Nuovo contratto non migliora condizione dei precari. Anief: i Giudici continuano però a condannare il Miur ai risarcimenti

di redazione
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Anief – La pre-intesa sul nuovo contratto collettivo nazionale della scuola, sottoscritta qualche giorno fa all’Aran, non contiene alcun miglioramento sulla condizione vessatoria cui sono sottoposti i lavoratori precari in Italia.

I sindacati Confederali e l’amministrazione scolastica continuano ad eludere la giurisprudenza sui contratti a termine, negando la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo prevista anche dalla Cassazione, il riconoscimento per intero del servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera e nelle graduatorie interne d’istituto.

Nel nuovo contratto di categoria, si ignorano, in sostanza, tutte le sentenze e decisioni che nell’ultimo decennio hanno prodotto i tribunali nazionali ed europei. E si dimentica di adeguare le norme sul personale precario, docenti e Ata, nonostante il Governo italiano abbia dato ampia rassicurazioni al Consiglio d’Europa in risposta al reclamo collettivo n. 146/17 presentato da Anief. La mancata risposta sul piano normativo, pertanto, produrrà inevitabilmente nuove condanne delle istituzioni europee e dei tribunali del lavoro italiani.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “se ancora il CCNL 2006/09 poteva discriminare i precari perché coloro che l’avevano firmato, evidentemente, non ritenevano applicabile al precariato scolastico la direttiva UE n. 70/99 sui contratti a termine e il principio di non discriminazione sotteso, dopo le sentenze degli ultimi anni tutti si aspettavano un cambiamento di rotta: invece, le sentenze della Corte di giustizia europea, a partire della storica Mascolo del 26 novembre 2014, della Corte costituzionale, nonché delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (ex plurimis n. 22552 del 7 novembre 2016) sono passate in sordina”.

“Anziché vedere inserito, oltre che nelle aule di tribunale, anche nel nuovo CCNL 2016/2018 il pieno riconoscimento dei diritti dei precari della scuola italiana e il rispetto della norma comunitaria – ricorda il sindacalista autonomo –, in concreto ci ritroviamo solo con le recenti flebili osservazioni dello Stato italiano sul reclamo collettivo presentato da Anief, risalenti al 7 gennaio scorso, che predispongono l’Italia ad un’altra sempre più probabile condanna per abuso di precariato”.

“Ecco perché – continua Pacifico – i sindacati firmatari FLC-CGIL, CISL e UIL, d’accordo con l’Aran, nell’intesa raggiunta il 9 febbraio scorso sul rinnovo del contratto, ci sorprendono nel lasciare tutto come prima. Con un rinvio aleatorio ad una normativa che è stata dichiarata illegittima e incostituzionale. La domanda da fare, a questo punto, allora è: perché è stato firmato qualcosa di ingiusto, già condannato in partenza ad essere disapplicato dai giudici del lavoro e denunciato dallo stesso Consiglio d’Europa? Forse la risposta la daranno tutti quei docenti e Ata precari e di ruolo, in occasione delle elezioni RSU (in programma dal 17 al 19 aprile prossimi), quando si ricorderanno di chi li ha costretti per l’ennesima volta a ricorrere in tribunale, mentre mai come in questa occasione li avrebbero potuti tutelare nei tavoli contrattuali forti di una serie di sentenze che – conclude il leader dell’Anief – fanno oramai giurisprudenza”.

Nel frattempo, il Miur continua ad essere condannato a risarcire ogni dipendente con decine di migliaia di euro, anche per l’assegnazione degli scatti di anzianità ai precari ed Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

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