Contratto ed aumenti stipendiali. Anief ribadisce il suo no: anche con i 35 euro in più del merito il divario è troppo ampio

di redazione
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Anief – Mancano gli ultimi dettagli, ma ormai i sindacati rappresentativi e il governo sembrano aver trovato la quadra sul rinnovo del contratto della scuola. Anche le confederazioni spingono in questa direzione, confermate dalle dichiarazioni concilianti rilasciate, a turno, dai segretari generali.

Secondo gli addetti ai lavori, si potrebbe arrivare ad una chiusura già entro questa settimana, “con delle novità importanti – scrive Orizzonte Scuola – per quanto riguarda gli stipendi. La novità più importante potrebbe arrivare sugli aumenti stipendiali. Viene confermato il monte di 85 euro di media a docente cui si potrebbero aggiungere anche i 200 milioni per la valutazione dei docenti”.

Ad oggi, risultano “due le strade percorribili: i soldi andranno in contrattazione d’istituto, quindi i criteri per premiare i migliori non saranno più decisi dal comitato di valutazione, ma dalla contrattazione tra RSU e dirigente; potrebbero andare direttamente nello stipendio dei docenti, a pioggia. Quindi nessuna valutazione e nessuna premialità per mano dei dirigenti scolastici”.

Comunque vada, per il personale della scuola questo contratto non può essere considerato soddisfacente: gli strombazzati aumenti rimangono tre volte sotto l’inflazione, pari ad appena 40 euro netti medi da assegnare non prima di marzo 2018 e gli arretrati risultano inconsistenti, perché anziché assegnare per il biennio 2016/2017 quasi 2.700 euro arriveranno appena dai 370 euro della fascia retributiva più bassa ai 712 di quella più alta. E non cambia le cose neanche la distribuzione di ulteriori 35 euro a ogni docente del merito, peraltro vincolati da legge: perché il bonus “merito”, introdotto dalla Buona scuola (Legge 107/2015), per 200 milioni di euro, in osservanza anche della riforma Brunetta (d.lgs. 150/09), porterà aumenti solo ai migliori e non ha nulla a che vedere con gli aumenti contrattuali da disporre per legge a tutti, in virtù del decadimento progressivo delle buste paga.

“Il problema – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è che si sta riuscendo nell’impresa di approvare un contratto collettivo nazionale che sulla base delle condizioni previste dall’accordo del 30 novembre 2016, quindi con un incremento a regime pari al 3.48%, a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata, non arriva nemmeno a coprire i già modesti 85 euro lordi a lavoratori per tutti. Ecco perché il divario va assolutamente recuperato”.

Inoltre, appare pericolosa la mobilità triennale e irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi. Sembra invece che le novità su permessi, potenziamento e sanzioni disciplinari, legati a dalle precise norme legislative, non vengano più presi in considerazione e forse rimandati alla prossima contrattazione nazionale. Nel contratto in arrivo, inoltre, risulta presente alcun accenno alla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, su ricostruzione carriera e servizio nelle paritarie, in spregio alle sentenze della Cassazione che è entrata nel merito spiegando le necessità di disapplicare la prassi discriminante in atto da decenni e assegnando anche cospicui risarcimenti ai danneggiati. Per ora, l’unica apertura dell’amministrazione è sul dietro front a proposito delle ore di incarico e funzionali. E, francamente, è davvero poco.

“A queste condizioni – continua Marcello Pacifico – è decisamente meglio non firmare e puntare sullo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale. Ma visto che dall’alto le Confederazioni dicono che va tutto bene, senza spendere una parola sulla miseria degli aumenti che non coprono nemmeno la metà del costo della vita degli ultimi anni e sulle norme capestro, allora vorrà dire che la “palla” passerà anche stavolta ai tribunali. Il personale della scuola non merita questo trattamento”.

Tutti coloro che intendono opporsi a questo contratto indegno possono consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali: la prima sulla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, la seconda di effettivo incremento. Con lo steso ricorso, inoltre, il sindacato intende far recuperare 2.654 euro di arretrati a lavoratore, incrementati dei primi due mesi del 2018 indebitamente sottratti, e a partire da settembre 2015, come ha confermato due anni fa la Corte Costituzionale.

Per dire no a questo scenario, Anief ha organizzato scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere. Una data importante, su cui stanno confluendo anche altre associazioni e sindacati.

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