osservanza anche della riforma Brunetta (d.lgs. 150/09), porterà aumenti solo ai migliori e non ha nulla a che vedere con gli aumenti contrattuali da disporre per legge a tutti, in virtù del decadimento progressivo degli stipendi che risultano clamorosamente tra i più bassi dell’area Ocse.

Tutti coloro che intendono opporsi a questo contratto indegno possono consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali: la prima sulla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, la seconda di effettivo incremento. Con lo steso ricorso, inoltre, il sindacato intende far recuperare 2.654 euro di arretrati a lavoratore, incrementati dei primi due mesi del 2018 indebitamente sottratti, e a partire da settembre 2015, come ha confermato due anni fa la Consulta.

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