Contratto, Anief: nella migliore delle ipotesi altri 7 euro in più al mese rispetto alle cifre previste

di redazione
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comunicato Anief – “Firmando un contratto di bassissimo profilo, oggi i sindacati rappresentativi della scuola avranno fatto il gioco dell’Aran ed ancora una volta calpestato i diritti di 1 milione e 200 mila lavoratori che avrebbero dovuto tutelare”. A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel giorno che tutti i docenti e Ata aspettavano da nove anni, ma che si rivelerà una delusione totale: oggi, infatti, è previsto un incontro no-stop all’ARAN sul contratto scuola, durante il quale l’amministrazione presenterà un testo rinnovato.

La maggior parte dei punti criticati dai sindacati – dall’aumento dell’orario di lavoro, alla formazione obbligatoria – saranno modificati, riferisce Orizzonte Scuola. Inoltre, sarebbe al vaglio una “manovra perequativa” che porterebbe ad allineare gli aumenti stipendiali al resto del comparto della Pubblica Amministrazione. Infatti, l’aumento reale al comparto ammonterebbe a soli 76 euro lordi, pari ad un aumento medio del 3,48%, quindi ancora distanti dagli 85 euro stabiliti a seguito dell’accordo con la Funzione Pubblica del 30 novembre 2016. Il problema si è venuto a determinare perché gli stipendi medi di chi opera nella scuola pubblica sono inferiori rispetto agli altri, tanto da  risultare clamorosamente tra i più bassi dell’area Ocse.

“In sede di contrattazione – anticipa sempre la rivista specializzata – i sindacati avrebbero ottenuto una quota perequativa tra i 10 e i 15 euro, da erogare tra marzo ed aprile e fino a fine anno. In questo modo si garantirà un aumento lordo di 85 euro, come da accordo del 30 novembre. Nel complesso gli arretrati che i docenti potrebbero percepire una tantum ammonteranno ad una cifra tra i 500 e i 600 euro” pure lordi: una cifra decisamente inferiore ai 2.700 euro che il personale avrebbe dovuto in media percepire per il mancato rinnovo nel biennio 2016-2017.

Ma la vera “chicca” su cui stanno lavorando i sindacati rappresentativi e l’Aran è un’altra: si tratta “dei 200 milioni di euro previsti dalla Buona scuola e orientati alla valutazione e premialità dei docenti. Tra le possibilità al vaglio, quella di far confluire questi fondi direttamente negli stipendi dei docenti, a pioggia, o di trasferirli alla contrattazione, in modo da decidere in accordo con i sindacati quali criteri per premiare gli insegnanti”.

“Anche questa ipotesi – spiega il presidente nazionale Anief – si tradurrebbe nell’ennesima operazione da fumo negli occhi. Perché il merito professionale, in base al decreto legislativo Brunetta 150/2009 e alla Legge Madia 124/2015, non può essere assegnato a pioggia. Ora, ammesso che tale imperativo possa in qualche modo essere superato, si tratterebbe comunque di una ‘vittoria di Pirro’: perché i 200 milioni euro annui del merito da assegnare a tutto il personale fanno in media 160 euro lordo Stato a dipendente. Ma applicando una tassazione media del 35% si arriverebbe ad assegnare appena 100 euro netti a dipendente scolastico, ovvero poco più di 7 euro al mese rispetto alle cifre precedenti”.

“Il bello è che al termine della no-stop odierna che porterà al rinnovo – prosegue Pacifico –, i rappresentanti sindacali che hanno condotto la trattativa ci diranno pure che si tratta di un’eccezione adottata per la scuola, proprio per fronteggiare il problema stipendiale. Peccato che si tratta di spiccioli, visto che per coprire gli 11 punti percentuali di aumento del costo della vita certificata occorre recuperare almeno 270 euro, dovuti alla mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale, ovvero tre volte i 92 euro medi su cui si stanno per accordare. È il motivo per cui noi continuiamo a chiedere al personale della scuola di inviare agli organi competenti un modello di diffida e di seguire la strada del tribunale”.

“Come se non bastasse, il rinnovo del contratto non porterà buone nuove sul fronte normativo: si sta infatti sottoscrivendo una mobilità triennale, irrispettosa dell’attribuzione annuale degli incarichi, che per molti docenti e Ata potrebbe rivelarsi una trappola. Come continuano a mancare all’appello le richieste di maggiore chiarezza sul ‘potenziamento’. Oltre che sulla parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, sulla ricostruzione carriera e sul servizio svolto nelle paritarie, ai fini degli scatti stipendiali. Ignorando così sia la Corte di Cassazione che ha disapplicato l’illegittima discriminazione e accordato cospicui risarcimenti ai danneggiati, sia le indicazioni della giurisprudenza comunitaria”.

8 febbraio 2018

Ufficio Stampa Anief

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