Questo contratto non ha aumentato rispetto e riconoscimento per gli insegnanti. Lettera

di redazione
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Prof. Alessandro Giudice – Una mia collega che collabora con un sindacato mi ha inviato ieri un file con le novità del nostro CCNL. L’ho ringraziata per averlo mandato anche a me fra altre persone, e le ho detto che comunque per me non è necessario aprire quel file, trattandosi, appunto, del contratto appena firmato dai sindacati del potere ((doppia parentesi – non importa se altri sindacati non hanno firmato:

Squealer  rimane  Squealer,  chi frequenta la letteratura  sa di cosa sto parlando, e ormai un sindacato sarà un vero sindacato soltanto quando organizzerà NON più il solito sciopero inutile a spese della giornata di paga del lavoratore bensì una paralisi del settore fino a rischiare, sindacalisti e insegnanti INSIEME, l’interdizione o la galera in massa – immaginiamo un po’)).

È l’offensivo “aumento” men che miserabile, annunciato su uno stipendio inadeguato, attribuito agli educatori di una nazione,  apostrofati  ossessivamente come se fossero fannulloni.  Anche il Papa condanna il trattamento iniquo che lo stato italiano riserva ai docenti.

Altro che rispetto e riconoscimento per gli insegnanti!  Altro che giusta retribuzione per il nostro mestiere come in Francia o Germania!  Dire che è una vergogna è roba inflazionata. Dire che è l’ennesimo sputo morale statale italiano in faccia ai docenti rende l’idea già più efficacemente.  E magari, sembra incredibile, però invece alcuni insegnanti saranno perfino contenti, anche perché purtroppo molta gente ingoia surrogati e letame come fossero roba buona, “grazie” ai media.  Io mi scanso da tale sputo a distanze  siderali,  e mi dissocio assolutamente: per me il governo italiano può tenersi tale “aumento”.

Il destino dei torturatori e dei corrotti e quello degli ambigui al ribasso  (ch’essi abbiano tutti agito in vita per 50 o 100 anni non potrà fare molta differenza logicamente per costoro al momento della fine di ciascuno di loro)  si scoprirà nel cosiddetto giorno del giudizio, per chi  crede (ed io ci credo eccome) che non sia soltanto una consolazione da perdenti: si tratterà di una spartizione di competenze. Però, nel frattempo qui ogni schiavo dovrebbe cercare di spezzare le catene qualche volta, anche a rischio della propria vita, e tutelare legittimamente la propria dignità a modo proprio, se sente di averla e se  sente che essa rischia di essere calpestata.

Posso dirlo con almeno un po’ di autorevolezza, visto che io ho iniziato ad insegnare nella scuola italiana nel 1989 cioè quasi trent’anni fa. Dovrei forse augurarmi che per me ci sia una prossima “volta” su questa terra, e in quel caso lottare come altri per “emergere” e far parte così dei gestori della comunità diventando un politico o un magistrato o un banchiere o un massone o un mafioso o un petroliere o un generale o un satellite di costoro, o nascere nelle loro famiglie oppure nobile? O fare il sindacalista part-time o full-time? O il dirigente scolastico? No, grazie. I buoni profeti erano insegnanti, non erano sindacalisti o dirigenti, né volevano esserlo.

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